Il tema della morte medicalmente assistita torna al centro del confronto politico in Veneto dopo l’intervento di Stefano Valdegamberi, esponente di Futuro Nazionale, che ha espresso forti perplessità sull’idea di considerare l’accesso alla procedura come una forma assoluta di libertà individuale.
Secondo Valdegamberi, il riconoscimento di una possibilità di scelta sul fine vita non può essere separato dalle condizioni sociali, economiche e sanitarie in cui si trova una persona. L’esponente politico sostiene infatti che una decisione sia realmente libera soltanto quando esistono alternative concrete e accessibili.
Al centro della sua riflessione c’è il rapporto tra libertà personale, assistenza sanitaria e tutela delle persone vulnerabili.
La critica alla definizione di libertà
Nel suo intervento, Valdegamberi ha contestato la visione secondo cui offrire la possibilità della morte medicalmente assistita rappresenti automaticamente una conquista di autonomia.
A suo giudizio, una persona che affronta una malattia grave, una condizione di disabilità, difficoltà economiche o isolamento sociale potrebbe trovarsi davanti a una scelta influenzata dalle circostanze esterne.
L’esponente di Futuro Nazionale pone quindi una domanda centrale: quanto può essere considerata libera una decisione presa quando le alternative alla sofferenza risultano difficili da raggiungere o addirittura assenti?
Secondo Valdegamberi, il tema del fine vita dovrebbe essere affrontato insieme alle questioni legate alla qualità dell’assistenza, all’accesso alle cure e al sostegno alle persone fragili.
Sanità e assistenza al centro del confronto
Nel suo ragionamento, Valdegamberi evidenzia la necessità di rafforzare i servizi destinati alle persone malate, anziane o con disabilità.
Per l’esponente politico, la vera libertà non consiste soltanto nella possibilità di scegliere tra diverse opzioni, ma anche nella presenza di condizioni che permettano di vivere con dignità.
Garantire cure adeguate, assistenza e sostegno sociale viene indicato come un elemento fondamentale per evitare che una persona possa percepire la morte come l’unica soluzione alla propria sofferenza.
Nel suo intervento richiama situazioni legate alle difficoltà del sistema sanitario, come liste d’attesa, costi delle cure private e carenze nell’assistenza, sostenendo che una società dovrebbe prima di tutto ridurre queste fragilità.
Il caso del Canada e il confronto internazionale
Valdegamberi ha citato anche il modello canadese come esempio di riflessione sul tema della morte medicalmente assistita.
Secondo i dati richiamati dall’esponente politico, nel 2024 in Canada sono state 16.499 le persone che hanno ricevuto la morte medicalmente assistita, pari a circa il 5,1% dei decessi complessivi del Paese. Dal 2016, anno dell’introduzione della normativa, il numero totale avrebbe superato quota 76 mila casi.
Nel suo intervento ha inoltre ricordato l’estensione della disciplina anche a situazioni nelle quali la morte naturale non sia considerata imminente, evidenziando che nel 2024 sarebbero state 732 le persone coinvolte in questo percorso.
Valdegamberi precisa che questi numeri non dimostrano automaticamente la presenza di abusi, ma rappresentano, a suo avviso, un segnale del cambiamento avvenuto nel tempo rispetto all’applicazione della normativa.
Il rischio di nuove disuguaglianze
Un altro aspetto sollevato riguarda il possibile impatto sulle persone più fragili. Valdegamberi richiama le preoccupazioni espresse dalle Nazioni Unite sulla situazione canadese, in particolare rispetto al rischio che persone con disabilità o in condizioni di vulnerabilità possano percepire la scelta della morte come influenzata da mancanza di sostegni, solitudine o difficoltà economiche.
Secondo la sua posizione, lo Stato dovrebbe intervenire per rimuovere le condizioni che rendono difficile vivere, non limitarsi a offrire una soluzione alla sofferenza attraverso la morte.
Nel suo intervento cita diversi esempi: una persona anziana sola dovrebbe ricevere assistenza e compagnia, una persona malata dovrebbe avere accesso alle cure necessarie e chi non può permettersi prestazioni private dovrebbe poter contare su un servizio sanitario pubblico efficiente.
Libertà formale e libertà sostanziale
La riflessione di Valdegamberi si concentra infine sulla distinzione tra libertà formale e libertà sostanziale.
Secondo l’esponente politico, non è sufficiente riconoscere una possibilità di scelta se le condizioni di partenza rendono alcune alternative difficilmente praticabili.
Il punto centrale del suo appello è che una società dovrebbe garantire alle persone fragili la possibilità di vivere senza sentirsi abbandonate o senza alternative.
Valdegamberi conclude ribadendo che la sua posizione non nasce, a suo dire, da una contrarietà al concetto di libertà, ma dalla volontà di evitare che una persona possa sentirsi spinta verso la morte dalla mancanza di cure, assistenza o sostegno.
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