Scegliere un percorso universitario continua ad avere un peso significativo sulle prospettive professionali e sul livello degli stipendi. I dati più recenti confermano che una laurea garantisce mediamente maggiori opportunità occupazionali e retribuzioni più alte rispetto al solo diploma, ma le differenze tra i vari corsi di studio possono essere molto ampie.
Secondo l’University Report 2025 dell’Osservatorio JobPricing, nel mercato del lavoro italiano un laureato percepisce in media una retribuzione annua lorda superiore ai 41.700 euro, mentre chi possiede al massimo un diploma si ferma poco sopra i 30mila euro. Un divario che tende ad aumentare con il passare degli anni e con la crescita dell’esperienza professionale.
La differenza emerge anche nelle fasce d’età più avanzate. Tra i lavoratori tra i 25 e i 34 anni, infatti, il vantaggio economico di chi possiede una laurea è già evidente, mentre nelle fasce successive il divario aumenta ulteriormente, arrivando a livelli molto più marcati tra gli over 55.
A incidere maggiormente sulle possibilità di guadagno sono soprattutto le lauree legate alle discipline scientifiche, tecnologiche ed economiche. Le aree Stem, in particolare ingegneria, informatica e alcuni percorsi economico-finanziari, risultano oggi tra quelle maggiormente richieste dal mercato del lavoro.
Tra i corsi più remunerativi spicca ingegneria, anche se con differenze tra i vari indirizzi. L’ingegneria chimica e dei materiali registra una retribuzione annua lorda media di circa 37.700 euro, seguita dall’ingegneria meccanica con 37.300 euro, dall’ingegneria gestionale con 36.900 euro e da quella delle costruzioni con 35.700 euro.
Anche il settore digitale mantiene una posizione di rilievo grazie alla crescente domanda di professionisti legati all’innovazione tecnologica, alla trasformazione digitale e allo sviluppo dei sistemi informatici.
A Verona, secondo i dati analizzati, il quadro occupazionale dei laureati risulta particolarmente positivo. A cinque anni dal conseguimento della laurea magistrale, il 95,9% dei laureati risulta occupato, una percentuale superiore alla media nazionale.
Per quanto riguarda gli stipendi, chi consegue una laurea magistrale nell’area economico-finanziaria può contare su una crescita progressiva della retribuzione. A un anno dal titolo lo stipendio netto mensile medio si aggira intorno ai 1.730 euro, mentre dopo cinque anni può arrivare a circa 2.130 euro al mese.
Più complessa appare invece la situazione per alcuni percorsi umanistici, dove le retribuzioni medie risultano generalmente più contenute, intorno ai 19mila euro annui. Secondo gli esperti, questa differenza riflette una trasformazione più ampia del mercato del lavoro, caratterizzato da una crescente polarizzazione.
La digitalizzazione, l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno modificando la struttura delle professioni: aumentano le richieste per figure altamente specializzate, mentre molte attività ripetitive vengono progressivamente sostituite dalla tecnologia.
Un altro tema centrale riguarda la fuga dei giovani laureati verso l’estero. Ogni anno circa 140mila persone lasciano l’Italia per cercare opportunità professionali fuori dai confini nazionali. Una situazione che rappresenta una perdita non solo economica, ma anche in termini di innovazione, competenze e capacità competitiva.
Gli esperti sottolineano infatti che non basta aumentare il numero dei laureati: è necessario creare un sistema produttivo capace di valorizzare le competenze acquisite e offrire opportunità adeguate ai giovani qualificati.
Anche l’università frequentata può incidere sulle prospettive economiche future. Nella classifica nazionale delle retribuzioni medie dei laureati tra i 25 e i 34 anni, elaborata prendendo in considerazione 80 atenei, al primo posto si trova la Bocconi con una Ral media di 42.007 euro. Seguono il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università Cattolica e l’Università di Parma.
L’Università di Verona si posiziona al quindicesimo posto con una retribuzione annua lorda media di circa 34.800 euro. I dati confermano quindi che il titolo universitario resta un investimento importante, ma la scelta dell’indirizzo di studi può incidere profondamente sul futuro professionale.
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