È arrivata alla fase della conclusione delle indagini preliminari l’inchiesta che coinvolge Imran Ali, 29enne di origine pakistana residente ad Avellino e domiciliato nel Veronese, e una cittadina romena, che nel procedimento compare contemporaneamente come persona offesa e indagata. A notificare il provvedimento, nella giornata di martedì 25 agosto, sono stati i carabinieri della stazione di Malcesine.
Il procedimento è coordinato dalla Procura di Avellino e il provvedimento è stato firmato dal pubblico ministero Giovanni Sodano. Alla base dell’inchiesta ci sarebbero due distinti filoni investigativi, che nel corso degli accertamenti avrebbero portato gli inquirenti a ricostruire una serie di episodi riguardanti presunto sfruttamento della prostituzione, minacce ed estorsione.
Il primo capitolo dell’indagine riguarda quattro donne di nazionalità romena. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra dicembre 2024 e febbraio 2025 le quattro sarebbero state coinvolte in un’attività di prostituzione all’interno di un appartamento di Avellino, che risultava nella disponibilità del 29enne in qualità di locatario.
Per la Procura, nell’immobile le donne sarebbero state reclutate e avviate all’esercizio della prostituzione, in un contesto che avrebbe previsto anche il ricorso a minacce. Le contestazioni sono formulate sulla base degli articoli 3 e 4 della legge Merlin e, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ipotesi di reato sarebbe aggravata dalla pluralità delle persone offese e dall’utilizzo della minaccia.
Le richieste di denaro
Un secondo filone dell’indagine riguarda invece una delle donne romene coinvolte nel procedimento. La sua posizione è particolare: risulta parte offesa rispetto alle presunte richieste di denaro e, allo stesso tempo, indagata nell’ambito dello stesso fascicolo.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna sarebbe stata destinataria di richieste di denaro accompagnate da minacce. In particolare, Ali le avrebbe intimato di consegnare le somme richieste prospettando, in caso contrario, l’intervento di alcune persone provenienti da Milano.
La frase contestata agli atti sarebbe stata: «Se non mi dai i soldi che ti ho chiesto, ti mando i miei amici di Milano per farti del male». Agli investigatori sarebbe inoltre arrivato un messaggio inviato tramite WhatsApp, nel quale veniva ribadita la pretesa economica e il termine concesso alla donna per reperire il denaro.
La ricostruzione dell’accusa riferisce che, inizialmente, la donna avrebbe consegnato 4mila euro in contanti, poco dopo l’aprile 2024. La richiesta, tuttavia, sarebbe stata riproposta circa un mese più tardi, questa volta per una somma di 10mila euro.
Di fronte alla nuova pretesa, la donna non avrebbe avuto la disponibilità della cifra richiesta. Per questo episodio, secondo l’ipotesi della Procura, si configurerebbe il tentativo di estorsione.
L’ipotesi di una falsa dichiarazione
Nel fascicolo compare anche un ulteriore episodio che coinvolgerebbe entrambi gli indagati. La vicenda risalirebbe al 2 marzo 2024, quando presso l’ufficio anagrafe del Comune di Avellino sarebbe stata presentata un’autocertificazione relativa all’immobile.
Nel documento sarebbe comparsa la firma del proprietario dell’appartamento e sarebbe stato dichiarato che l’immobile era stato affittato a Imran Ali e che nella stessa abitazione risiedeva anche la donna romena. Secondo la Procura, però, la dichiarazione sarebbe stata falsa e sarebbe stata utilizzata per ottenere il cambio di residenza per entrambi.
La procedura anagrafica sarebbe poi andata a buon fine. Anche questo episodio è quindi confluito nell’inchiesta, aggiungendo un ulteriore profilo alle contestazioni formulate dagli inquirenti.
Ora la difesa può presentare memorie e chiedere nuovi accertamenti
La notifica della conclusione delle indagini preliminari apre ora una fase nella quale gli indagati potranno esercitare le proprie facoltà difensive. Entrambi dispongono di venti giorni per depositare memorie, produrre documentazione, chiedere di essere interrogati oppure sollecitare ulteriori attività investigative da parte del pubblico ministero.
Imran Ali è assistito dall’avvocato Giuseppe Di Gaeta, del foro di Avellino, mentre la donna romena è difesa dall’avvocato Alberico Villani, anch’egli appartenente al foro avellinese.
Le contestazioni restano allo stato quelle formulate nell’ambito delle indagini preliminari e dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento. Saranno quindi gli sviluppi dell’iter giudiziario a stabilire l’eventuale responsabilità degli indagati rispetto alle ipotesi di reato contestate dalla Procura.
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