Verona si conferma protagonista assoluta dell’export agroalimentare italiano, consolidando il primato sul territorio nazionale e mantenendo un ruolo di riferimento per l’intero Veneto. Lo evidenzia il 2° Report “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre e presentato alla Camera di Commercio.
Nel 2024 le esportazioni scaligere hanno toccato quota 4,57 miliardi di euro, pari al 7% del totale nazionale e al 46% di quello veneto. Un risultato che segna un incremento del 7,4% rispetto all’anno precedente, superiore al ritmo di crescita della provincia di Cuneo (+5,6%), che resta dietro con 4,41 miliardi. La leadership veronese si consolida così in un contesto competitivo, con il vino come vero motore del comparto.
Il vino da solo ha sfiorato 1,3 miliardi di esportazioni, confermandosi la punta di diamante dell’agroalimentare veronese. Altri settori in crescita sono il lattiero-caseario (+7,7%), mentre cereali (-33,4%) e carni (-1,6%) hanno registrato una flessione significativa. In parallelo, Verona mantiene il primato in Veneto per valore aggiunto agricolo, con 1,3 miliardi di euro, pari al 30% del dato regionale, e si posiziona al secondo posto in Italia dietro Bolzano.
Per quanto riguarda i mercati di destinazione, la Germania resta il principale acquirente con il 27% dell’export, seguita da Francia e Regno Unito. Gli Stati Uniti pesano meno del 5%, circostanza che ha ridotto l’impatto delle tensioni commerciali generate dalle politiche di Donald Trump.
Sul fronte dei costi, il 2024 ha segnato un leggero calo nelle spese di produzione, ma i prezzi di energia e fertilizzanti si mantengono ancora ben superiori ai livelli pre-pandemia. Gas ed elettricità risultano più che raddoppiati rispetto al 2019. “Occorre sganciare il prezzo dell’energia da quello del gas – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni – per dare più spazio alle rinnovabili e garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole”.
Le prospettive per il 2025 delineano una crescita del Pil agricolo veronese dell’1,2%, dato superiore alla media nazionale. Tuttavia, restano incognite importanti: i costi energetici ancora elevati, i tassi di finanziamento che limitano gli investimenti e la necessità di strategie innovative per sostenere produttività e competitività.
Verona si prepara dunque ad affrontare il futuro con un mix di ottimismo e prudenza, puntando a rafforzare la propria leadership grazie al traino del vino e alla capacità del comparto agroalimentare di adattarsi alle sfide globali.
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