Si è aperto a Verona il processo per la strage di Castel d’Azzano del 14 ottobre 2025, quando una violenta esplosione all’interno del casolare della famiglia Ramponi provocò la morte di tre carabinieri e il ferimento di altre 25 persone, tra militari e vigili del fuoco.
Davanti alla Corte d’assise, presieduta dal giudice Raffaele Ferraro, compaiono i i tre fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, rispettivamente di 66, 64 e 60 anni.
Gli imputati devono rispondere delle accuse di strage in concorso, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale.
La vicenda giudiziaria riguarda uno degli episodi più gravi che abbiano coinvolto le forze dell’ordine nel territorio veronese, avvenuto durante un intervento nel casolare di proprietà della famiglia.
I tre imputati in aula, chiesto di non essere ripresi
Alla prima udienza erano presenti tutti e tre i fratelli, accompagnati dai rispettivi avvocati.
Maria Luisa e Dino Ramponi hanno preso posto nei primi banchi dell’aula, mentre Franco si è seduto alle loro spalle.
All’inizio del procedimento, attraverso i difensori, gli imputati hanno comunicato di non voler essere ripresi dalle telecamere.
Numerosi operatori dell’informazione erano presenti per seguire l’apertura del processo e la Corte aveva autorizzato le riprese.
La richiesta dei tre fratelli è stata quindi formulata in un’aula caratterizzata da una significativa presenza di giornalisti e mezzi di informazione.
Le accuse e l’ipotesi di una perizia psichiatrica
Il procedimento dovrà accertare le responsabilità individuali dei tre imputati in relazione all’esplosione che distrusse parte del casolare.
L’accusa di strage in concorso è il capo d’imputazione più grave, al quale si aggiungono quelli relativi alla detenzione di esplosivi e alla resistenza a pubblico ufficiale.
Tra le possibili iniziative delle difese figura anche la richiesta di una perizia psichiatrica.
Al momento si tratta di un’ipotesi difensiva: dal materiale disponibile non risulta che la Corte abbia già disposto un accertamento di questo tipo.
Il processo dovrà esaminare le circostanze dell’accaduto e valutare le posizioni dei singoli imputati, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Chi erano i tre carabinieri morti nell’esplosione
La notte del 14 ottobre 2025 persero la vita tre militari dell’Arma impegnati nell’operazione.
Marco Piffari, 56 anni, era comandante della Squadra operativa di supporto del quarto Battaglione carabinieri Veneto.
Valerio Daprà, anche lui 56enne, prestava servizio come operatore dell’Aliquota di Primo intervento.
La terza vittima fu Davide Bernardello, 36 anni.
L’esplosione coinvolse anche numerosi altri componenti della task force intervenuta sul posto.
Il bilancio complessivo fu di tre carabinieri morti e 25 feriti, tra appartenenti all’Arma e vigili del fuoco.
L’esplosione durante la perquisizione e l’operazione di sfratto
I carabinieri avevano raggiunto il casolare della famiglia Ramponi, a Castel d’Azzano, per effettuare una perquisizione e un’operazione di sfratto.
Secondo la ricostruzione alla base del procedimento, all’interno dell’edificio erano presenti condizioni di estrema pericolosità.
Gli ambienti erano stati saturati di gas e nella struttura erano state collocate bombole e bottiglie molotov.
Durante l’intervento si verificò la devastante esplosione che causò la morte dei tre militari e il ferimento degli altri operatori.
La presenza di gas e materiali potenzialmente incendiari rappresenta uno degli elementi centrali dell’accertamento giudiziario.
Sarà compito della Corte valutare le prove e ricostruire il ruolo attribuito a ciascuno dei tre fratelli nella preparazione e nello svolgimento dei fatti.
Il processo a Verona per la tragedia del 14 ottobre 2025
L’apertura del dibattimento davanti alla Corte d’assise segna una nuova fase della vicenda giudiziaria legata alla tragedia di Castel d’Azzano.
Il procedimento sarà chiamato a chiarire la dinamica dell’esplosione, le responsabilità contestate agli imputati e gli elementi raccolti durante le indagini.
L’eventuale richiesta di una perizia psichiatrica potrebbe diventare uno dei temi delle prossime udienze, qualora le difese decidessero di presentarla formalmente.
Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi restano imputati per i reati contestati, mentre la Corte dovrà pronunciarsi sulla base delle prove acquisite nel corso del processo.
Al centro del procedimento rimane la morte di Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, i tre carabinieri che persero la vita nell’esplosione del casolare durante l’operazione del 14 ottobre 2025.
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