Don Mazzi si è spento a 96 anni: l’eredità del fondatore di Exodus

Il sacerdote veronese, simbolo dell’impegno verso giovani e persone fragili, è morto a Milano nella sede della comunità che aveva creato oltre quarant’anni fa.

Don Mazzi

Don Antonio Mazzi è morto all’età di 96 anni, lasciando un segno profondo nel mondo dell’educazione, del volontariato e dell’assistenza ai giovani in difficoltà. Il sacerdote veronese si è spento il 31 luglio 2026 nella storica sede della Fondazione Exodus, all’interno del Parco Lambro di Milano, circondato dall’affetto dei ragazzi, degli educatori e dei collaboratori che hanno condiviso con lui un lungo percorso di impegno sociale.

Negli ultimi tempi le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate, alternando momenti di miglioramento a nuovi ricoveri. Nonostante la malattia, aveva continuato a seguire con interesse le attività della comunità Exodus, mantenendo vivo il contatto con i progetti educativi che avevano rappresentato la missione della sua vita.

L’opera che porta il nome Exodus nacque nel 1984 da un’esperienza diretta sul territorio milanese. In quegli anni il fenomeno della tossicodipendenza, in particolare quello legato all’eroina, colpiva duramente numerosi quartieri della città. Don Mazzi decise di rispondere a quell’emergenza con un modello fondato sull’accoglienza, sulla responsabilizzazione personale e sulla condivisione della vita quotidiana. Il progetto si sviluppò attraverso percorsi educativi che univano lavoro, sport, convivenza e crescita personale, offrendo un’alternativa concreta a migliaia di giovani.

Con il passare degli anni, la comunità si è ampliata fino a diventare una rete di strutture presenti in Italia e anche all’estero. Exodus ha accolto persone alle prese non solo con le dipendenze da sostanze, ma anche con forme di disagio psicologico, emarginazione sociale e nuove fragilità giovanili, consolidandosi come una delle realtà più conosciute nel settore del recupero e dell’inclusione.

La storia personale di don Mazzi affondava le radici a Verona, dove era nato il 30 novembre 1929 nel quartiere di San Massimo. L’infanzia fu segnata da importanti difficoltà economiche e dalla perdita del padre, scomparso quando Antonio aveva appena tredici mesi. Quell’assenza, ricordata più volte dallo stesso sacerdote, influenzò profondamente il suo percorso umano, alimentando il desiderio di diventare una figura di riferimento per chi cresceva senza sostegni familiari.

Da giovane non corrispondeva all’immagine del seminarista tradizionale. Si definiva spesso un ragazzo ribelle e poco incline alle regole, ma proprio quell’esperienza contribuì a sviluppare una particolare sensibilità verso i giovani più fragili. Entrò nell’Opera Don Calabria e venne ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Successivamente approfondì gli studi dedicati alla pedagogia, alla psicologia e alle problematiche dell’età evolutiva, competenze che sarebbero diventate fondamentali nel suo metodo educativo.

Un passaggio determinante della sua formazione arrivò durante l’alluvione del Polesine del 1951. L’impegno nell’assistenza alle famiglie e ai bambini colpiti dall’emergenza rafforzò la convinzione che il suo ruolo dovesse andare oltre il ministero sacerdotale, orientandosi verso una presenza concreta accanto a chi viveva situazioni di abbandono e sofferenza.

Parallelamente all’attività educativa, don Mazzi divenne anche un volto conosciuto dal grande pubblico. Scrittore, giornalista e protagonista di numerose trasmissioni televisive, utilizzò la notorietà per richiamare l’attenzione su temi come l’educazione, la famiglia, le dipendenze e l’emarginazione. Il suo stile diretto e spesso provocatorio contribuì a renderlo una delle figure più riconoscibili del panorama ecclesiale e sociale italiano.

Negli ultimi anni aveva concentrato le proprie energie sul futuro della Fondazione Exodus, promuovendo la formazione di nuovi educatori affinché il patrimonio costruito in oltre quattro decenni potesse proseguire anche dopo la sua scomparsa.

L’ultimo saluto a don Antonio Mazzi sarà celebrato lunedì 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. Rimane forte anche il legame con Verona, città d’origine del sacerdote e luogo dove ebbe inizio il percorso umano e spirituale che lo avrebbe portato a diventare un punto di riferimento per intere generazioni di giovani e operatori del sociale.

Redazione

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