Verona, ortofrutta in calo per la protesta dei camionisti: prezzi su del 20%

Le forniture a Veronamercato sono passate da mille a poco più di 300 tonnellate al giorno durante i momenti più critici della protesta contro il caro carburanti. Confagricoltura Veneto chiede il ripristino della piena regolarità dei trasporti

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti ha avuto ripercussioni dirette anche sui mercati ortofrutticoli del Veneto, con conseguenze evidenti per gli approvvigionamenti e i prezzi all’ingrosso. A Verona, uno dei principali centri di distribuzione agroalimentare della regione, gli arrivi di frutta e verdura sono diminuiti drasticamente, mentre le quotazioni hanno registrato aumenti medi del 20% nei giorni più difficili.

Secondo i dati raccolti da Confagricoltura Veneto attraverso il confronto con gli operatori del settore, Veronamercato è passato da una media di circa mille tonnellate di merce al giorno a poco più di 300. Una contrazione significativa che ha interessato soprattutto i prodotti provenienti dalle regioni meridionali, normalmente destinati ai mercati del Nord Italia.

Tra gli alimenti maggiormente penalizzati figurano uva da tavola, pomodori e agrumi, per i quali il Mezzogiorno rappresenta un’importante area di produzione e rifornimento. La riduzione dei carichi in arrivo ha costretto gli operatori a cercare alternative per garantire la disponibilità dei prodotti, senza riuscire tuttavia a compensare completamente le mancanze.

Rifornimenti ridotti anche a Padova e Treviso

Le difficoltà non hanno riguardato soltanto Verona. Anche negli altri principali mercati ortofrutticoli veneti la protesta ha provocato una contrazione delle forniture, seppure con intensità differenti.

A Padova, nella giornata di domenica, gli arrivi sono diminuiti dell’80% rispetto ai livelli abituali. Secondo le rilevazioni riferite da Confagricoltura, sono arrivati circa dieci camion, a fronte di un numero atteso doppio o triplo.

Nei giorni successivi si sono registrati alcuni segnali di miglioramento, grazie alla ripresa dei collegamenti notturni con Puglia, Calabria e Lazio. Restavano però assenti le consegne provenienti da Sicilia e Campania, due territori importanti per l’approvvigionamento di diverse produzioni ortofrutticole.

A Treviso, invece, gli effetti del fermo si sono concentrati soprattutto su alcuni prodotti tipici delle regioni meridionali. Le forniture di uva pugliese, clementine calabresi e pomodorini siciliani sono diminuite tra il 20% e il 25%, con ripercussioni sull’offerta disponibile per gli operatori commerciali.

Più importazioni dall’estero per compensare le carenze

Per limitare le conseguenze della riduzione dei trasporti nazionali, gli operatori hanno aumentato il ricorso alle importazioni. Una parte dei prodotti mancanti è stata sostituita con merce proveniente dalla Spagna, ma i quantitativi disponibili non sono stati sufficienti a colmare il divario lasciato dalle consegne italiane.

Anche la grande distribuzione organizzata ha cercato di mantenere riforniti gli scaffali ricorrendo a canali alternativi. Oltre alla Spagna, sono stati utilizzati prodotti provenienti da Olanda, Polonia, Germania, Turchia e Sudafrica.

Questa diversificazione delle fonti di approvvigionamento ha contribuito a contenere almeno in parte le carenze, senza però tradursi in un abbassamento dei prezzi per i consumatori veneti. La diminuzione dell’offerta e le difficoltà logistiche hanno continuato a esercitare pressioni sui costi, in un quadro reso più complesso dall’incertezza sulla ripresa delle consegne.

Decreto del governo e primi segnali di ripresa

Dopo dieci giorni di proteste contro l’aumento del costo del carburante, il quadro ha iniziato a mostrare alcuni segnali di miglioramento con l’approvazione di un decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri, finalizzato a sostenere il comparto dell’autotrasporto.

La sospensione della maggior parte dei presìdi sulle principali arterie stradali ha permesso ai primi camion carichi di prodotti ortofrutticoli di raggiungere nuovamente i mercati del Nord durante la notte.

La ripartenza, tuttavia, non equivale ancora a un ritorno alla normalità. Confagricoltura Veneto invita alla prudenza e sottolinea che le prossime 48 ore saranno determinanti per comprendere se la distribuzione riuscirà a recuperare un ritmo regolare.

A Treviso, in particolare, gli operatori ritengono prematuro considerare superata l’emergenza. Per ristabilire l’equilibrio tra domanda e offerta sarà necessario verificare la continuità dei flussi di merce e la ripresa dei collegamenti con tutte le principali aree produttive italiane.

Agricoltori del Mezzogiorno tra raccolti persi e danni economici

Le conseguenze del blocco non si sono limitate ai mercati del Nord. Le aziende agricole del Mezzogiorno hanno subito pesanti ripercussioni per l’impossibilità di trasportare e commercializzare regolarmente i prodotti raccolti.

In diversi casi, frutta e ortaggi già pronti per la vendita sono andati distrutti, mentre il latte destinato alla trasformazione è rimasto nelle stalle senza essere ritirato. In Campania, inoltre, le difficoltà nei collegamenti hanno determinato la sospensione dell’attività in diversi caseifici specializzati nella produzione di mozzarella di bufala campana Dop.

Il presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, ha richiamato l’attenzione sulle perdite sostenute dagli agricoltori, sottolineando come le aziende agricole del Sud stiano pagando le conseguenze di una paralisi che non dipende direttamente dal loro lavoro.

«Vedere distruggere ortaggi raccolti con fatica, o latte che non viene ritirato, è inaccettabile per chi conosce il valore del lavoro nei campi e nelle stalle», ha dichiarato Bonaldi.

Il presidente dell’associazione ha inoltre evidenziato il legame tra le diverse aree del sistema agroalimentare nazionale, ricordando che le difficoltà produttive e logistiche del Mezzogiorno si riflettono rapidamente sui mercati settentrionali e sui prezzi sostenuti dai consumatori.

Confagricoltura Veneto: «Serve la piena regolarità dei trasporti»

Per l’associazione agricola, la priorità è ora garantire una ripresa completa e stabile della circolazione delle merci su tutto il territorio nazionale. Le prime riaperture rappresentano un segnale incoraggiante, ma non sono sufficienti a eliminare i danni già accumulati né a scongiurare nuove interruzioni nelle forniture.

«I primi segnali di sblocco sono positivi, ma ora occorre che la piena regolarità dei trasporti sia ripristinata in tutto il Paese e in tempi rapidi», ha affermato Bonaldi, evidenziando il rischio che ogni ulteriore giornata di fermo provochi altre perdite di prodotto e di reddito per le imprese agricole.

La richiesta di interventi tempestivi riguarda l’intera filiera, dai produttori agli operatori dei mercati fino alla distribuzione commerciale. La ripresa dei trasporti sarà decisiva per ristabilire gli approvvigionamenti, limitare ulteriori rincari e ridurre le perdite delle aziende agricole.

A Verona, come negli altri mercati veneti, l’attenzione resta quindi concentrata sull’effettivo ritorno dei camion e sulla capacità della rete logistica di recuperare i volumi abituali. Solo con la regolarizzazione delle consegne sarà possibile valutare l’entità del recupero e le prospettive per i prezzi dell’ortofrutta nei prossimi giorni.

Redazione

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