Il Consiglio di Stato mette la parola definitiva sulla lunga vicenda urbanistica legata al Piano urbanistico attuativo “Ai Tigli” di Montorio, nel territorio comunale di Verona. Con la sentenza n. 6236 del 2026, pubblicata il 3 agosto, la Quarta Sezione ha respinto tutti gli appelli presentati dalla società La Fossetta s.r.l. e dai proprietari dei terreni contro il Comune di Verona.
La decisione chiude un contenzioso durato oltre tredici anni e conferma la validità degli atti con cui l’amministrazione comunale aveva dichiarato decaduta la scheda norma 159, relativa a un intervento edilizio che prevedeva la realizzazione di circa 120 abitazioni in un’area agricola all’ingresso di Montorio, caratterizzata dalla presenza di un delicato sistema ambientale legato alle risorgive.
Una vicenda urbanistica iniziata nel 2011
La storia del progetto “Ai Tigli” prende avvio con il Piano degli interventi approvato alla fine del 2011 durante l’amministrazione guidata da Flavio Tosi. La scheda norma 159 prevedeva una trasformazione urbanistica dell’area attraverso un accordo tra Comune e privati.
Nel luglio 2013 venne sottoscritto l’accordo di pianificazione che prevedeva la possibilità di edificare in cambio di un contributo di sostenibilità pari a circa 1,5 milioni di euro, con l’obbligo di garantire gli impegni attraverso una fideiussione rinnovabile annualmente.
Il progetto era stato presentato come un’opportunità di sviluppo accompagnata da opere pubbliche a beneficio della comunità. Tuttavia, negli anni successivi, il piano incontrò numerose difficoltà: il progetto venne più volte restituito ai proponenti e non si concretizzarono gli interventi previsti.
La questione della fideiussione e la decadenza dell’accordo
L’elemento centrale della controversia è stato individuato nella garanzia finanziaria prevista dall’accordo urbanistico. La fideiussione presentata nel 2014 dalla compagnia rumena LIG Insurance risultò successivamente priva di efficacia dopo la revoca dell’autorizzazione all’attività assicurativa e il successivo fallimento comunicato dall’IVASS.
La scoperta della mancanza di una garanzia valida portò a una serie di iniziative amministrative. Dopo la diffida del maggio 2019 e l’assenza di una nuova fideiussione sostitutiva entro i termini richiesti, la Giunta comunale approvò la delibera n. 223 del 10 luglio 2019, con cui venne sciolto l’accordo e dichiarata decaduta la scheda norma 159.
Secondo il Consiglio di Stato, la perdita della copertura fideiussoria ha rappresentato un inadempimento grave agli obblighi previsti dalla convenzione urbanistica.
La decisione del Consiglio di Stato
I giudici di Palazzo Spada hanno innanzitutto confermato la competenza della Giunta comunale nell’adozione del provvedimento del 2019, ritenendolo un atto applicativo degli obblighi già stabiliti nell’accordo sottoscritto tra le parti.
Sul piano giuridico, il Consiglio di Stato ha inoltre precisato un aspetto rispetto alla precedente valutazione del TAR Veneto: non si sarebbe trattato di nullità dell’accordo, ma di una risoluzione per inadempimento, prevista dalla clausola contenuta nella convenzione stessa.
La sentenza evidenzia diversi elementi ritenuti decisivi: la convenzione era rimasta senza una garanzia valida per più di due anni, il mancato rinnovo della polizza era attribuibile alla responsabilità della società obbligata e, anche dopo l’avvio del procedimento amministrativo, non erano state fornite nuove garanzie idonee.
La mancanza della fideiussione è stata quindi considerata incompatibile con gli obblighi fondamentali delle convenzioni urbanistiche.
Respinti tutti gli altri ricorsi sul futuro dell’area
Dopo aver respinto l’appello principale contro la decadenza della scheda 159, il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibili gli altri tre ricorsi collegati, relativi alle varianti 23 e 23-bis al Piano degli interventi e alla variante al Piano di assetto del territorio sul contenimento del consumo di suolo.
La decisione conferma quindi l’esclusione definitiva dell’intervento edilizio previsto nell’area di Montorio.
Un caso simbolo sul rapporto tra urbanistica e interesse pubblico
La vicenda “Ai Tigli” rappresenta uno dei casi urbanistici più discussi degli ultimi anni a Verona. Nel corso del lungo percorso giudiziario non sono mancate decisioni favorevoli ai ricorrenti, tra cui l’annullamento di una precedente dichiarazione di decadenza.
Il Consiglio di Stato ha però chiarito che la decisione definitiva si basa su un presupposto differente: il mancato rispetto dell’obbligo di garantire economicamente gli impegni assunti nella convenzione.
L’area di via dei Tigli resta oggi non edificata e inserita in un contesto escluso dagli ambiti di urbanizzazione consolidata, anche alla luce delle norme regionali sul contenimento del consumo di suolo.
La sentenza chiude così un capitolo durato più di un decennio e ribadisce il ruolo delle garanzie finanziarie negli accordi urbanistici come strumento di tutela dell’interesse collettivo.
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