Un nuovo servizio territoriale punta a semplificare il percorso di cura dei pazienti oncologici della Bassa Veronese. La rimozione degli elastomeri utilizzati per la somministrazione della chemioterapia potrà essere effettuata nelle Case della Comunità, evitando così un accesso in ospedale destinato esclusivamente a questa procedura.
L’iniziativa è stata avviata dall’Ulss 9 Scaligera attraverso la collaborazione tra l’Oncologia medica dell’ospedale Mater Salutis di Legnago e le Cure primarie del Distretto 3. Il nuovo modello coinvolge le Case della Comunità di Legnago, Cerea, Bovolone, Nogara e Zevio e dovrebbe consentire la presa in carico sul territorio di circa 15 pazienti ogni settimana.
La riorganizzazione punta contemporaneamente a rendere più agevole il percorso per le persone sottoposte alle terapie e a migliorare la gestione delle attività del day hospital oncologico.
Elastomeri chemioterapici, cosa sono e perché devono essere rimossi
L’elastomero è una pompa portatile monouso utilizzata per garantire l’infusione continua dei farmaci chemioterapici. Viene impiegato, tra gli altri casi, in alcuni trattamenti delle patologie tumorali che interessano l’apparato gastroenterico.
Il dispositivo permette al paziente di proseguire l’infusione al di fuori della struttura ospedaliera per il periodo stabilito dal trattamento. Generalmente il processo richiede circa 46-48 ore.
Terminata la somministrazione, l’elastomero deve essere rimosso da personale sanitario adeguatamente formato. Fino all’introduzione del nuovo percorso, questa necessità poteva comportare un ulteriore spostamento verso la struttura ospedaliera anche quando non erano previste altre prestazioni.
Portando la rimozione nelle Case della Comunità, l’Ulss 9 intende ridurre gli spostamenti e avvicinare questa fase dell’assistenza al domicilio del paziente.
Cinque Case della Comunità coinvolte nella Bassa Veronese
Il servizio viene distribuito in cinque punti del territorio, permettendo ai pazienti di fare riferimento a strutture più vicine rispetto all’ospedale.
Le sedi individuate sono quelle di Legnago, Cerea, Bovolone, Nogara e Zevio. Secondo le stime, il nuovo percorso potrebbe interessare complessivamente una quindicina di persone alla settimana.
A occuparsi della rimozione saranno gli infermieri delle Case della Comunità coinvolti e formati nell’ambito del nuovo modello assistenziale.
La continuità sarà assicurata anche durante le giornate festive. Nei fine settimana e negli altri giorni festivi il servizio sarà garantito dal personale dell’Assistenza domiciliare integrata, consentendo di rispettare i tempi previsti dalla terapia indipendentemente dal giorno in cui termina l’infusione.
Oncologia e territorio, un percorso assistenziale integrato
Alla base del progetto c’è la collaborazione tra professionisti ospedalieri e servizi territoriali. Francesco Fiorica, direttore dell’Oncologia clinica dell’Ulss 9, ha sottolineato proprio il valore dell’approccio multidisciplinare e interprofessionale.
Secondo Fiorica, l’integrazione tra ospedale e territorio permette di costruire una presa in carico maggiormente vicina alle necessità dei cittadini, mantenendo qualità e continuità durante l’intero percorso oncologico.
La rimozione dell’elastomero diventa quindi una prestazione che non necessita necessariamente di essere concentrata nell’ospedale, purché venga effettuata da personale formato e all’interno di un percorso assistenziale organizzato.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio sviluppo della medicina di prossimità, attraverso la quale determinate prestazioni vengono trasferite sul territorio mantenendo il collegamento con gli specialisti ospedalieri.
Meno accessi al day hospital oncologico di Legnago
Gli effetti della nuova organizzazione riguardano anche l’attività dell’Oncologia medica. La possibilità di rimuovere gli elastomeri nelle strutture territoriali permetterà di programmare con maggiore flessibilità le sedute di chemioterapia che prevedono l’impiego di questi dispositivi.
I trattamenti potranno essere distribuiti in maniera più equilibrata durante la settimana, limitando la concentrazione degli accessi nelle giornate caratterizzate dal maggiore afflusso al day hospital oncologico.
La riorganizzazione punta inoltre a utilizzare in modo più efficiente le risorse professionali e gli spazi disponibili, con possibili benefici anche sotto il profilo della sicurezza organizzativa.
Per i pazienti, invece, il vantaggio principale consiste nella possibilità di evitare un viaggio verso l’ospedale effettuato esclusivamente per la rimozione della pompa, rivolgendosi a una delle Case della Comunità inserite nel percorso.
Ulss 9 punta sulla medicina di prossimità
Il progetto della Bassa Veronese rappresenta un’applicazione concreta del modello di assistenza territoriale basato sulla collaborazione tra differenti professionisti sanitari.
L’ospedale mantiene il proprio ruolo nella gestione specialistica della terapia oncologica, mentre alcune fasi del percorso vengono affidate alle strutture territoriali quando possono essere eseguite in sicurezza vicino al luogo di residenza del paziente.
Con la rimozione degli elastomeri nelle Case della Comunità, l’Ulss 9 punta quindi a coniugare continuità delle cure, prossimità dei servizi e una migliore organizzazione dell’attività oncologica, riducendo gli accessi ospedalieri non indispensabili senza interrompere la presa in carico sanitaria.
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