Lavoro, Verona prima in Veneto per crescita occupazionale nel 2026

Nei primi nove mesi dell'anno la provincia scaligera registra un saldo positivo di oltre 27mila posti di lavoro e più di 131mila assunzioni. Il turismo sostiene l'occupazione regionale, mentre il settore agricolo risente dell'anticipo della vendemmia e l'edilizia mostra segnali di rallentamento

agricoltura

Verona al vertice regionale per nuove posizioni lavorative

Verona si conferma la provincia più dinamica del Veneto sul fronte occupazionale nei primi nove mesi del 2026, raggiungendo il miglior risultato regionale in termini di saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro.

Tra gennaio e settembre, il territorio scaligero ha registrato 27.416 posizioni lavorative in più, superando il risultato dello stesso periodo dell’anno precedente, quando l’incremento netto si era fermato a 26.217 unità.

Anche il numero delle assunzioni evidenzia un andamento favorevole. Nei primi tre trimestri del 2026 sono stati attivati 131.037 rapporti di lavoro, contro i 128.286 contabilizzati nel corrispondente periodo del 2025. La variazione positiva si attesta intorno al 2%, confermando la capacità del sistema economico provinciale di generare nuove opportunità occupazionali.

Il primato veronese emerge all’interno di un contesto regionale complessivamente positivo, sebbene caratterizzato da differenze tra settori produttivi, tipologie contrattuali e andamento mensile della domanda di personale.

Veneto, quasi 500mila assunzioni da gennaio a settembre

Il mercato del lavoro veneto chiude i primi nove mesi dell’anno con un saldo occupazionale positivo di circa 62.800 posizioni, risultato della differenza tra i nuovi rapporti attivati e quelli terminati.

Nel periodo considerato sono state registrate 498.854 assunzioni, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Parallelamente, le cessazioni hanno raggiunto quota 436.046, con una crescita del 3%.

Il confronto tra questi indicatori mostra dunque un’espansione complessiva dell’occupazione, accompagnata però da un incremento delle interruzioni dei rapporti lavorativi leggermente superiore, in termini percentuali, a quello delle nuove attivazioni.

In questo scenario, il contributo della provincia di Verona risulta particolarmente significativo: il saldo scaligero rappresenta oltre il 43% dell’incremento netto registrato nell’intera regione.

Settembre in rallentamento, pesa l’anticipo della vendemmia

Nonostante il bilancio favorevole dei primi tre trimestri, i dati relativi al solo mese di settembre delineano una situazione differente.

A livello regionale, settembre 2026 si è concluso con un saldo negativo di circa 9.200 posizioni lavorative, un risultato più sfavorevole rispetto alle 2.400 posizioni perse nello stesso mese del 2025.

Verona mantiene invece un bilancio mensile positivo, pur registrando un rallentamento rispetto all’anno precedente.

Nel territorio provinciale il saldo di settembre si attesta a 1.359 posizioni lavorative, contro le 4.117 dello stesso mese del 2025. Le assunzioni effettuate durante il mese sono state 16.438, con una contrazione dell’11,4% su base annua.

A incidere su questa dinamica è soprattutto il diverso calendario delle attività agricole.

L’anticipo della vendemmia ad agosto ha infatti spostato parte della domanda di manodopera stagionale dal mese di settembre a quello precedente, modificando la distribuzione temporale delle assunzioni nel settore primario.

Un ulteriore elemento riguarda il ricorso ai contratti LOAgri, strumenti dedicati al lavoro occasionale agricolo la cui reintroduzione strutturale ha contribuito a modificare l’utilizzo dei tradizionali rapporti a tempo determinato nelle campagne.

Turismo e servizi trainano le assunzioni regionali

L’analisi delle attività economiche evidenzia il ruolo centrale del settore terziario nella crescita occupazionale veneta.

Il turismo si distingue come uno dei principali motori della domanda di lavoro, con 136.774 assunzioni effettuate tra gennaio e settembre 2026. Il dato corrisponde a un incremento del 3,6% rispetto all’anno precedente.

Il comparto registra inoltre un saldo positivo di 24.644 posizioni, confermando il peso delle attività legate all’accoglienza, alla ricettività e ai servizi turistici nell’economia regionale.

Anche il commercio al dettaglio contribuisce al risultato complessivo, con 31.240 nuove attivazioni contrattuali e un incremento netto di 2.780 posizioni lavorative.

La crescita dei servizi rappresenta quindi una componente rilevante dell’andamento occupazionale del Veneto, accanto al contributo delle attività manifatturiere e industriali.

Industria metalmeccanica in crescita, nuove opportunità legate all’intelligenza artificiale

Segnali positivi arrivano anche dal comparto metalmeccanico, che nei primi nove mesi del 2026 ha contabilizzato 35.320 assunzioni in Veneto, registrando una crescita del 3,1%.

Il saldo occupazionale del settore raggiunge 2.572 posizioni, mentre una dinamica particolarmente favorevole interessa la produzione di apparecchi meccanici.

In quest’ultimo segmento, le nuove assunzioni aumentano del 5%, con un saldo positivo di 1.210 rapporti lavorativi.

Tra i fattori che sostengono la domanda produttiva figura anche il crescente fabbisogno di componenti destinati alle infrastrutture tecnologiche dell’intelligenza artificiale, che contribuisce ad alimentare le attività di alcune filiere industriali.

Il sistema produttivo riconducibile al Made in Italy presenta a sua volta un bilancio positivo, con 32.914 assunzioni e un saldo netto di 1.924 posizioni.

Edilizia in difficoltà, diminuiscono assunzioni e saldo occupazionale

In controtendenza rispetto ad altri comparti si colloca il settore delle costruzioni, che risente della progressiva riduzione degli incentivi pubblici destinati agli interventi edilizi.

Le assunzioni nell’edilizia veneta scendono dell’8,2%, attestandosi a 32.544 unità nei primi nove mesi del 2026.

La contrazione riguarda anche il saldo occupazionale, che passa dalle 4.507 posizioni positive del 2025 alle 2.310 registrate nello stesso periodo dell’anno in corso.

Pur mantenendo un risultato netto superiore allo zero, il settore evidenzia quindi un ridimensionamento della capacità di generare nuove posizioni lavorative rispetto all’anno precedente.

Contratti di lavoro, prevalgono le posizioni a tempo determinato

La distribuzione dei rapporti di lavoro per tipologia contrattuale mostra differenze significative.

Nei primi nove mesi del 2026, i contratti a tempo determinato registrano in Veneto un saldo positivo di 49.899 posizioni, rappresentando la componente principale dell’incremento occupazionale.

Il tempo indeterminato mantiene un andamento positivo, ma meno sostenuto rispetto al 2025. Il saldo passa infatti da 20.494 a 14.996 posizioni, evidenziando una riduzione della crescita netta dei rapporti stabili.

Rimane negativo il bilancio dell’apprendistato, che registra una perdita netta di 2.087 posizioni. Il dato risulta comunque leggermente migliore rispetto alle 2.320 posizioni negative rilevate nell’analogo periodo dell’anno precedente.

Per quanto riguarda l’orario lavorativo, il part-time rappresenta il 32,5% delle assunzioni complessive effettuate in Veneto tra gennaio e settembre.

Occupazione, aumentano le assunzioni di senior e cittadini stranieri

L’evoluzione del mercato del lavoro regionale interessa anche la composizione della forza lavoro.

I dati evidenziano un aumento delle nuove attivazioni contrattuali tra i lavoratori più anziani e tra i cittadini stranieri, categorie che registrano entrambe una crescita delle assunzioni del 3% rispetto al corrispondente periodo del 2025.

Il risultato segnala un ampliamento della domanda di personale che coinvolge diverse fasce della popolazione lavorativa, in un contesto caratterizzato da esigenze occupazionali differenti a seconda dei comparti produttivi.

Il quadro dei primi nove mesi del 2026 conferma quindi la posizione di Verona come prima provincia veneta per saldo occupazionale, mentre l’andamento regionale rimane complessivamente positivo nonostante il rallentamento registrato a settembre.

I risultati mettono in evidenza il contributo determinante del turismo e dei servizi, la crescita di alcuni segmenti industriali e le difficoltà del comparto edilizio. Allo stesso tempo, la prevalenza dei rapporti a termine e il rallentamento del tempo indeterminato delineano le principali caratteristiche della dinamica contrattuale regionale.

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