Il tessuto delle botteghe artigiane e dei negozi di vicinato continua a ridursi, con effetti sempre più evidenti anche sulla provincia di Verona. I dati elaborati dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre descrivono una contrazione che non riguarda soltanto il territorio scaligero, ma si inserisce in una tendenza nazionale ormai consolidata.
A Verona gli imprenditori artigiani sono passati dai 26.105 del 2024 ai 24.791 del 2025, con una diminuzione di 1.314 unità in dodici mesi. La variazione corrisponde a un calo del 5%, che colloca la provincia al 41° posto nella graduatoria italiana per contrazione percentuale nell’ultimo anno.
Il fenomeno appare ancora più significativo se osservato su un periodo più lungo. In Italia il numero degli artigiani è diminuito da 1.731.573 nel 2015 a 1.297.710 nel 2025, con una perdita complessiva di 433.863 lavoratori, pari al 25,1%. Soltanto tra il 2024 e il 2025 la riduzione è stata di quasi 70 mila unità.
Veneto, persi oltre 48 mila artigiani in dieci anni
Anche il Veneto registra una forte riduzione delle attività artigiane. Nel 2015 gli operatori erano 182.510, mentre nel 2025 il numero è sceso a 134.086. In dieci anni sono quindi venuti meno 48.424 artigiani, pari a una contrazione del 26,5%.
Il solo intervallo tra il 2024 e il 2025 ha comportato la perdita di altri 7.441 lavoratori, con una variazione negativa del 5,3%. Verona si inserisce in questo quadro insieme alle altre province venete, tutte caratterizzate da un andamento in diminuzione.
La flessione più marcata nell’ultimo anno è stata registrata a Belluno, con il 7,3% in meno e 405 artigiani persi. Seguono Treviso, con una contrazione del 6% e 1.559 unità in meno, e Rovigo e Vicenza, entrambe in calo del 5,3%. Venezia ha registrato una diminuzione del 4,9%, mentre Padova ha perso il 4,7% degli artigiani.
Una trasformazione che riguarda anche i negozi
La riduzione delle attività artigiane procede parallelamente alla scomparsa dei negozi di vicinato, modificando progressivamente il volto dei centri urbani, dei piccoli paesi e delle aree montane.
Tra le conseguenze vengono indicate la perdita di occasioni di socialità, la dispersione delle competenze professionali e una minore vitalità delle vie commerciali. Il fenomeno risulta particolarmente significativo nei territori interessati anche dallo spopolamento e dall’invecchiamento della popolazione, che riducono progressivamente la platea dei potenziali clienti.
A incidere sulla tenuta dei piccoli esercizi è innanzitutto la competizione con le grandi catene commerciali. Le strutture di maggiori dimensioni possono beneficiare di economie di scala e sistemi logistici più efficienti, riuscendo spesso a proporre prezzi difficili da replicare per un piccolo negozio.
Anche le abitudini dei consumatori sono cambiate. La diffusione dell’automobile ha favorito acquisti più concentrati e meno frequenti, consentendo alle famiglie di raggiungere grandi strutture dove effettuare numerosi acquisti in un’unica occasione.
Costi elevati e cambiamenti demografici
Per le piccole attività il problema è aggravato dai costi di gestione. Affitti commerciali, utenze, imposte locali e contributi previdenziali rappresentano infatti una componente particolarmente pesante per imprese che dispongono di volumi di vendita limitati.
A questo si aggiunge la trasformazione demografica. La diminuzione dei residenti e l’aumento dell’età media sottraggono clienti abituali alle attività tradizionali, mentre la chiusura o il trasferimento di scuole e uffici pubblici può ridurre ulteriormente il movimento nelle strade commerciali.
Il declino delle attività artigiane non è però uniforme. Alcuni comparti stanno mostrando una maggiore capacità di adattamento e crescita, soprattutto quelli legati a servizi specializzati, benessere e nuove competenze digitali.
Crescono benessere e servizi digitali
Tra i settori che presentano segnali positivi figurano le attività dedicate al benessere, come parrucchieri, estetisti, massaggiatori e tatuatori. Anche il comparto informatico ha registrato un’evoluzione significativa, sostenuto dalla domanda di sistemisti, professionisti del web marketing, videomaker e specialisti dei social media.
Buone opportunità vengono individuate anche nella ristorazione veloce e da asporto. Gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio possono beneficiare soprattutto della presenza di turisti e dei flussi di visitatori nelle città più attrattive.
La trasformazione digitale potrebbe inoltre diventare uno degli elementi decisivi per la sopravvivenza dell’artigianato. L’intelligenza artificiale, secondo l’analisi riportata, non porterebbe necessariamente alla scomparsa delle attività tradizionali, ma potrebbe accentuare la differenza tra chi utilizza le nuove tecnologie e chi non riesce ad adattarsi.
Da una parte, gli strumenti digitali possono ridurre il tempo dedicato a preventivi e procedure burocratiche, lasciando agli artigiani più spazio per il lavoro manuale. Dall’altra, le mansioni e i prodotti facilmente standardizzabili potrebbero essere maggiormente esposti alla concorrenza automatizzata.
La sfida per il commercio di prossimità
Sul futuro dei negozi locali si sono confrontate anche Confcommercio Veneto e Fida Veneto. Per il presidente di Fida Veneto Riccardo Zanchetta, il commercio alimentare di prossimità dovrà rafforzare il proprio rapporto con il cliente, trasformandosi sempre più in un punto di riferimento non soltanto per gli acquisti, ma anche per informazioni e consigli.
La sopravvivenza delle piccole attività passa quindi attraverso una combinazione di qualità, specializzazione, rapporto diretto con il consumatore e innovazione. Tra le misure ipotizzate per sostenere le botteghe nei piccoli centri figura anche un reddito di gestione destinato alle attività situate nei comuni con meno di 10 mila abitanti.
Il quadro complessivo resta quello di una trasformazione profonda del tessuto economico. I numeri mostrano una progressiva riduzione delle attività tradizionali, ma alcuni comparti dimostrano che specializzazione e capacità di innovare possono offrire nuovi spazi di mercato, anche in un contesto caratterizzato da forti pressioni sui piccoli operatori.
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