La tensione resta altissima tra i 157 dipendenti della Ammann di Bussolengo, in particolare dopo la mancata apertura al confronto da parte della direzione aziendale. La multinazionale svizzera, subentrata alla veronese SIM nel 2011, non ha ancora risposto alla convocazione dell’Unità di crisi regionale prevista per l’11 giugno, lasciando lavoratrici e lavoratori senza risposte concrete a più di un mese dall’inizio della vertenza.
Nella mattinata di oggi, i dipendenti sono scesi in presidio davanti alla sede di Confindustria Verona, per protestare contro la procedura di licenziamento collettivo avviata per 64 addetti alla produzione e al magazzino. Con loro, la Fiom-Cgil di Verona, che accusa l’associazione datoriale di connivenza con la linea oltranzista dell’azienda e chiede un intervento per favorire il dialogo tra le parti.
Un confronto negato: la rabbia dei lavoratori
Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale della Fiom Verona, la direzione di Ammann si è finora sottratta al confronto istituzionale, ignorando le richieste avanzate da sindacati e Regione Veneto per aprire un tavolo di discussione. Una decisione che alimenta sconcerto e preoccupazione tra i dipendenti, molti dei quali temono di perdere il lavoro senza alcuna alternativa o supporto concreto.
Il licenziamento dei 64 operai rappresenta un colpo durissimo per lo stabilimento di Bussolengo, che negli anni ha rappresentato un polo produttivo rilevante per il settore delle macchine per costruzioni stradali. Il rischio, secondo la Fiom, è quello di una progressiva dismissione delle attività locali, in favore di una delocalizzazione o di una ristrutturazione che non prevede un futuro per il personale attuale.
Le accuse alla direzione e a Confindustria
La protesta si concentra non solo sulla proprietà Ammann, ma anche su Confindustria Verona, accusata di non aver assunto una posizione attiva nel favorire una mediazione. Secondo il sindacato, l’associazione datoriale non avrebbe contrastato l’approccio intransigente della multinazionale, contribuendo di fatto a mantenere chiuso ogni spiraglio di trattativa.
“I lavoratori chiedono il ritiro immediato della procedura di licenziamento”, si legge nel comunicato diffuso dalla Fiom. “Il silenzio e l’inerzia di chi dovrebbe rappresentare gli interessi del territorio rischiano di peggiorare una crisi sociale già pesante”.
Appuntamento l’11 giugno: ultima chance per il dialogo?
Nel frattempo resta confermato l’incontro all’Unità di crisi della Regione Veneto, convocato per l’11 giugno. Sarà, di fatto, un banco di prova decisivo per capire se la proprietà intenderà finalmente partecipare a un confronto istituzionale o se la vertenza continuerà ad alimentare tensioni e mobilitazioni sul territorio.
Le sigle sindacali, in assenza di segnali positivi, non escludono ulteriori iniziative di protesta, sia a livello locale che nazionale, per difendere i posti di lavoro e richiamare l’attenzione sulle scelte industriali della multinazionale svizzera.
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