Il carcere di Montorio, a Verona, è uno degli istituti penitenziari italiani maggiormente colpiti dalla crisi del sistema carcerario nazionale. A denunciarlo è l’associazione Antigone, che nel suo 21° rapporto annuale — intitolato emblematicamente Senza Respiro — ha fornito una fotografia impietosa delle condizioni di detenzione in Italia. E per Verona, i numeri e le criticità riscontrate parlano chiaro: sovraffollamento grave, carenza di educatori e sei suicidi registrati, un dato tra i più alti nel Paese.
Un sistema “senza respiro”
«Siamo senza respiro!» è l’esordio dell’editoriale firmato da Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a sintetizzare la situazione drammatica rilevata in circa 100 istituti visitati in Italia. Celle affollate, operatori in affanno, tensioni alle stelle, condizioni igienico-sanitarie inadeguate: una crisi strutturale, non più episodica, che tocca anche Verona in modo diretto.
Sovraffollamento al 186% a Montorio
A livello nazionale, il tasso ufficiale di sovraffollamento è del 121,8%, ma quello reale supera il 133% se si considera l’inagibilità di circa 4.500 posti. Montorio supera entrambi i valori, con un tasso che arriva al 186%, collocandosi sopra carceri note per criticità storiche come Roma Regina Coeli, Napoli Poggioreale e Modena.
Le carceri più affollate d’Italia arrivano a picchi del 220%, ma Verona non è molto distante da quei numeri. Questo comporta non solo condizioni di vita disumane per i detenuti, ma anche una gestione più difficile per il personale, costretto a lavorare in condizioni di stress e inefficienza sistemica.
Educatori insufficienti, rapporto ingestibile
Il carcere veronese dispone di soli quattro educatori su cinque previsti, con un rapporto di 153,5 detenuti per educatore. Anche qualora l’organico fosse al completo, la pressione numerica renderebbe comunque inadeguato l’intervento educativo, fondamentale per il recupero e la prevenzione del disagio psichico tra i detenuti.
Antigone sottolinea come le attuali dotazioni organiche non siano più compatibili con i numeri reali: serve un ridimensionamento verso l’alto, che tenga conto della crescita costante della popolazione detenuta.
Sei suicidi in un anno: Verona maglia nera con Napoli
Ancora più inquietante è il dato dei suicidi. Tra il 2024 e il 2025, sei detenuti si sono tolti la vita nella casa circondariale di Verona, e altrettanti a Napoli Poggioreale. Nessun altro istituto ha registrato un numero così elevato di casi. Un dramma spesso legato alla solitudine, alla mancanza di supporto psicologico, al sovraffollamento e alla percezione di abbandono da parte dello Stato.
Le proposte di Antigone per invertire la rotta
Per fronteggiare l’emergenza, l’associazione propone tre interventi strutturali:
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Atto di clemenza generale per i circa 17.000 detenuti con un residuo pena inferiore ai due anni.
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Riunioni straordinarie dei consigli di disciplina per concedere misure alternative a chi ha pene brevi.
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Divieto di carcerazione, salvo casi gravi, in assenza di un posto regolamentare disponibile.
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