Un’iniziativa congiunta tra la Regione Veneto, la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento mira a promuovere il riconoscimento del coregone, comunemente noto come lavarello, come specie ittica quasi nativa del Lago di Garda.
Questo sforzo collaborativo si propone di superare l’attuale proibizione sull’introduzione di questa specie nel lago, una misura che ha suscitato ampie controversie. Al fine di avanzare in questa direzione, i rappresentanti delle tre amministrazioni hanno tenuto un incontro a Desenzano, sul lato bresciano del lago, dove hanno discusso la questione con figure chiave, tra cui Cristiano Corazzari, assessore alla pesca del Veneto, Alessandro Beduschi, omologo lombardo, e Roberto Failoni per il Trentino, oltre alla partecipazione di Mariastella Gelmini e Filippo Gavazzoni, leader della Comunità del Garda.
Durante questo incontro, è stata annunciata l’imminente introduzione di nuove regolamentazioni per la pesca su tutto il lago. Inoltre, è stata evidenziata l’importanza di avviare ricerche mirate a supportare una gestione efficace di specie ittiche di particolare interesse, come il coregone-lavarello, ma anche l’agone e il pesce persico. Queste iniziative nascono dalla consapevolezza dell’importanza di queste specie per l’ecosistema del lago e per l’industria della pesca locale, specialmente considerando la lunga storia di adattamento di queste specie alle acque del Garda.
La richiesta di riconoscere il lavarello come specie quasi nativa è stata formalizzata dalla Regione Veneto a dicembre, mediante una comunicazione ufficiale al Ministero dell’Ambiente. Un passo ulteriore sarà la firma di un accordo specifico per iniziare studi approfonditi non solo sul lavarello ma anche su altre specie, insieme all’istituzione di un gruppo di lavoro permanente che coinvolga le amministrazioni regionali e la Comunità del Garda.
L’obiettivo principale, come sottolineato dall’assessore lombardo Beduschi, è risolvere la problematica relativa al divieto di immissione del coregone nel lago, una questione cruciale per la sostenibilità del settore della pesca nell’area. L’intento è di presentare al Ministero tutte le prove scientifiche necessarie per una valutazione approfondita, al fine di eliminare l’ostacolo rappresentato dal divieto, fortemente contestato dai pescatori locali.
A supporto di questa iniziativa, il consigliere regionale veronese Alberto Bozza, che aveva precedentemente proposto una mozione in consiglio regionale riguardante il lavarello, ha espresso il suo plauso. Bozza ha evidenziato il valore storico e ittico del lavarello per le acque del Lago di Garda, dove è presente da oltre un secolo senza aver mai causato danni all’ecosistema locale.
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