Nei pronto soccorso della provincia di Verona continua a emergere un quadro preoccupante sul fronte della violenza contro le donne. Ogni giorno, in media, una vittima arriva nelle strutture sanitarie per ricevere cure, assistenza e protezione. Dietro molti accessi ci sono episodi maturati tra le mura domestiche, con il personale ospedaliero chiamato a svolgere un ruolo fondamentale nell’intercettare situazioni di abuso e avviare percorsi di tutela.
Il principale strumento utilizzato è il codice rosa, un percorso specifico dedicato alle persone vittime di violenza. Non rappresenta un codice di triage aggiuntivo rispetto a quelli tradizionali, ma una segnalazione interna che consente di attivare procedure dedicate. In questo modo una donna che arriva in pronto soccorso per un’aggressione può essere presa in carico con una particolare attenzione, anche quando il codice assegnato dal triage non è quello di massima urgenza.
I dati degli ospedali veronesi
Nelle strutture dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, nei pronto soccorso di Borgo Trento e Borgo Roma vengono registrati mediamente due o tre codici rosa ogni settimana per ciascun presidio. Un dato che conferma la presenza costante del fenomeno e che, secondo gli operatori sanitari, è legato anche a una maggiore capacità di riconoscimento dei segnali di violenza.
La dottoressa Giovanna Del Balzo, medico legale e referente aziendale per la violenza di genere, evidenzia come l’aumento delle segnalazioni sia collegato a una maggiore preparazione del personale e a una crescente consapevolezza delle donne rispetto ai propri diritti e ai servizi disponibili sul territorio.
La violenza, tuttavia, continua a rimanere in parte nascosta. Alcune comunità straniere, come quelle cinese e africana, mostrano ancora difficoltà nell’emersione dei casi, fatta eccezione per situazioni particolarmente gravi come quelle legate alla tratta. Il fenomeno riguarda comunque donne di ogni provenienza sociale ed economica, anche se le condizioni di maggiore fragilità possono essere associate a problemi di dipendenza, difficoltà psicologiche o situazioni familiari complesse.
Anche i dati della Ulss 9 Scaligera confermano una presenza significativa di accessi legati alla violenza di genere. A Legnago, nei primi sette mesi dell’anno, sono stati attivati 24 codici rosa, rispetto ai 26 registrati nello stesso periodo precedente. A San Bonifacio i casi sono stati 54, mentre a Villafranca risultano 28 episodi tra il 2025 e la prima metà dell’anno successivo.
All’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar il numero dei codici rosa attivati dall’inizio dell’anno è pari a 14. Un valore in linea con l’andamento precedente: nel 2025 erano stati complessivamente 28, mentre negli anni passati i casi si erano mantenuti generalmente tra 20 e 25.
Un fenomeno trasversale
Le donne coinvolte nelle richieste di aiuto presentano caratteristiche diverse. La dottoressa Paola Riolfi, referente del Protocollo codice rosa del Sacro Cuore, spiega che le pazienti prese in carico hanno generalmente un’età compresa tra i 23 e i 63 anni. Nel corso dell’anno, nove delle quattordici donne assistite nella struttura erano italiane.
Gli episodi registrati riguardano soprattutto violenze fisiche commesse dal partner o dall’ex compagno. In alcuni casi le aggressioni avvengono in contesti caratterizzati dall’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, elementi che possono aggravare situazioni familiari già segnate da conflitti e vulnerabilità.
Il codice rosa viene attivato anche per le vittime di violenza sessuale, casi che vengono seguiti dal Centro antiviolenza ospitato nel Pronto soccorso ostetrico-ginecologico dell’Ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento.
Il ruolo del Centro antiviolenza
La struttura rappresenta un punto di riferimento per tutta la provincia e accoglie anche donne indirizzate da altri ospedali. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati accertati 25 casi di abuso sessuale, mentre erano stati circa 30 nel 2025 e 42 nel 2024.
Per molte vittime il primo accesso in ospedale rappresenta l’inizio di un percorso più ampio, che comprende assistenza sanitaria, sostegno psicologico e accompagnamento legale. L’obiettivo è interrompere l’isolamento e favorire l’ingresso in una rete di protezione.
Il professor Stefano Uccella, direttore dell’unità operativa di Ginecologia e ostetricia a cui fa riferimento il Centro antiviolenza, sottolinea come la maggiore sensibilizzazione abbia portato più donne a chiedere aiuto e denunciare situazioni di abuso.
L’attività del servizio punta anche alla prevenzione e alla consapevolezza, affrontando situazioni considerate complesse e determinate da molteplici fattori. Il percorso dedicato alle vittime comprende infatti non solo interventi sanitari, ma anche strumenti psicologici e legali per accompagnare le donne verso una condizione di maggiore sicurezza.
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