Chico Forti chiede la liberazione condizionale dopo 26 anni di carcere

L’ex produttore televisivo, condannato all’ergastolo per omicidio, ha presentato richiesta al Tribunale di Sorveglianza: comportamento esemplare e reinserimento i punti chiave

Chico Forti

Enrico “Chico” Forti ha chiesto ufficialmente la liberazione condizionale, dopo aver trascorso oltre 26 anni in carcere, di cui gli ultimi in Italia. La richiesta è stata avanzata il 17 settembre al Tribunale di Sorveglianza, facendo leva su quanto previsto dall’articolo 176 del codice penale, che consente questa misura dopo un quarto di secolo di pena scontata per i condannati all’ergastolo.

Arrivato nel carcere di Montorio nel maggio del 2023, Forti aveva già scontato 25 anni di detenzione negli Stati Uniti, presso il Dade Correctional Institution in Florida. La sua vicenda, da sempre circondata da grande attenzione mediatica, si era riaccesa al momento del rientro in Italia, avvenuto poco dopo la visita di papa Francesco ai detenuti della stessa struttura veronese.

Un detenuto modello secondo le relazioni carcerarie

Il comportamento tenuto da Forti durante l’intera detenzione, sia in America che in Italia, è stato definito ineccepibile. Secondo le autorità penitenziarie, si è distinto per il rispetto delle regole, la partecipazione alle attività rieducative e l’assenza di infrazioni. Ha frequentato corsi professionali, tra cui uno da pizzaiolo, e si è reso disponibile ad aiutare altri detenuti, conversando in inglese con chi voleva migliorare la lingua.

Ha inoltre usufruito regolarmente dei permessi premio per visitare la madre anziana, che vive a Trento e ha oggi 97 anni. È proprio la possibilità di starle vicino l’unica motivazione che Forti ha sempre dichiarato con fermezza, al di là della sovraesposizione mediatica che ha spesso accompagnato il suo caso.

Un ritorno tra le polemiche e l’interesse mediatico

Il rientro in Italia di Chico Forti è stato accompagnato da clamore e curiosità. Subito dopo l’arrivo, ricevette la visita di alcuni parlamentari e venne intervistato da Bruno Vespa all’interno della struttura carceraria. Un episodio che sollevò le critiche della Camera Penale, per la presunta spettacolarizzazione della detenzione.

A sollevare nuove polemiche fu poi il presunto contatto con un detenuto ritenuto vicino alla ’Ndrangheta, che avrebbe suggerito una strategia per “sistemare” due noti giornalisti, Selvaggia Lucarelli e Marco Travaglio. Tuttavia, la vicenda si concluse senza alcun risvolto giudiziario e Forti continuò a beneficiare dei suoi diritti carcerari senza limitazioni aggiuntive.

La decisione ora passa al Tribunale

Con oltre 26 anni già scontati e un percorso detentivo privo di episodi critici, la richiesta di liberazione condizionale appare fondata sul rispetto della normativa vigente e su elementi concreti di rieducazione. Tuttavia, sarà il Tribunale di Sorveglianza a valutare l’effettiva sussistenza dei requisiti, considerando anche l’impatto pubblico del caso.

Se approvata, la liberazione condizionale permetterebbe a Chico Forti di riacquistare la libertà residua sotto precise condizioni, senza che venga meno la condanna originaria. Il passo segnerebbe un punto di svolta in una vicenda giudiziaria che, per decenni, ha diviso l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti.

Redazione

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