Il sistema di assistenza familiare nella provincia di Verona è sempre più in affanno. A fronte di una popolazione anziana in costante crescita, il numero di badanti è in calo e l’età media delle lavoratrici impiegate in questo settore si alza sensibilmente. Una tendenza che preoccupa sindacati e famiglie, alle prese con una crisi silenziosa ma strutturale.
Secondo i dati elaborati dallo Spi Cgil di Verona, tra il 2021 e il 2024 si è registrato un calo di oltre 1.000 unità tra le assistenti familiari regolarmente censite, passate da quasi 8.000 a meno di 7.000. Nello stesso periodo, il numero di anziani non autosufficienti è cresciuto fino a stimare una platea potenziale di almeno 60.000 persone. I numeri, quindi, non coincidono: ai 6.978 lavoratori regolari si aggiungono 5.700 posti nelle Rsa e circa 2.000 assistenze domiciliari. E tutti gli altri?
Il lavoro nero è una realtà diffusa, alimentata dall’assenza di tutele adeguate e da una domanda di assistenza che supera l’offerta disponibile. Il tasso di irregolarità nel lavoro domestico in Italia, secondo l’ultima rilevazione Istat (2022), raggiunge il 47,1%, contro una media nazionale del 9,7%. Durante il lockdown, molte famiglie furono costrette a regolarizzare colf e badanti, ma quel picco si è dissolto con il ritorno alla normalità. Il risultato è un sistema frammentato, poco controllato e vulnerabile allo sfruttamento.
Un altro dato allarmante riguarda l’invecchiamento del personale impiegato nell’assistenza. Le badanti over 65 sono quasi sextuplicate in meno di dieci anni, passando da 155 nel 2015 a 954 nel 2024. Anche nella fascia 60-64 anni l’incremento è netto (da 573 a 1.248), così come tra le 55-59enni (da 1.045 a 1.405). Mancano le giovani, mancano soprattutto gli ingressi tra le nuove generazioni di lavoratrici straniere, tradizionalmente motore di questo comparto.
La mancanza di manodopera disponibile e adeguatamente formata ha ricadute pesanti sulle famiglie. In assenza di alternative, molte giovani donne tornano a svolgere lavori di cura non retribuiti, riportando dentro le mura domestiche un carico assistenziale che si pensava ormai superato. Un processo che, oltre a incidere sulla vita privata e lavorativa delle caregiver familiari, espone gli anziani a situazioni di assistenza non strutturata, a volte inadeguata.
Il sindacato solleva l’urgenza di un intervento strutturale sul sistema di assistenza domiciliare, che comprenda:
-
sostegni economici concreti per le famiglie;
-
incentivi fiscali adeguati, a partire da una revisione delle detrazioni in fase di dichiarazione dei redditi;
-
piano di rafforzamento dei servizi territoriali, oggi spesso disomogenei e carenti;
-
politiche di formazione e regolarizzazione del lavoro domestico.
Il quadro demografico non lascia spazio a rinvii: il bisogno di assistenza è destinato a crescere con forza nei prossimi anni, mentre i flussi migratori, da cui storicamente proviene la gran parte della manodopera, si stanno orientando altrove. Senza un intervento concreto e coordinato, il rischio è un progressivo collasso del sistema di cura informale, con ripercussioni sociali ed economiche gravi.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.