Fine vita, il Veneto approva la legge: le reazioni politiche

Il Consiglio regionale dà il via libera con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni. Nel centrodestra emergono posizioni diverse, mentre maggioranza e opposizione chiedono ora un intervento del Parlamento.

Il Veneto ha approvato la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il provvedimento è passato in Consiglio regionale con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astensioni, segnando un passaggio significativo in una materia da tempo al centro del confronto politico e sociale.

Con il voto, il Veneto diventa la quarta regione italiana a dotarsi di una disciplina sul suicidio medicalmente assistito e la prima amministrazione regionale a maggioranza di centrodestra ad approvare una normativa di questo tipo.

Il testo nasce dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’associazione Luca Coscioni e sottoscritta da circa 9.000 cittadini. L’obiettivo della normativa è definire un percorso sanitario regionale che consenta di evitare ritardi nelle procedure di verifica delle condizioni richieste per accedere al suicidio medicalmente assistito, secondo i principi indicati dalla Corte costituzionale.

Una maggioranza divisa sul voto

L’approvazione ha evidenziato posizioni differenti anche all’interno del centrodestra. Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha rivendicato il risultato, sottolineando il coraggio dimostrato dai consiglieri nell’affrontare una questione che coinvolge direttamente situazioni di estrema sofferenza.

Zaia ha inoltre osservato come il confronto in aula abbia superato, in diversi momenti, le tradizionali appartenenze politiche, chiamando i consiglieri a confrontarsi con questioni di carattere etico e personale.

Il presidente della Regione Alberto Stefani ha invece sottolineato il lavoro condotto dalla maggioranza sul testo, ricordando alcune delle modifiche introdotte durante l’iter. Tra queste figurano il parere vincolante del medico palliativista, l’obbligo di fornire informazioni sulle cure palliative, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale e la possibilità per i medici di operare su base volontaria.

Tra i consiglieri favorevoli c’è anche il veronese Matteo Pressi. L’esponente leghista ha evidenziato come il testo approvato sia profondamente diverso dalla proposta iniziale, essendo stato modificato in quasi tutti gli articoli. Secondo Pressi, l’obiettivo è garantire una verifica particolarmente rigorosa dei requisiti, evitando decisioni irreversibili assunte senza adeguati controlli e riducendo il rischio di procedure differenti tra le diverse Ulss.

L’associazione Coscioni: “Un diritto già riconosciuto”

Di segno positivo il commento dei rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato e Filomena Gallo. La loro valutazione è che l’approvazione rappresenti un riconoscimento dei diritti delle persone che affrontano condizioni di sofferenza estrema.

Per l’associazione, la normativa non dovrebbe essere considerata una vittoria di una singola parte politica, ma l’applicazione concreta di un diritto già riconosciuto dalla Costituzione attraverso gli interventi della Corte costituzionale.

Anche il leghista Alessio Morosin ha accolto favorevolmente l’approvazione, sottolineando il carattere organizzativo della disciplina regionale. Morosin ha ricordato inoltre che in Veneto si sono già verificati tre casi di fine vita senza una normativa regionale specifica e che circa altri 30 casi sarebbero in attesa di una risposta.

L’esponente della Lega ha comunque indicato nel Parlamento il prossimo interlocutore, auspicando l’approvazione di una disciplina nazionale organica.

Le perplessità dentro Forza Italia

Ha scelto invece l’astensione Alberto Bozza, consigliere regionale di Forza Italia, insieme al collega Patron. La decisione è arrivata nell’ambito della libertà di coscienza lasciata sul voto complessivo.

Bozza ha riconosciuto il valore di alcune modifiche introdotte durante l’esame della proposta, tra cui la volontarietà dell’intervento dei medici, il coinvolgimento dei comitati bioetici e delle associazioni pro-vita e il ruolo vincolante del palliativista.

Il consigliere ha tuttavia contestato la scelta di intervenire attraverso una legge regionale anziché mediante un atto amministrativo. A suo giudizio, questa impostazione potrebbe produrre un messaggio mediatico distorto e alimentare il rischio di una sorta di “migrazione” tra le regioni alla ricerca di procedure diverse sul fine vita.

I contrari: “Una sconfitta per l’umanità”

Il provvedimento ha incontrato l’opposizione di Riccardo Szumski e Davide Lovat di Resistere Veneto. I due consiglieri hanno spiegato di aver sostenuto numerosi emendamenti che hanno modificato il testo originario, ma di aver votato contro la versione definitiva per una questione di principio.

Secondo i due esponenti, l’operazione avrebbe avuto anche una dimensione politica, legata agli equilibri interni della maggioranza.

Contrario anche Stefano Valdegamberi, del gruppo misto e di Futuro Nazionale. Il consigliere ha definito la legge “una sconfitta per l’umanità travestita da progresso civile”, esprimendo il timore che la platea dei potenziali destinatari possa progressivamente ampliarsi.

Per Valdegamberi, le istituzioni dovrebbero concentrarsi sul sostegno alla vita e sulla riduzione della sofferenza attraverso le cure, anziché riconoscere la possibilità della morte medicalmente assistita.

Il centrosinistra: “Ora serve una legge nazionale”

Tra le forze di opposizione, il Movimento 5 Stelle ha accolto positivamente l’approvazione. Flavio Baldan ha definito il testo finale l’unico equilibrio possibile per spingere il Parlamento a intervenire sulla materia, pur evidenziando alcune criticità.

Tra i punti contestati figurano il coinvolgimento delle associazioni pro-vita nei consultori e l’assenza di termini certi entro i quali le Ulss dovrebbero esprimersi.

Dal territorio veronese è arrivato anche il commento favorevole del segretario provinciale del Pd Franco Bonfante. Per l’esponente dem, il provvedimento rappresenta un passo importante sul piano della dignità della persona. Bonfante ha inoltre sottolineato il ruolo determinante dei voti del centrosinistra nell’approvazione, alla luce delle divisioni emerse nella maggioranza.

Favorevole anche il Partito Liberaldemocratico. Le veronesi Valeria Pernice e Michela Mainardi hanno sostenuto la necessità di affrontare le richieste provenienti da pazienti, familiari e medici, confermando il sostegno alla proposta promossa dall’associazione Luca Coscioni.

Di segno opposto, infine, il giudizio di Luca Castellini, vicesegretario nazionale di Forza Nuova, che ha attaccato duramente il provvedimento e accusato il centrodestra di aver tradito i propri elettori sulle questioni etiche.

Il voto del Veneto riapre dunque il confronto nazionale sul fine vita, con una maggioranza regionale che si è mostrata tutt’altro che compatta e con esponenti di entrambi gli schieramenti che ora chiedono al Parlamento di intervenire con una normativa organica.

Redazione

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