Sei giovani, parte del gruppo Qbr, hanno terminato un percorso di giustizia riparativa promosso da una convenzione tra il Ministero della Giustizia, il don Calabria e vari enti, con il finanziamento della fondazione Con i bambini. Questo progetto, denominato “Tra Zenit e Nadir: rotte educative in mare aperto”, mira a diffondere la cultura della giustizia riparativa tra i minori e i giovani adulti coinvolti nel circuito penale.
Un progetto per la responsabilizzazione dei giovani
Il progetto è rivolto a circa 500 ragazzi e ragazze di nove province delle regioni Veneto, Lombardia e Trentino. A Verona, il progetto “Tra Zenit e Nadir” interessa circa 65 giovani, tra cui i sei arrestati per episodi di vandalismo e microdelinquenza associati al termine “Qbr”. Dopo un percorso di accompagnamento, cura e presa di consapevolezza, i giovani hanno partecipato al momento conclusivo del progetto, il “conferencing”. Questo incontro prevede il confronto tra autori di reato, vittime e comunità, per favorire la comprensione e la riparazione del danno causato.
L’incontro con la comunità
Silvio Masin, coordinatore del progetto per il Don Calabria, affiancato dalla mediatrice familiare Anna Tantini, spiega che a Verona sono stati presi in carico alcuni ragazzi coinvolti nelle baby gang, accompagnandoli nel comprendere il significato della riparazione. Il progetto culmina in un “conferencing”, uno dei programmi di giustizia riparativa previsti dalla riforma Cartabia del Codice penale. Questo incontro, che ha coinvolto il Comune di Verona, ha visto la partecipazione di rappresentanti della comunità e dei cittadini, durante il quale i giovani hanno consegnato una lettera aperta di scuse, letta alla presenza del sindaco Damiano Tommasi e dell’assessora Stefania Zivelonghi.
Le parole dei responsabili e la lettera aperta
L’assessora Zivelonghi evidenzia come il Comune sia stato parte attiva nell’ultima fase del percorso dei ragazzi autori di reato nell’ambito del gruppo Qbr. Il “conferencing” ha rappresentato un momento significativo, in cui tutte le parti coinvolte hanno potuto condividere le proprie esperienze. Un cittadino volontario, inizialmente diffidente e arrabbiato verso gli autori di reato, ha gradualmente riconosciuto le opportunità offerte da questi percorsi, non solo per i ragazzi, ma per l’intera comunità. La lettera aperta dei ragazzi, conservata a Palazzo Barbieri, esprime i loro intenti futuri e sarà monitorata nel tempo. Attualmente, tutti i giovani coinvolti lavorano, dimostrando un positivo reinserimento nella società.
L’importanza della prevenzione secondo Don Andrea Ronconi
Il parroco di Gesù Divino Lavoratore, Don Andrea Ronconi, sottolinea l’importanza della prevenzione, soprattutto in un contesto come Borgo Roma, dove la percezione di insicurezza era alta durante il periodo delle Qbr. Nonostante la situazione sembri migliorata dopo gli arresti e il recupero dei giovani coinvolti, Ronconi avverte che la calma potrebbe essere solo apparente. Ci sono ragazzi più giovani che vedono le Qbr come modelli da imitare per il guadagno facile e il fascino dell’essere sbruffoni. Vivono in situazioni di noia, abbandono scolastico e mancanza di lavoro, con famiglie spesso assenti. È necessario offrire loro opportunità di aggregazione e attività utili per prevenire il rischio di devianza.
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