La pace come capacità di riconoscere l’altro, superare i pregiudizi e costruire relazioni autentiche. È questo il messaggio che il vescovo di Verona, Domenico Pompili, affida alla conclusione della terza edizione di Poeti sociali, la rassegna che ha animato la città scaligera con decine di appuntamenti dedicati al confronto, alla solidarietà e alla convivenza.
L’edizione 2026, intitolata «Pace, volto dell’umano», si chiude con una riflessione sul significato dell’incontro tra persone, esperienze e culture differenti.
“La pace comincia quando qualcuno fa vuoto dentro di sé per lasciar essere l’altro, incontrarlo nella sua storia reale e non immaginaria” ha dichiarato Pompili, individuando in questa disponibilità all’ascolto il principale lascito della manifestazione.
Il messaggio del vescovo: una pausa dall’indifferenza
Nel bilancio conclusivo, il vescovo ha affrontato anche il rapporto tra gli eventi culturali e il difficile contesto internazionale.
Di fronte a conflitti, tensioni sociali e manifestazioni che hanno caratterizzato lo stesso periodo della rassegna, gli incontri di Poeti sociali potrebbero apparire come un momento distante dalla realtà .
Pompili ha invece respinto l’idea che la manifestazione rappresenti una forma di evasione, sottolineando il valore di uno spazio dedicato all’ascolto e alla riflessione.
“Questa nostra edizione è stata una vacanza da tutto ciò che porta guerra, distruzione, orrore, terrore; una vacanza dall’indifferenza” ha spiegato il vescovo.
Secondo Pompili, il tempo dedicato agli incontri ha permesso di dare visibilità a esperienze umane capaci di offrire una prospettiva diversa rispetto alla violenza e alla frammentazione del mondo contemporaneo.
I tre volti della pace raccontati durante la rassegna
Nel suo intervento conclusivo, il vescovo ha individuato tre testimonianze particolarmente rappresentative del percorso proposto da Poeti sociali 2026.
La prima riguarda due donne unite da una vicenda segnata dal terrorismo: la sorella di un sacerdote assassinato e la madre di uno dei due responsabili dell’uccisione.
La loro esperienza è stata richiamata come esempio della possibilità di andare oltre la vendetta e aprire uno spazio di incontro anche dopo una tragedia.
Il secondo riferimento è ai monaci di Tibhirine, ricordati per la loro scelta di rimanere fedeli a un’esperienza di amore e fraternità nonostante il pericolo.
Il terzo volto, infine, è quello dei giovani che hanno partecipato alla manifestazione.
“Li abbiamo visti. Hanno sogni, e hanno competenze” ha osservato Pompili, riconoscendo il contributo delle nuove generazioni al percorso culturale e sociale della rassegna.
Le tre esperienze, pur molto diverse, sono state indicate come espressioni di un medesimo tema: la pace costruita attraverso il riconoscimento della dignità e della storia dell’altro.
Poeti sociali prosegue con gli appuntamenti fuori rassegna
La conclusione della terza edizione non interromperà le attività legate al progetto.
In attesa della quarta edizione, Poeti sociali proporrà nuovi incontri fuori rassegna, con iniziative distribuite anche sul territorio veronese.
Il primo appuntamento annunciato è in programma il 21 novembre a Bovolone, in collaborazione con Follie Culturali.
L’incontro, ospitato presso la parrocchia del paese, avrà come titolo «Still I Rise. Quando la scuola ti cambia la vita».
Protagonista sarà Fatima Burhan Mohamed, tra le responsabili di Still I Rise, organizzazione umanitaria italiana nata nel 2018 con l’obiettivo di garantire un’istruzione di eccellenza ai bambini rifugiati e vulnerabili nel mondo.
L’iniziativa porterà al centro del confronto il ruolo della scuola come strumento di crescita e opportunità per i minori che vivono in condizioni di particolare difficoltà .
Da Verona a Bovolone, il percorso continua
La terza edizione di Poeti sociali si conclude dunque con l’impegno a proseguire il dialogo oltre le giornate della manifestazione.
Il messaggio affidato da Domenico Pompili alla città di Verona mette al centro l’incontro, il superamento dell’indifferenza e il coinvolgimento dei giovani.
L’appuntamento del 21 novembre a Bovolone rappresenterà il primo momento di continuità con il percorso avviato durante la rassegna 2026, in attesa della quarta edizione.
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