L’approvazione della legge sul fine vita in Veneto apre un nuovo confronto politico e istituzionale sul tema della gestione dell’ultima fase della vita. Il provvedimento, approvato dal Consiglio regionale, ha raccolto il sostegno del presidente dell’assemblea regionale Luca Zaia, che ha definito il voto un passaggio dal “doppio valore”: da una parte il rispetto per le persone malate terminali, dall’altra un segnale rivolto al Parlamento nazionale affinché intervenga con una normativa organica.
In un’intervista rilasciata a Repubblica, Zaia ha sottolineato come il tema sia ormai al centro del dibattito pubblico e come la Corte costituzionale abbia già sollecitato più volte il legislatore a intervenire.
Secondo il presidente del Consiglio regionale veneto, il Parlamento dovrà prima o poi trovare una soluzione condivisa su una materia che coinvolge diritti individuali, responsabilità pubbliche e questioni etiche profonde.
Zaia: “Serve una legge nazionale sul fine vita”
Zaia ha evidenziato il significato politico dell’approvazione della norma in una regione tradizionalmente considerata vicina al centrodestra.
Secondo il presidente del Consiglio regionale, il fatto che il Veneto abbia adottato il provvedimento rappresenta un elemento significativo perché dimostra come il tema attraversi gli schieramenti politici.
“Prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra” ha affermato Zaia, ricordando che la Corte costituzionale ha aperto il percorso istituzionale sul fine vita e ha richiamato per tre volte il Parlamento alla necessità di una regolamentazione.
Il presidente regionale ha inoltre richiamato il principio della libertà di coscienza dei parlamentari, sostenendo che un eventuale voto su base individuale potrebbe modificare gli equilibri politici sul tema.
Zaia ha comunque precisato di non voler attribuire responsabilità specifiche a singoli partiti o leader politici, ribadendo la necessità di un confronto libero.
Cure palliative e scelta del malato terminale
Nel dibattito è entrato anche il tema dell’assistenza sanitaria e delle cure palliative.
Zaia ha ricordato che il Veneto rappresenta una realtà avanzata nell’offerta di cure dedicate ai pazienti terminali, ma ha aggiunto che, secondo la sua posizione, chi si trova in una condizione di grave sofferenza e chiede di poter gestire il proprio percorso di fine vita dovrebbe avere la possibilità di farlo attraverso strutture pubbliche.
Il confronto ruota quindi attorno al rapporto tra tutela della vita, autodeterminazione del paziente e ruolo del servizio sanitario.
Forza Nuova attacca il centrodestra: “Traditi i valori dichiarati”
L’approvazione della legge ha provocato anche dure reazioni da parte di alcune forze politiche contrarie al provvedimento.
Tra queste Forza Nuova, attraverso una nota del dirigente Castellini, ha criticato il voto favorevole espresso da una parte del centrodestra regionale.
Secondo il movimento, la decisione rappresenterebbe una contraddizione rispetto ai valori tradizionalmente rivendicati dall’area politica di riferimento.
Forza Nuova sostiene che la normativa sul fine vita non sia coerente con una visione orientata alla tutela della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale.
Nella sua posizione il movimento ha collegato il tema del fine vita ad altre questioni etiche e sociali, accusando il centrodestra di essersi avvicinato a posizioni considerate proprie della sinistra.
Rigo (Lega): “La competenza è del Parlamento”
Contrario alla legge regionale si è espresso anche il consigliere veneto della Lega Filippo Rigo, che ha dichiarato di aver votato contro il provvedimento.
Secondo Rigo, il Consiglio regionale non sarebbe la sede istituzionale adeguata per intervenire su una materia così delicata, poiché i diritti civili e l’ordinamento civile rientrerebbero nella competenza esclusiva del Parlamento nazionale.
Il consigliere ha definito rischioso un intervento differenziato tra Regioni, sostenendo che potrebbe generare disomogeneità e aspettative difficili da soddisfare per cittadini e pazienti.
Rigo ha inoltre espresso preoccupazione per possibili conseguenze culturali del dibattito sul fine vita, citando il caso del Canada e il timore di un progressivo ampliamento delle richieste di accesso all’eutanasia.
Un confronto destinato a proseguire
La legge approvata in Veneto riapre dunque il dibattito nazionale sul fine vita, mettendo in evidenza posizioni profondamente diverse anche all’interno degli stessi schieramenti politici.
Da una parte chi considera necessario garantire un percorso regolato per le persone affette da patologie terminali e in condizioni irreversibili; dall’altra chi ritiene prioritario rafforzare esclusivamente le cure palliative e lasciare ogni decisione al legislatore nazionale.
Il tema resta uno dei più complessi del dibattito pubblico italiano, tra principi costituzionali, responsabilità istituzionali e questioni morali che coinvolgono direttamente cittadini e famiglie.
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