Verona conferma il proprio ruolo centrale nella produzione di pomodoro da industria in Veneto, ma la campagna agricola in corso deve fare i conti con un’estate caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate. La crescita delle superfici coltivate si accompagna infatti alle difficoltà delle varietà a ciclo medio-tardivo e tardivo, maggiormente esposte agli effetti del caldo intenso.
Nel 2025 la provincia veronese ha raggiunto 1.874 ettari destinati alla coltivazione del pomodoro da industria, con un incremento del 23% rispetto ai 1.150 ettari dell’anno precedente. Un dato che consolida la leadership del territorio scaligero, da cui proviene circa il 66% della produzione regionale.
Anche il Veneto nel suo complesso registra un aumento delle superfici coltivate, arrivando vicino ai 3.000 ettari complessivi, con una crescita superiore al 25% rispetto alla precedente annata agricola.
L’inizio della stagione si è presentato più favorevole rispetto al 2024, quando le colture avevano subito gli effetti negativi delle abbondanti piogge primaverili e delle temperature inferiori alla media. Le prime raccolte hanno restituito risultati soddisfacenti, soprattutto per le produzioni precoci.
A spiegare l’andamento della campagna è Marco Giavoni, responsabile della sezione “Pomodoro da industria e orticole” di Confagricoltura Verona e titolare dell’azienda agricola “La Colombarola” di Nogarole Rocca. Secondo l’analisi degli operatori, i pomodori precoci trapiantati a metà aprile hanno mostrato buone performance, con rese comprese tra 900 e 1.000 quintali per ettaro, fatta eccezione per alcune aree danneggiate dalla grandine.
Dal punto di vista qualitativo, il prodotto raccolto finora viene giudicato positivamente. Le bacche presentano caratteristiche apprezzate per consistenza e profumo, confermando un buon livello della produzione iniziale.
Anche per le coltivazioni medio-precoci, con raccolti previsti nella prima parte di settembre, le prospettive restano incoraggianti. Queste colture, infatti, avevano già raggiunto un adeguato sviluppo prima dell’arrivo delle temperature più elevate tra giugno e luglio, riuscendo a sopportare meglio lo stress climatico.
Più delicata appare invece la situazione per i pomodori medio-tardivi e tardivi. Queste varietà hanno affrontato direttamente la fase più calda dell’estate e, secondo gli agricoltori, il caldo prolungato avrebbe avuto conseguenze sullo sviluppo delle piante.
Le alte temperature potrebbero ridurre il numero di frutti per pianta e determinare un calo delle rese finali, con possibili ripercussioni sulla produzione complessiva della stagione.
Il comparto deve inoltre confrontarsi con un contesto climatico sempre più difficile da prevedere. Eventi estremi come improvvise precipitazioni intense o lunghi periodi di calore possono compromettere la crescita delle colture e aumentare i rischi economici per le aziende agricole.
Nonostante le criticità, il pomodoro da industria continua a rappresentare una coltura interessante per il territorio. Un elemento favorevole è il contenimento dei consumi idrici ottenuto attraverso tecniche moderne come l’irrigazione a manichetta, che permette di utilizzare l’acqua in modo più efficiente e di limitare anche alcune problematiche legate alle malattie fungine.
Sul fronte economico, il settore mantiene una buona attrattività per gli agricoltori, anche se le quotazioni risultano leggermente inferiori rispetto all’anno precedente. Il prezzo indicato per la stagione è di circa 132 euro a tonnellata contro i 142 euro del 2025.
L’interesse verso questa coltura continua comunque a crescere, anche per le difficoltà che stanno interessando altre produzioni agricole tradizionali come riso, frumento, mais e soia.
Il pomodoro da industria si conferma così una risorsa importante per la sopravvivenza delle aziende agricole venete, in un periodo segnato da forte instabilità dei mercati e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.
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