Le antiche botteghe alimentari attraversano una fase di profonda difficoltà. A Verona, in particolare, il numero dei piccoli negozi dedicati alla vendita di prodotti alimentari è diminuito sensibilmente negli ultimi anni, con una perdita che riguarda soprattutto i centri storici e le attività tradizionali come forni, macellerie, pescherie, lattai e ortofrutta.
Nel giro di tredici anni le botteghe alimentari del centro storico veronese sono passate da 34 a 21, secondo i dati aggiornati al 2025. Una riduzione che evidenzia il progressivo indebolimento del commercio di prossimità e il cambiamento delle abitudini di acquisto dei cittadini.
Anche nelle zone periferiche la situazione resta complessa. I negozi alimentari sono scesi da 79 a 61, mentre la grande distribuzione organizzata ha progressivamente conquistato una parte sempre più ampia del mercato. I supermercati, spesso collocati nelle aree più esterne della città, rappresentano oggi il principale punto di riferimento per molti consumatori, ma questo modello rischia di lasciare senza servizi essenziali alcune fasce della popolazione.
La diminuzione delle botteghe di quartiere ha infatti conseguenze che vanno oltre l’aspetto economico. Per molte persone anziane, avere un negozio sotto casa significa poter acquistare quotidianamente prodotti freschi senza dover affrontare spostamenti difficili. La scomparsa di queste attività comporta anche la perdita di luoghi di relazione e socialità, storicamente legati alla vita dei quartieri.
Costi e concorrenza mettono sotto pressione i piccoli commercianti
Tra le principali cause della crisi delle botteghe alimentari ci sono diversi fattori. La concorrenza della grande distribuzione, l’aumento degli affitti e delle spese di gestione stanno rendendo sempre più difficile la sopravvivenza delle piccole attività. A questi elementi si aggiunge il problema del ricambio generazionale: molti titolari faticano a trovare giovani pronti a proseguire il lavoro familiare.
Su questi temi si sta concentrando anche Fida Veneto, l’associazione dei commercianti al dettaglio di prodotti alimentari aderente a Confcommercio, che sta analizzando l’evoluzione dei consumi e le strategie necessarie per permettere ai negozi di vicinato di restare competitivi.
Secondo il direttore generale di Confcommercio Verona, Nicola Dal Dosso, i dati confermano una situazione già segnalata da tempo: il commercio di prossimità sta vivendo una fase di forte difficoltà. Le piccole attività e i mercati ambulanti vengono considerati elementi fondamentali per garantire servizi, sicurezza e aggregazione sociale.
Per l’associazione servirebbero interventi mirati sulle politiche urbane, sulla fiscalità locale, sulla mobilità e sulla sostenibilità economica delle imprese. L’aumento dei costi e degli affitti rappresenta infatti uno dei principali ostacoli alla continuità delle attività storiche presenti nei quartieri e nei centri cittadini.
Nuove esigenze dei consumatori e futuro delle botteghe
Secondo Riccardo Zanchetta, presidente di Fida Veneto, i negozi alimentari tradizionali si trovano davanti a una fase decisiva. Le esigenze dei consumatori stanno cambiando rapidamente e richiedono un’evoluzione del ruolo del commerciante.
Da una parte i clienti più giovani cercano soluzioni pratiche e veloci, ma mostrano interesse verso la qualità degli ingredienti e la provenienza dei prodotti. Dall’altra, le generazioni più adulte continuano a valorizzare il rapporto diretto con il negoziante, la qualità e il legame con il territorio.
In questo scenario, il piccolo commercio alimentare non può limitarsi alla semplice vendita, ma deve trasformarsi in un punto di riferimento per la comunità. Il negoziante diventa una figura capace di offrire competenza, informazioni e consulenza sui prodotti, rafforzando il rapporto di fiducia con i clienti.
Effetti anche sulle produzioni locali
La riduzione dei negozi alimentari tradizionali sta avendo conseguenze anche sul settore agroalimentare artigianale. Una recente analisi della Cgia di Mestre ha evidenziato come la contrazione dei punti vendita di prossimità influenzi anche i produttori locali.
Cna Veneto Ovest, che rappresenta le imprese delle province di Verona e Vicenza, sottolinea il ruolo delle botteghe come strumenti di diffusione delle tipicità e dei prodotti di qualità. Oltre il 75% degli operatori intervistati considera la diminuzione dei piccoli negozi alimentari un problema rilevante per il comparto.
Tra le criticità segnalate emergono anche i bassi margini economici, indicati dal 65% degli operatori, e i tempi di pagamento troppo lunghi, evidenziati da oltre il 40% delle imprese coinvolte.
Per Giorgio Castellani, presidente del settore agroalimentare di Cna Veneto Ovest, il rischio è che molte produzioni legate al territorio incontrino sempre maggiori difficoltà nel trovare spazio sul mercato. Il problema, secondo l’associazione, non sarebbe una mancanza di interesse da parte dei consumatori, ma un sistema distributivo che spesso non riesce a valorizzare le piccole realtà produttive.
La sopravvivenza delle botteghe alimentari rappresenta quindi una sfida economica e sociale: salvaguardare questi negozi significa mantenere vivi quartieri, tradizioni e filiere locali.
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