Tassa di soggiorno, cresce la protesta dei Comuni turistici del Veronese
Le amministrazioni locali del territorio veronese esprimono preoccupazione per una delle ipotesi contenute nella discussione sulla legge di Bilancio 2027: destinare allo Stato il 30% degli eventuali aumenti della tassa di soggiorno decisi dai singoli Comuni.
La proposta, ancora in fase di definizione, interessa soprattutto le località che registrano un’elevata presenza di visitatori e che utilizzano il gettito dell’imposta per sostenere le spese collegate all’attività turistica.
Il meccanismo ipotizzato non riguarderebbe l’intero ammontare delle entrate, ma esclusivamente la quota aggiuntiva derivante da futuri incrementi delle tariffe. Una distinzione importante che, tuttavia, non attenua le perplessità degli amministratori.
Il timore principale riguarda la progressiva riduzione dell’autonomia finanziaria dei Comuni, già impegnati ad affrontare l’aumento dei costi dei servizi pubblici e la diminuzione di alcune risorse disponibili.
Lago di Garda, milioni di euro destinati ai servizi turistici
La questione assume particolare rilevanza lungo la sponda veronese del Garda, dove l’economia turistica determina un considerevole afflusso di persone durante gran parte dell’anno.
Tra i territori interessati figurano Bardolino, Brenzone, Castelnuovo del Garda, Costermano sul Garda, Garda, Lazise, Malcesine, Peschiera del Garda, Torri del Benaco e San Zeno di Montagna.
In provincia di Verona sono 24 i Comuni che applicano l’imposta di soggiorno, su un totale di 98 amministrazioni comunali. La diffusione maggiore si registra nell’area benacense, ma il tributo è presente anche nel capoluogo e in altre zone a vocazione turistica, comprese alcune realtà della Valpolicella, Grezzana e Bussolengo.
L’imposta, generalmente compresa tra due e cinque euro secondo le tariffe considerate, viene corrisposta dai visitatori che pernottano nelle strutture ricettive.
Le somme raccolte rappresentano un’importante fonte di finanziamento per interventi legati all’accoglienza, alla valorizzazione del territorio e alla gestione delle conseguenze prodotte dai flussi turistici.
Lazise, 3,4 milioni di euro per sostenere una popolazione che si moltiplica
Uno degli esempi più significativi arriva da Lazise, località che occupa una posizione di primo piano nel turismo del Garda.
Il Comune incassa ogni anno circa 3,4 milioni di euro attraverso la tassa di soggiorno, grazie ai versamenti effettuati da circa 900 operatori e attività del settore ricettivo.
Il sindaco Damiano Bergamini sottolinea quanto queste entrate siano necessarie per mantenere adeguati i servizi comunali, soprattutto durante i periodi di maggiore affluenza.
Lazise conta una popolazione residente di circa 7mila persone, ma nelle giornate più frequentate può arrivare ad accogliere complessivamente tra 60mila e 70mila presenze quotidiane.
Una differenza che si riflette direttamente sull’organizzazione del territorio e sulle spese sostenute dall’amministrazione.
La manutenzione delle strade, la cura delle aree verdi, la pulizia degli spazi pubblici, la raccolta dei rifiuti e la gestione delle acque richiedono infatti risorse proporzionate non soltanto agli abitanti, ma anche al numero di turisti.
Bergamini evidenzia come il tributo non rappresenti una fonte di ricchezza straordinaria per il Comune, bensì uno strumento indispensabile per affrontare queste necessità .
A Lazise non sono attualmente previsti ulteriori aumenti dell’imposta, dopo l’ultima modifica delle tariffe effettuata due anni fa.
Turismo e abitazioni, le entrate servono anche per affrontare i problemi dei residenti
L’espansione del settore turistico produce benefici economici, ma comporta anche conseguenze che incidono sulla vita quotidiana della popolazione locale.
Tra le criticità segnalate dall’amministrazione di Lazise figura l’incremento dei prezzi immobiliari, che può rendere più difficile l’acquisto di un’abitazione da parte delle giovani famiglie.
Il Comune sta cercando di intervenire attraverso iniziative finalizzate a contenere i costi abitativi, ma anche questi progetti richiedono disponibilità finanziarie.
Una parte delle risorse derivanti dall’imposta contribuisce inoltre a sostenere le spese per la gestione dei rifiuti, particolarmente elevate nei periodi di maggiore presenza turistica.
La tassa di soggiorno viene quindi considerata uno strumento per compensare almeno parzialmente i costi che il turismo genera sul territorio.
Peschiera del Garda, la sindaca Gaiulli difende i 2,7 milioni di gettito
La stessa preoccupazione viene espressa dall’amministrazione di Peschiera del Garda.
Nel Comune guidato dalla sindaca Orietta Gaiulli, l’imposta turistica produce entrate annue per circa 2,7 milioni di euro.
Si tratta di una delle fonti di finanziamento più rilevanti a disposizione dell’ente locale, soprattutto in relazione alle esigenze di una destinazione caratterizzata da una forte presenza di visitatori.
Gaiulli auspica che il governo rinunci all’ipotesi di trattenere una parte degli incrementi dell’imposta, sottolineando l’importanza di preservare le entrate comunali.
La posizione espressa dall’amministrazione riflette una preoccupazione condivisa da diversi territori turistici: perdere ulteriori margini finanziari potrebbe rendere più complessa la programmazione degli interventi necessari per mantenere adeguati gli standard dei servizi.
Verona, quasi 8,9 milioni di euro incassati nel 2025
Anche il capoluogo scaligero segue con attenzione l’evoluzione della proposta.
Nel 2025 Verona ha registrato un gettito dell’imposta di soggiorno pari a 8 milioni e 865mila euro, mentre nell’anno successivo, secondo l’ultima rilevazione riportata, le entrate avevano raggiunto 8 milioni e 77mila euro.
L’assessore comunale ai Tributi Michele Bertucco ha chiarito che l’amministrazione non intende modificare le aliquote attualmente applicate.
Di conseguenza, sulla base del meccanismo prospettato, Verona non sarebbe direttamente interessata dal prelievo sugli aumenti, proprio perché non sono previsti incrementi tariffari.
L’assessore esprime comunque contrarietà all’impostazione della misura, ricordando che le entrate dell’imposta di soggiorno hanno una destinazione vincolata a interventi connessi al turismo e alla cultura, secondo quanto stabilito dalla normativa.
Bertucco richiama inoltre l’attenzione sulla situazione complessiva delle finanze comunali.
Per Verona, la riduzione di trasferimenti e altre entrate comporterebbe circa 12 milioni di euro di risorse in meno, in un contesto nel quale continuano ad aumentare le richieste di intervento, in particolare nell’ambito dei servizi sociali.
Anci Veneto, il rischio è una riduzione dell’autonomia finanziaria
A evidenziare le implicazioni istituzionali della proposta è Carlo Rapicavoli, direttore di Anci Veneto.
Secondo Rapicavoli, il possibile trasferimento allo Stato di una quota degli aumenti della tassa di soggiorno rappresenterebbe un ulteriore limite alla capacità dei Comuni di gestire autonomamente le proprie entrate.
Un precedente era già stato introdotto attraverso un decreto legge approvato alla fine del 2025, che aveva previsto particolari possibilità di incremento dell’imposta per i territori interessati da grandi manifestazioni, comprese le Olimpiadi e il Giubileo, nonché per alcuni Comuni situati entro 30 chilometri dagli eventi.
In quel caso, il riversamento di una parte delle maggiorazioni allo Stato era collegato a circostanze straordinarie.
La novità della proposta in discussione sarebbe invece la possibilità di trasformare quel meccanismo temporaneo in una disposizione stabile.
Per Anci Veneto, una simile scelta potrebbe incidere su uno dei pochi strumenti fiscali sui quali le amministrazioni locali conservano una certa autonomia decisionale.
Bilanci comunali sotto pressione tra rincari e minori entrate
La discussione sulla tassa di soggiorno si inserisce in un quadro economico già complesso per gli enti locali.
L’aumento dei costi energetici, le maggiori necessità nell’assistenza sociale e le spese per la manutenzione delle infrastrutture stanno incidendo sui bilanci delle amministrazioni.
A queste difficoltà potrebbero aggiungersi gli effetti di alcune disposizioni fiscali previste dalla manovra, tra cui gli interventi sull’addizionale Irpef e sulla flat tax.
Secondo Anci Veneto, provvedimenti potenzialmente favorevoli ai contribuenti potrebbero comportare, parallelamente, una contrazione delle risorse disponibili per i Comuni.
La situazione risulta particolarmente delicata nelle località turistiche, dove il numero delle persone che utilizzano quotidianamente i servizi pubblici può essere molto superiore a quello dei residenti.
Per questo motivo, le amministrazioni chiedono di mantenere integralmente sul territorio le entrate aggiuntive eventualmente deliberate attraverso l’imposta di soggiorno.
Legge di Bilancio 2027, attesa per la decisione definitiva
Il futuro della proposta dipenderà dall’evoluzione dell’iter della manovra finanziaria.
Al momento, il trasferimento allo Stato del 30% degli incrementi dell’imposta resta un’ipotesi oggetto di discussione e non una disposizione definitivamente approvata.
Le amministrazioni del Veronese, soprattutto quelle della fascia gardesana, seguono quindi gli sviluppi con particolare attenzione.
La questione centrale riguarda la possibilità per i Comuni di conservare le risorse generate dall’attività turistica e destinarle alle necessità dei rispettivi territori.
Una decisione definitiva sul meccanismo di ripartizione delle maggiorazioni chiarirà se le amministrazioni potranno continuare a utilizzare interamente gli eventuali aumenti della tassa di soggiorno oppure se una parte delle nuove entrate dovrà essere trasferita al bilancio statale.
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