La laurea continua a rappresentare un vantaggio significativo nel mercato del lavoro italiano, sia in termini di opportunità professionali sia di retribuzione. A confermarlo è lo University Report 2026 dell’Osservatorio JobPricing, che ha analizzato il rapporto tra istruzione superiore, salari e percorsi di carriera.
Secondo lo studio, nel 2025 chi possiede un titolo universitario ha raggiunto una retribuzione annua lorda (RAL) media di 42.378 euro, contro i 30.999 euro percepiti mediamente da chi non ha completato gli studi universitari.
Il differenziale economico tra laureati e non laureati arriva quindi al 37%, evidenziando il valore della formazione accademica nel lungo periodo.
Il rapporto evidenzia però anche differenze rilevanti tra atenei, discipline studiate e capacità dei territori di valorizzare le competenze acquisite.
I laureati dell’Università di Verona sopra la media nazionale
I dati dedicati all’Università di Verona mostrano una situazione positiva soprattutto nelle prime fasi della carriera.
Tra i laureati scaligeri di età compresa tra 25 e 34 anni, la retribuzione annua lorda media si attesta a 34.784 euro, un valore superiore dell’1% rispetto alla media nazionale della stessa fascia anagrafica.
Con il passare degli anni la crescita professionale porta gli ex studenti dell’ateneo veronese a raggiungere una RAL media di 39.145 euro nella fascia tra 45 e 54 anni.
L’incremento complessivo durante il percorso lavorativo è quindi pari al 12,5%, un dato positivo ma inferiore rispetto ad altri atenei italiani. Per esempio, l’Università di Pavia registra una crescita retributiva del 108,2% lungo la carriera.
A Verona prevalgono gli impiegati tra i laureati occupati
La composizione professionale dei laureati dell’Università di Verona mostra una netta prevalenza di ruoli impiegatizi.
Gli impiegati rappresentano l’87% degli occupati laureati, mentre i quadri costituiscono il 10% e i dirigenti il 3%.
Questi dati evidenziano come il titolo universitario favorisca l’accesso al mercato del lavoro qualificato, ma non sempre conduca rapidamente verso posizioni manageriali.
La crescita professionale dipende infatti da diversi fattori, tra cui settore lavorativo, esperienza maturata e capacità del sistema produttivo di valorizzare le competenze.
Il costo della laurea: a Verona servono quasi 20 anni per recuperare l’investimento
Tra gli indicatori analizzati dal report figura anche l’University Payback, un parametro che misura il tempo necessario per recuperare economicamente l’investimento sostenuto per conseguire una laurea.
Per chi studia all’Università di Verona il periodo medio di recupero è di 19,1 anni.
La situazione cambia per gli studenti fuori sede, che devono sostenere costi aggiuntivi legati ad affitti, spostamenti e mantenimento. In questo caso il tempo necessario sale a 22,4 anni.
Il confronto nazionale mostra differenze importanti: il Politecnico di Torino, ad esempio, permette di recuperare l’investimento universitario mediamente in circa 13 anni.
L’Italia investe meno in istruzione rispetto all’Europa
Il rapporto evidenzia anche alcune criticità strutturali del sistema educativo italiano.
Il nostro Paese destina all’istruzione circa il 4% del PIL, una quota inferiore rispetto alla media europea del 4,8%.
Anche la percentuale di giovani con un titolo di istruzione terziaria resta distante dagli standard internazionali: nella fascia 25-34 anni solo il 31,6% degli italiani possiede una formazione universitaria, contro il 48,7% della media OCSE.
Rimane inoltre rilevante il fenomeno dei neet, ovvero giovani che non studiano e non lavorano. La percentuale italiana tra i 15 e i 29 anni è del 12,2%, superiore alla media europea del 10,1%.
Le competenze STEM garantiscono maggiori opportunità economiche
Il mercato del lavoro continua a premiare soprattutto le competenze scientifiche, tecnologiche e ingegneristiche.
Tra i percorsi più remunerativi emergono quelli legati alle discipline STEM. Un laureato in ingegneria chimica, ad esempio, può raggiungere una retribuzione media di 37.693 euro già nei primi anni di carriera.
Le aree umanistiche e storiche risultano invece nella parte più bassa della classifica, con una retribuzione media di 32.049 euro.
Questo divario conferma come la domanda delle imprese sia sempre più orientata verso profili tecnici e digitali.
Sovraistruzione e competenze digitali: le nuove sfide
Un altro elemento critico riguarda la sovraistruzione, cioè la situazione in cui una persona laureata svolge un lavoro per il quale sarebbe sufficiente un titolo inferiore.
Il fenomeno interessa il 36% dei laureati occupati tra 25 e 34 anni. La percentuale è più alta tra le donne, con il 38,1%, rispetto al 33% degli uomini.
Parallelamente, la trasformazione digitale sta modificando rapidamente le richieste del mercato.
L’Italia registra ancora un ritardo nelle competenze tecnologiche: soltanto il 22,2% della popolazione possiede competenze digitali superiori al livello base.
Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa tra i giovani italiani resta sotto la media europea: il 47,2% contro il 63,8%.
Le imprese indicano proprio la mancanza di competenze adeguate come uno dei principali ostacoli all’adozione delle nuove tecnologie, segnalato nel 58,6% dei casi.30
La laurea resta un investimento strategico nel lungo periodo
Nonostante le difficoltà del sistema italiano, il rapporto conferma che il titolo universitario mantiene un valore economico importante.
Il vantaggio salariale rispetto ai non laureati aumenta con l’età fino ad arrivare al 68% per gli over 55.
La laurea rappresenta quindi un investimento ancora solido, ma i risultati dipendono sempre più dalla scelta del percorso formativo, dalle competenze sviluppate e dalla capacità di collegare gli studi alle esigenze reali delle aziende.
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