Cittadinanza, domande in caduta libera nel Veronese dopo la stretta del Governo

Le nuove regole introdotte nel 2025 e i costi aggiuntivi scoraggiano le domande: nel Veronese si registra un netto calo, con punte dell’80% in alcuni Comuni

Soave

Nel Veronese si assiste a un calo netto delle richieste di cittadinanza italiana per discendenza, dopo l’introduzione di nuove norme restrittive e contributi economici obbligatori per la gestione delle pratiche. Una dinamica che ha trovato conferma nei dati forniti dai sindaci di diversi Comuni della provincia, dove le domande presentate da cittadini stranieri, in larga parte brasiliani con origini italiane, si sono drasticamente ridotte negli ultimi mesi.

L’inversione di tendenza era iniziata già nel 2023 a Soave, Comune apripista nella regolamentazione del fenomeno. Il sindaco Matteo Pressi aveva approvato una delibera per introdurre una tariffa per la ricostruzione delle genealogie, con costi oscillanti tra i 500 e i 2.000 euro. L’obiettivo era duplice: ridurre il carico sugli uffici anagrafici comunali e filtrare le richieste, favorendo solo chi fosse realmente motivato a ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana. Una strategia che si è dimostrata efficace e che, con l’introduzione della stretta governativa nella primavera 2025, è stata replicata da altri Comuni del territorio.

A livello nazionale, le nuove disposizioni approvate dal Parlamento stabiliscono che la cittadinanza iure sanguinis sarà riconosciuta solo ai discendenti entro la seconda generazione: cioè, chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia. Inoltre, è stato introdotto un contributo fisso di 600 euro per ciascuna pratica di ricerca genealogica, da versare al Comune.

Nel concreto, ciò significa che solo i figli o i nipoti di cittadini italiani potranno beneficiare del diritto alla cittadinanza automatica, a condizione che siano nati in Italia o che uno dei genitori abbia risieduto nel Paese per almeno due anni consecutivi prima della nascita del figlio.

Nel resto della provincia di Verona, i dati confermano un crollo delle richieste. A Terrazzo, il sindaco Enrico Visentin ha segnalato una drastica riduzione delle domande provenienti dai Tribunali e l’azzeramento delle ricerche storiche negli archivi comunali. Anche a Isola Rizza, Vittoria Calò ha evidenziato un netto calo delle richieste da parte di oriundi, pur continuando a ricevere atti da trascrivere: sono circa 50 le pratiche attualmente in sospeso.

Ad Angiari, Fabrizio Bissoli ha confermato la diminuzione, in seguito all’adozione di una tariffa per i diritti di segreteria. «Nel 2023 abbiamo registrato 84 acquisizioni di cittadinanza, quest’anno, fino ad oggi, solo 10», ha dichiarato. A Roverchiara, uno dei Comuni con la più alta incidenza di brasiliani di origine italiana, Loreta Isolani ha parlato sì di un calo delle richieste, ma non ancora di un crollo: «Abbiamo ancora molte pratiche in sospeso e ci vorranno anni per smaltirle», ha sottolineato.

Il nodo resta la sostenibilità amministrativa. Come spiega lo stesso Pressi, «la scelta di richiedere un contributo economico per ogni pratica ha dimostrato di essere efficace per alleggerire il carico degli uffici comunali e dare priorità a chi è realmente interessato». L’esperienza di Soave è diventata così un modello replicato su scala provinciale, soprattutto dopo l’approvazione della nuova legge nazionale.

Nel frattempo, la Corte Costituzionale ha stabilito di non poter intervenire sulla normativa vigente, confermando che la disciplina in materia di cittadinanza è competenza esclusiva del legislatore. Nonostante le contestazioni avanzate da vari Tribunali (tra cui Bologna, Roma, Milano e Firenze), che avevano sollevato dubbi sulla legittimità della norma, la Consulta ha ribadito la validità dell’articolo 1 della Legge 91/1992.

La stretta normativa e le tariffe comunali hanno avuto l’effetto desiderato: contenere l’afflusso di richieste che negli ultimi anni aveva raggiunto numeri ingenti, soprattutto da parte di cittadini brasiliani con origini italiane. Ora, nei Comuni veronesi, le pratiche sono diminuite sensibilmente, rendendo più gestibile il lavoro degli uffici pubblici e delimitando con maggiore precisione chi ha effettivamente diritto alla cittadinanza italiana per discendenza.

Redazione

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