La Procura ha concluso una nuova fase dell’indagine che coinvolge Tullio Borini, 60 anni, ex comandante del Nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Caprino Veronese, al quale vengono contestati ulteriori episodi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’avviso di conclusione delle indagini, notificato nei giorni scorsi, riguarda sei presunte cessioni di droga e altri reati collegati.
Secondo l’accusa, nel corso degli anni sarebbero stati movimentati complessivamente circa sei chili di cocaina e 30 chili di hashish. Le contestazioni comprendono anche ipotesi di peculato, corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio. Oltre all’ex militare, risultano coinvolte altre cinque persone, tra cui la moglie di Borini.
Borini si trova attualmente detenuto nel carcere di Trento ed era già stato condannato in precedenza a otto anni di reclusione con rito abbreviato per un episodio avvenuto nel marzo 2025. In quell’occasione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era stato fermato in un parcheggio di Pescantina mentre trasferiva una borsa contenente quasi due chilogrammi di cocaina sul sedile posteriore dell’auto di un uomo di origine marocchina, che aveva successivamente patteggiato una pena di quattro anni e sei mesi.
Le nuove contestazioni della Procura
L’episodio che aveva portato al primo procedimento sarebbe stato, secondo la ricostruzione degli inquirenti, solo uno degli elementi emersi durante un’indagine più ampia sull’attività dell’ex comandante. Il nuovo fascicolo riguarda infatti presunte cessioni avvenute in un arco temporale molto esteso, dal 2010 al 2024.
La Procura sostiene che la droga coinvolta provenisse da sostanze sequestrate durante precedenti operazioni antidroga e custodite nella cassaforte della caserma di Caprino Veronese. Secondo l’ipotesi accusatoria, Borini, in qualità di responsabile della custodia, avrebbe sottratto gli stupefacenti destinati alla distruzione e li avrebbe sostituiti con materiale diverso per evitare controlli.
Gli investigatori avrebbero inoltre trovato elementi ritenuti collegati alla presunta sostituzione della droga, tra cui ritagli di confezioni utilizzate nei laboratori di analisi e strumenti per il confezionamento sottovuoto rinvenuti nell’abitazione dell’ex carabiniere. Si tratta comunque di circostanze inserite nell’impianto accusatorio che dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.
Le presunte cessioni di droga
Le sei operazioni contestate sarebbero avvenute tutte nella zona di Pescantina. La prima risalirebbe all’estate del 2010 e avrebbe riguardato un chilogrammo di cocaina. Un secondo episodio, sempre relativo a un chilo di cocaina, sarebbe avvenuto nell’estate del 2014.
Tra gli eventi indicati dagli inquirenti figura poi una presunta cessione di 30 chili di hashish nel dicembre 2020, seguita da un altro episodio nel febbraio 2023 con mezzo chilogrammo di cocaina.
Gli ultimi due casi contestati risalirebbero al 2024: il 30 giugno sarebbe stata ceduta una quantità pari a 3,37 chili di cocaina, mentre il 16 ottobre sarebbero stati trasferiti altri 971 grammi della stessa sostanza.
Secondo l’accusa, alcune delle persone coinvolte avrebbero ricevuto la droga direttamente o indirettamente da Borini per poi distribuirla sul territorio veronese. Tra gli indagati figura anche Faical El Fassani, già coinvolto nel procedimento precedente.
Le accuse economiche e il coinvolgimento della moglie
Oltre alle contestazioni relative agli stupefacenti, la Procura ipotizza ulteriori reati. Il peculato sarebbe legato alla presunta appropriazione di sostanze affidate all’ex carabiniere per motivi di servizio. Il reato di falso riguarderebbe invece dichiarazioni relative alla distruzione della droga sequestrata.
L’ipotesi di corruzione viene contestata per presunti comportamenti contrari ai doveri dell’ufficio, mentre l’autoriciclaggio sarebbe collegato all’utilizzo del denaro che, secondo gli investigatori, sarebbe derivato dalle presunte attività illecite.
Anche la moglie di Borini risulta indagata per riciclaggio. Secondo la Procura, avrebbe avuto un ruolo nella gestione di somme di denaro transitate su un conto cointestato. La donna avrebbe già restituito una parte delle somme contestate.
La chiusura delle indagini apre ora la fase successiva del procedimento, nella quale la difesa potrà presentare osservazioni e iniziative a tutela della posizione degli indagati.
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