Allarme caldo, oltre 350 accessi in pronto soccorso per colpi di calore

Anziani e persone fragili sono i più esposti agli effetti delle alte temperature: prevenzione, idratazione e nuovi protocolli sanitari diventano fondamentali

anziano che ha caldo

Le temperature elevate delle ultime settimane hanno provocato un aumento significativo degli accessi nei pronto soccorso della provincia, con circa 360 interventi legati a colpi di calore e disidratazione in meno di due mesi. A essere maggiormente colpite sono soprattutto le persone anziane, una categoria particolarmente vulnerabile agli effetti del caldo intenso a causa della ridotta capacità dell’organismo di adattarsi alle alte temperature.

I dati raccolti dall’Ulss 9 e dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata evidenziano una situazione di attenzione nei diversi presidi sanitari del territorio. Dal primo giugno a oggi, l’ospedale di San Bonifacio ha registrato 150 accessi per problematiche legate al caldo, di cui 33 riguardanti pazienti anziani. A questi si aggiungono oltre cento casi trattati al pronto soccorso di Legnago, 77 a Villafranca e 33 a Bussolengo.

Il caldo persistente, associato a una scarsa assunzione di liquidi e a una permanenza prolungata sotto il sole, può creare condizioni rischiose soprattutto per chi presenta già fragilità fisiche. Il colpo di calore rappresenta una delle emergenze più pericolose perché altera il sistema di termoregolazione del corpo e può portare a conseguenze anche gravi se non trattato rapidamente.

A spiegare l’importanza della prevenzione è Giorgia Cecchini, direttore dell’Unità operativa complessa di Geriatria dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio. Con il passare degli anni, infatti, il corpo umano tende a perdere parte della capacità di reagire efficacemente alle temperature elevate. Inoltre, molte persone anziane percepiscono meno lo stimolo della sete e possono andare incontro più facilmente a disidratazione.

La presenza di malattie croniche e l’utilizzo di alcuni farmaci possono aumentare ulteriormente il rischio di squilibri e peggioramenti delle condizioni di salute. Per questo motivo gli specialisti sottolineano la necessità di intervenire prima della comparsa dei sintomi più evidenti.

Tra i segnali che devono far scattare l’attenzione ci sono debolezza improvvisa, vertigini, stato confusionale, sonnolenza, nausea e una riduzione della quantità di urina prodotta. In presenza di questi disturbi è consigliabile contattare il proprio medico oppure rivolgersi ai servizi di emergenza nei casi più complessi.

Per ridurre i rischi legati alle ondate di calore sono sufficienti alcune semplici precauzioni quotidiane. Gli esperti raccomandano di bere acqua con frequenza durante la giornata, anche quando non si avverte lo stimolo della sete, seguire un’alimentazione leggera con abbondanza di frutta e verdura, evitare di uscire nelle ore più calde e mantenere freschi gli ambienti domestici attraverso ventilatori o sistemi di climatizzazione quando disponibili.

Un ruolo importante riguarda anche l’attenzione verso gli anziani che vivono da soli. Familiari, amici e vicini possono contribuire alla prevenzione attraverso semplici gesti come una telefonata o una visita quotidiana, utili per individuare rapidamente eventuali difficoltà. Secondo gli specialisti, infatti, la protezione dalle conseguenze del caldo non riguarda soltanto l’assistenza sanitaria, ma anche la rete sociale intorno alle persone più fragili.

Per affrontare in modo più efficace le emergenze estive, il pronto soccorso di Legnago ha introdotto un nuovo protocollo operativo dedicato ai casi di colpo di calore. Il progetto, sviluppato dall’équipe guidata da Sabina Favaro con la collaborazione del direttore dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione Federico Girardini, stabilisce procedure precise per medici, infermieri e operatori sociosanitari.

L’obiettivo del protocollo è ridurre il tempo necessario per abbassare la temperatura corporea e prevenire complicanze potenzialmente irreversibili. Tra gli interventi previsti ci sono la misurazione accurata della temperatura attraverso un termometro faringeo, l’utilizzo di materiali refrigeranti e soluzioni reidratanti disponibili vicino alla shock room, oltre al raffreddamento rapido della superficie corporea con acqua fredda fino al raggiungimento di una temperatura di sicurezza intorno ai 39 gradi.

Dopo la fase iniziale di emergenza, i pazienti più gravi vengono trasferiti in rianimazione, mentre quelli con condizioni meno critiche ma con importanti problemi di disidratazione vengono accolti nell’Osservazione breve intensiva, dove vengono sottoposti a controlli clinici, esami specifici e terapie reidratanti.

Il nuovo modello di intervento sarà progressivamente esteso anche agli altri pronto soccorso dell’Ulss 9, con l’obiettivo di garantire una risposta uniforme e tempestiva durante i periodi di caldo estremo.

Redazione

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