Telemarketing fuori controllo: 2.250 veronesi disturbati ogni minuto, ecco come difendersi

Oltre 1,6 milioni di chiamate commerciali al giorno nella provincia di Verona: tra spoofing, truffe e voci registrate, cresce l’allarme. Registri inefficaci e normativa da rivedere

Ogni minuto, 2.250 cittadini veronesi ricevono una chiamata da un call center. Un dato impressionante che emerge da un’analisi condotta da Adico, associazione per la tutela dei consumatori, a partire da un sondaggio su scala locale. Il fenomeno ha assunto proporzioni incontrollabili, con una media di 1,6 milioni di chiamate giornaliere nella sola provincia.

Le chiamate avvengono in ogni fascia oraria, perfino durante pranzi, visite mediche o riunioni di lavoro. Ma non si tratta solo di proposte commerciali insistenti: sempre più spesso le conversazioni nascondono vere e proprie truffe, con tecniche sofisticate pensate per confondere, ingannare e carpire informazioni personali.

Tra le più diffuse, spicca il cosiddetto “spoofing”, che camuffa il numero chiamante, facendo sembrare che la telefonata provenga da un soggetto noto o affidabile: un operatore telefonico, la banca, l’azienda per cui si lavora, perfino le forze dell’ordine. In realtà si tratta di numeri fittizi, che risultano inesistenti se richiamati.

Altra tecnica ricorrente sono le “chiamate silenziose”, che servono a verificare se un numero è attivo e a profilare la voce del destinatario, per valutare età e vulnerabilità. Questi dati vengono poi usati per campagne future o addirittura venduti. Il bersaglio preferito? Anziani e giovanissimi, facilmente manipolabili con frasi ambigue come «Si ricorda di me?».

Le offerte si sono diversificate: non solo energia e telefonia, ma anche filtri per l’acqua, investimenti-truffa, falsi colloqui di lavoro, cure dentistiche all’estero e piattaforme di trading che millantano legami con Amazon. Dietro queste chiamate si nascondono meccanismi di raccolta dati molto efficaci, basati anche su software capaci di raccogliere numeri da siti web e piattaforme pubbliche.

Molti utenti finiscono nei database del telemarketing dopo aver accettato, spesso inconsapevolmente, condizioni d’uso di servizi gratuiti, app o concorsi online. Esistono aziende specializzate nella vendita di elenchi telefonici profilati, con prezzi che variano da 10 a 30 centesimi a contatto.

Il Registro delle Opposizioni, rilanciato nel 2022 per permettere agli utenti di bloccare le chiamate indesiderate, non ha dato i risultati sperati. Benché oggi conti 30 milioni di iscritti, resta inefficace contro i call center esteri o quelli che aggirano la normativa usando numeri mobili italiani. Anche le nuove disposizioni Arera sul “telemarketing aggressivo” non hanno cambiato lo scenario, limitandosi a ribadire principi già noti.

Una proposta parlamentare, bocciata inspiegabilmente alla Camera, prevedeva due misure considerate fondamentali:

  • l’obbligo per i gestori telefonici di assegnare prefissi specifici e riconoscibili ai numeri di telemarketing;

  • la possibilità per l’utente di vedere sul display la natura della chiamata, distinguendo facilmente le telefonate commerciali.

Secondo Carlo Garofolini, presidente di Adico, si tratta di strumenti che avrebbero ridotto notevolmente il problema, soprattutto per le fasce più vulnerabili. «I più esposti sono gli anziani, che rispondono sempre pensando a un familiare o al medico», spiega.

L’Agicom sta valutando nuove regole per imporre agli operatori telefonici di bloccare le chiamate sospette provenienti dall’estero, specialmente dall’Europa dell’Est e dal Nord Africa, ma non sarà una soluzione immediata.

Nel frattempo, la difesa passa da comportamenti consapevoli:

  • Usare numeri temporanei per iscrizioni online;

  • Creare e-mail dedicate solo a ricevere offerte;

  • Non fornire mai dati personali via telefono, soprattutto se si è contattati da numeri sconosciuti;

  • Verificare sempre l’identità del chiamante;

  • Segnalare i numeri sospetti alle autorità e alle associazioni dei consumatori.

Redazione

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