Giovani in Veneto, salari e carriera frenano rispetto a Lombardia ed Emilia

Un rapporto della Cisl regionale evidenzia differenze nelle retribuzioni e nelle opportunità professionali. Analizzati anche redditi, dichiarazioni fiscali, casa, sanità e divari di genere

giovani al lavoro

Il Veneto continua a rappresentare uno dei principali territori produttivi italiani, ma secondo un’analisi della Cisl Veneto e della Fondazione Corazzin emergono alcune criticità soprattutto sul fronte delle opportunità offerte alle nuove generazioni. Il confronto con Emilia-Romagna e Lombardia mostra infatti livelli retributivi più bassi per i giovani veneti e una progressione salariale meno marcata con l’aumentare dell’età.

Lo studio ha preso in considerazione l’andamento dei redditi regionali e ha utilizzato anche le informazioni contenute in oltre 362 mila dichiarazioni fiscali presentate nel 2025 ai Caf Cisl del Veneto, relative all’anno d’imposta 2024.

Gli stipendi dei giovani

Il divario emerge già nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni. In Veneto la retribuzione annuale standardizzata, calcolata cioè a parità di ore lavorate, si attesta mediamente a 21.467 euro.

Il dato risulta inferiore a quello registrato in Emilia-Romagna, dove raggiunge 21.951 euro, e soprattutto a quello della Lombardia, che arriva a 23.051 euro.

La distanza tende inoltre a crescere nel corso della carriera. Tra i lavoratori veneti il passaggio dalla fascia 25-29 anni a quella 40-44 anni comporta una crescita della retribuzione del 23,8%, con un valore medio che arriva a 26.569 euro.

In Emilia-Romagna l’incremento raggiunge il 27%, portando il salario a 27.869 euro. Ancora più significativa la progressione rilevata in Lombardia: qui la retribuzione supera i 32 mila euro annui, con una crescita del 39,1%.

Anche la presenza nelle posizioni di maggiore responsabilità evidenzia differenze territoriali. Tra i dipendenti privati veneti tra i 20 e i 40 anni, quadri e dirigenti rappresentano complessivamente lo 0,86%. La percentuale sale all’1,03% in Emilia-Romagna e arriva al 3,11% in Lombardia.

Redditi in crescita, ma l’inflazione pesa

L’indagine della Cisl ha analizzato anche l’evoluzione dei redditi regionali nell’arco di un decennio. In Veneto il reddito medio è passato dai 22.391 euro del 2014 ai 27.121 euro del 2024, con un incremento nominale di 4.730 euro, pari al 21,1%.

La crescita, tuttavia, deve essere valutata alla luce dell’aumento del costo della vita, che secondo l’analisi avrebbe sostanzialmente eroso il beneficio dell’incremento nominale.

Le variazioni più consistenti hanno interessato alcune categorie di lavoratori autonomi. Nel periodo considerato, i redditi degli artigiani sono cresciuti del 35,9%, mentre quelli dei commercianti hanno registrato un aumento del 27,9%.

Più contenuto l’incremento per i lavoratori dipendenti. Nel settore privato la crescita è stata del 15,6%, mentre nel pubblico si è fermata al 9,1%. Nonostante l’aumento più contenuto, i dipendenti pubblici presentano un reddito medio assoluto più elevato: 34.248 euro annui contro i 26.327 euro del settore privato.

Particolarmente bassi risultano invece i valori relativi al comparto agricolo. I lavoratori dipendenti operai raggiungono mediamente 10.359 euro annui, mentre gli autonomi si attestano a 14.111 euro.

Cosa emerge dalle dichiarazioni ai Caf

Il campione analizzato dalla Fondazione Corazzin comprende più di 362 mila dichiarazioni dei redditi raccolte dai Caf Cisl regionali. Il 60,5% dei contribuenti esaminati dichiara un reddito compreso tra 15 mila e 35 mila euro.

Tra le persone che lavorano, circa la metà delle dichiarazioni si concentra nella fascia tra 20 mila e 35 mila euro, mentre le percentuali diminuiscono progressivamente per i redditi superiori ai 40 mila euro.

La situazione cambia tra i pensionati, per i quali le fasce di reddito medio-basse assumono un peso maggiore. Il 30,1% si colloca tra 10 mila e 20 mila euro, contro il 20,5% degli occupati.

Il divario tra uomini e donne

Il rapporto evidenzia inoltre una persistente differenza di genere nella distribuzione dei redditi. Più della metà delle donne considerate nell’analisi dichiara meno di 20 mila euro annui.

Gli uomini risultano invece maggiormente presenti nelle fasce reddituali superiori. Il 22% raggiunge una dichiarazione compresa tra 25 mila e 30 mila euro, mentre nelle fasce più alte la distanza diventa ancora più evidente.

Tra chi dichiara tra 50 mila e 100 mila euro annui, gli uomini rappresentano il 5,6%, mentre la quota femminile si ferma all’1,5%.

Sanità e spese per le famiglie

Un altro capitolo analizzato riguarda le spese sanitarie. Secondo le dichiarazioni esaminate, il 53,5% dei contribuenti sostiene almeno 500 euro di spese sanitarie all’anno.

La percentuale supera il 50% in tutte le fasce comprese tra i 35 e gli 84 anni. Il valore massimo viene raggiunto tra i 55 e i 64 anni, con il 59,4% dei contribuenti interessati. Tra i 75 e gli 84 anni la quota è del 54,6%, mentre scende al 43% tra gli ultraottantacinquenni.

Gli importi detraibili riguardano soprattutto prestazioni della sanità privata e acquisto di medicinali. Il 12% dichiara spese comprese tra 1.000 e 1.500 euro, mentre il 15% si colloca tra 250 e 500 euro.

La casa resta più difficile per i giovani

Il rapporto dedica attenzione anche alla proprietà dell’abitazione. Tra le persone che si sono rivolte ai Caf Cisl, il 60,7% possiede la prima casa nella quale vive.

La percentuale aumenta con l’età: arriva al 73,4% tra i 65 e i 74 anni e al 77,4% tra i 75 e gli 84 anni. Per i giovani, invece, la situazione appare molto diversa. Nella fascia tra 25 e 34 anni, soltanto il 21% risulta proprietario dell’abitazione principale.

Il possesso della casa presenta inoltre una relazione con il livello di reddito: la quota supera già il 70% tra chi dichiara 30-35 mila euro annui e cresce ulteriormente nelle fasce successive.

Il quadro delineato dalla Cisl Veneto porta quindi l’attenzione sulla necessità di rendere il territorio maggiormente attrattivo per le nuove generazioni. Il segretario generale Massimiliano Paglini ha indicato tra le priorità una strategia di sviluppo capace di rafforzare ricerca, innovazione, industria e servizi, insieme a politiche per casa, trasporti e welfare.

Tra gli ambiti indicati figurano anche aerospazio, industria della Difesa e reindustrializzazione, oltre alla tutela delle realtà produttive già presenti. L’obiettivo dichiarato è creare condizioni che favoriscano la permanenza e l’arrivo in Veneto di giovani qualificati, professionisti, tecnici e ricercatori.

Redazione

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