Non autosufficienza, Spi Cgil lancia l’allarme sul futuro delle Rsa

Secondo il sindacato pensionati la mancanza di riforme e risorse rischia di mettere in difficoltà strutture, Comuni e famiglie nella gestione degli anziani non autosufficienti

Adriano Filice

Il sistema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti rischia di arrivare a un punto critico senza interventi strutturali da parte delle istituzioni. È l’allarme lanciato dal segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, che interviene sul dibattito relativo alla crescente difficoltà delle Residenze sanitarie assistenziali e degli enti locali nel sostenere i costi della cura.

Secondo il sindacato, l’attuale situazione potrebbe portare a un doppio scenario: da una parte il rischio di difficoltà economiche per le Rsa, dall’altra una pressione sempre maggiore sui bilanci dei Comuni chiamati a intervenire dove mancano risposte adeguate dal sistema sanitario.

Filice condivide l’analisi dell’assessore al Bilancio del Comune di Verona, Michele Bertucco, che aveva definito la situazione una possibile “tempesta perfetta” per gli enti locali, anche alla luce delle recenti sentenze della Corte di Cassazione sul tema della responsabilità pubblica nella gestione delle persone anziane non autosufficienti gravi.

Le sentenze fanno emergere un problema già presente

Secondo Spi Cgil Verona, le pronunce della Cassazione non avrebbero creato la crisi, ma avrebbero reso evidente una fragilità già presente nel sistema di assistenza.

Il nodo riguarda il rapporto tra componente sanitaria e sociale nelle cure rivolte alle persone non autosufficienti. Quando gli interventi assistenziali sono strettamente collegati a esigenze sanitarie prevalenti, il sindacato sostiene che non sia corretto considerare l’anziano semplicemente come un ospite della struttura con costi principalmente a carico della famiglia.

L’assistenza alle persone non autosufficienti viene indicata come un diritto che deve essere garantito attraverso un sistema pubblico adeguatamente finanziato, senza trasferire il peso economico sulle famiglie o sugli enti locali.

Per Filice, la difficoltà attuale sarebbe il risultato di anni di mancati interventi sia a livello nazionale sia regionale.

La riforma nazionale della non autosufficienza al centro delle critiche

Tra le principali problematiche evidenziate dallo Spi Cgil c’è la mancanza di un sistema pubblico universale sostenuto da risorse adeguate.

Secondo il sindacato, la riforma della non autosufficienza varata a livello nazionale non sarebbe stata accompagnata da finanziamenti sufficienti e da indicazioni definitive sulle responsabilità economiche dei diversi livelli istituzionali.

Una legge priva delle necessarie coperture finanziarie rischia, secondo Filice, di rimanere un intervento teorico senza riuscire a garantire diritti effettivi agli anziani e alle loro famiglie.

Tra gli aspetti ancora da chiarire vengono indicati i livelli essenziali delle prestazioni, le modalità di accesso ai servizi e la distribuzione dei costi tra Stato, Regioni e Comuni.

Il nodo Veneto: liste d’attesa e impegnative insufficienti

Lo Spi Cgil Verona richiama l’attenzione anche sulle responsabilità regionali, sottolineando la mancata conclusione della riforma delle Ipab in Veneto e il numero insufficiente delle impegnative di residenzialità rispetto alla domanda.

Secondo il sindacato, inoltre, il valore economico delle impegnative non sarebbe adeguato all’aumento della complessità assistenziale e sanitaria degli ospiti presenti nelle strutture.

Nel territorio veronese risultano oltre 1.800 anziani in attesa di un’impegnativa regionale, una situazione che costringe molte famiglie a sostenere direttamente costi molto elevati.

In assenza del contributo sanitario regionale, le rette delle strutture possono infatti superare i 3.000 euro mensili, una cifra difficilmente compatibile con il livello medio delle pensioni.

Il contributo del Comune di Verona non basta

Per affrontare le situazioni più urgenti, il Comune di Verona ha stanziato un intervento straordinario da 400 mila euro. Una misura che Spi Cgil considera positiva, ma non sufficiente a risolvere una difficoltà strutturale.

Secondo il sindacato, gli interventi comunali possono rappresentare un sostegno temporaneo, ma non possono sostituire una programmazione sociosanitaria stabile e finanziata.

La richiesta è quindi quella di un nuovo equilibrio nella gestione della non autosufficienza, con responsabilità definite e risorse certe.

Le richieste dello Spi Cgil per cambiare il sistema

Per affrontare la crisi, Spi Cgil Verona indica alcune priorità rivolte sia al Governo sia alla Regione Veneto.

A livello nazionale il sindacato chiede un finanziamento adeguato della riforma della non autosufficienza e una definizione chiara dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, così da garantire servizi uniformi sul territorio.

Sul fronte regionale viene invece richiesta una revisione del sistema delle impegnative, con un aumento sia del numero sia del valore economico, oltre all’approvazione definitiva della riforma delle Ipab.

“Serve chiarezza su chi paga e quali prestazioni devono essere garantite” è la richiesta dello Spi Cgil, che indica nella responsabilità istituzionale e nella programmazione gli strumenti necessari per tutelare anziani, famiglie, Comuni e strutture assistenziali.

Redazione

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