West Nile nel Veronese, otto casi e un cavallo sotto osservazione

La circolazione del virus è iniziata prima del previsto: colpite soprattutto Bassa ed Est Veronese, sette persone ricoverate

zanzara

La stagione della West Nile nel territorio veronese registra i primi casi del 2026 con una diffusione concentrata soprattutto nella Bassa e nell’Est della provincia. Dall’inizio dell’estate sono otto le persone risultate positive al virus, tutte residenti nei territori seguiti dai distretti sanitari della Pianura Veronese e dell’Est Veronese.

Secondo i dati disponibili, i pazienti coinvolti hanno un’età compresa tra i 40 e gli 85 anni. Di questi, sette hanno avuto bisogno del ricovero ospedaliero, mentre due hanno sviluppato forme neuroinvasive della malattia. Il dato positivo è che, fino a questo momento, non sono stati registrati decessi collegati all’infezione.

La maggior parte dei casi riguarda il Distretto 3 della Pianura Veronese, che comprende 25 Comuni. Sei episodi sono stati segnalati tra Villa Bartolomea, Legnago, Bonavigo, Bovolone e Zevio. Il primo caso regionale del 2026 era stato individuato proprio a giugno a Villa Bartolomea, con il paziente successivamente dimesso dall’ospedale.

Altri due casi sono stati rilevati nel Distretto 2 dell’Est Veronese, che comprende 26 Comuni. In particolare, il virus è stato riscontrato a Cologna Veneta e Selva di Progno. Nel primo caso la persona coinvolta non ha avuto necessità di ricovero.

L’attuale stagione evidenzia un anticipo della circolazione virale rispetto agli anni precedenti, favorito dalle condizioni climatiche registrate nei mesi scorsi.

Secondo gli esperti dell’Ulss 9 Scaligera, temperature elevate già dalla fine di maggio e un’elevata presenza di umidità hanno creato condizioni favorevoli alla diffusione delle zanzare, principali vettori del virus. La finestra temporale in cui l’arbovirosi può circolare si è progressivamente ampliata negli ultimi anni, iniziando prima e proseguendo generalmente fino alla fine di ottobre.

Le aree maggiormente interessate risultano quelle della pianura e della zona orientale della provincia, territori caratterizzati dalla presenza di fossati, canali e ristagni d’acqua che possono favorire la proliferazione delle zanzare.

A incidere sul contenimento dei casi sono anche le attività di prevenzione messe in campo dai Comuni attraverso i trattamenti larvicidi. Un ruolo importante viene però attribuito anche ai cittadini, chiamati a eliminare possibili raccolte d’acqua stagnante nelle aree private.

Dopo gli episodi di maltempo delle ultime settimane aumenta l’attenzione su giardini, terrazzi e cortili, dove sottovasi, secchi, annaffiatoi e altri contenitori possono diventare ambienti favorevoli allo sviluppo delle zanzare.

La West Nile viene trasmessa soprattutto dalla zanzara comune Culex pipiens e nella maggior parte dei casi può presentarsi senza sintomi evidenti. Le situazioni più delicate riguardano soprattutto anziani, persone con più patologie e soggetti fragili, per i quali l’infezione può avere conseguenze più serie.

La sorveglianza riguarda anche il mondo animale. Gli animali possono infatti rappresentare un indicatore della presenza del virus in determinate zone. In questo contesto è stato segnalato un caso sospetto a Zimella, dove un cavallo è risultato affetto da sintomi compatibili con la West Nile, compresi disturbi di tipo neurologico.

Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare la presenza del virus nell’animale e definire le eventuali misure da adottare.

Il monitoraggio della West Nile prosegue quindi attraverso il controllo dei casi umani, la sorveglianza sulle zanzare e l’osservazione degli animali, strumenti considerati fondamentali per individuare tempestivamente la circolazione del virus.

Redazione

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