Gli ambienti sotterranei del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona ospitano una grande esposizione dedicata a Dorothea Lange, una delle figure più importanti della fotografia documentaria del XX secolo. Dal 30 luglio al 1° novembre 2026, il pubblico uò visitare una mostra composta da circa 200 immagini che raccontano alcune delle fasi più complesse della storia americana attraverso il punto di vista umano e sociale dell’artista.
L’esposizione è organizzata dal Comune di Verona e prodotta da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino. La mostra è curata da Walter Guadagnini e Monica Poggi e propone un viaggio fotografico tra gli anni della Grande Depressione, le migrazioni interne negli Stati Uniti e il drammatico periodo dell’internamento dei cittadini americani di origine giapponese durante la Seconda guerra mondiale.
La fotografia di Dorothea Lange tra storia e testimonianza sociale
Dorothea Lange è ricordata come una delle più grandi interpreti della fotografia sociale americana. Le sue immagini hanno saputo raccontare momenti di crisi e cambiamento mettendo sempre al centro le persone, i loro volti e le loro condizioni di vita.
La mostra agli Scavi Scaligeri restituisce la forza di uno sguardo capace di trasformare la fotografia in uno strumento di conoscenza e denuncia civile.
Tra i temi affrontati nel percorso espositivo emergono povertà, disuguaglianze, discriminazioni, difficoltà economiche e conseguenze delle crisi ambientali. Le fotografie mostrano un Paese attraversato da profonde trasformazioni, lontano dall’immagine di generale prosperità spesso associata agli Stati Uniti degli anni Trenta e Quaranta.
L’assessora alla Cultura Marta Ugolini ha sottolineato il valore dell’esposizione, evidenziando come gli scatti di Lange permettano di riscoprire realtà sociali difficili attraverso immagini di luoghi, persone e momenti quotidiani.
Dalla Grande Depressione alle migrazioni americane
Il percorso della mostra accompagna i visitatori negli Stati Uniti colpiti dalla crisi economica degli anni Trenta. Le prime fotografie documentano gli effetti della Grande Depressione nelle aree urbane, tra disoccupazione, proteste sociali e difficoltà quotidiane.
Successivamente l’obiettivo di Lange si sposta sulle grandi migrazioni interne provocate dalla crisi agricola, dalla siccità e dalle tempeste di sabbia che colpirono vaste zone del Paese.
Nel 1935 la fotografa entra nel gruppo di autori incaricati dalla Farm Security Administration, l’agenzia governativa nata nell’ambito del New Deal per documentare le condizioni delle comunità rurali più colpite dalla crisi.
Insieme all’economista Paul S. Taylor, Lange attraversa numerosi Stati raccogliendo immagini e testimonianze dei lavoratori agricoli migranti.
Migrant Mother, il simbolo della fotografia del Novecento
Uno dei momenti centrali dell’esposizione è dedicato a Migrant Mother, il celebre ritratto realizzato nel 1936 a Florence Owens Thompson, diventato una delle fotografie più conosciute della storia.
L’immagine rappresenta il volto umano della crisi economica americana e ha trasformato una vicenda individuale in un simbolo universale di difficoltà e resilienza.
Accanto a questo scatto iconico sono presenti altre fotografie che raccontano la vita nei campi improvvisati dei migranti, conosciuti come “jungles”, dove migliaia di famiglie vivevano in condizioni precarie alla ricerca di lavoro e stabilità.
Le immagini di Lange non si limitano però a mostrare la sofferenza: attraverso composizione, attenzione ai dettagli e rispetto dei soggetti fotografati, restituiscono dignità alle persone ritratte.
Le disuguaglianze sociali nel Sud degli Stati Uniti
Un’altra sezione della mostra è dedicata al lavoro svolto da Lange e Paul S. Taylor nel Sud degli Stati Uniti a partire dal 1937.
Le fotografie documentano la situazione dei braccianti impegnati nelle grandi piantagioni di cotone, tabacco e mais, evidenziando le profonde differenze economiche e la segregazione razziale ancora presente nel Paese.
Gli scatti raccontano condizioni di sfruttamento e povertà, dando visibilità a comunità spesso escluse dal racconto pubblico.
La ricerca fotografica contribuì anche a rendere più evidente la necessità di interventi pubblici a sostegno delle popolazioni rurali. Le immagini mostrarono infatti gli effetti delle politiche della Farm Security Administration e dei nuovi programmi destinati ai lavoratori migranti.
Il racconto dell’internamento degli americani di origine giapponese
La parte finale della mostra affronta uno dei capitoli più intensi e meno conosciuti del lavoro di Lange: il periodo successivo all’attacco giapponese di Pearl Harbor.
Durante la Seconda guerra mondiale, la fotografa ricevette dalla War Relocation Authority l’incarico di documentare il trasferimento forzato di oltre 110 mila cittadini statunitensi di origine giapponese nei campi di internamento.
Lange, pur contraria a questa politica insieme al marito, realizzò una serie di immagini che raccontano la perdita della libertà e lo sconvolgimento della vita quotidiana di migliaia di persone.
Le fotografie mostrano bambini, famiglie e anziani costretti ad abbandonare le proprie case, trasformando una decisione politica in una testimonianza umana della sua drammaticità.
Gli Scavi Scaligeri tornano protagonisti della cultura fotografica
La mostra rappresenta anche un’occasione per valorizzare nuovamente gli spazi degli Scavi Scaligeri, riaperti al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura.
Le circa 200 fotografie esposte provengono dalle collezioni della Library of Congress di Washington e della New York Public Library e permettono di conoscere l’opera di una fotografa che ha segnato profondamente il rapporto tra immagini, memoria e società.
A distanza di quasi un secolo, il lavoro di Dorothea Lange continua a parlare al presente, ricordando come dietro ogni crisi economica, sociale o politica esistano sempre storie personali, volti e comunità.
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