Verona ha tributato un ultimo, emozionante saluto a Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che ha scritto una delle pagine più straordinarie della storia del calcio italiano guidando l’Hellas Verona alla conquista dello storico scudetto nella stagione 1984-1985. La Basilica di San Zeno ha accolto familiari, istituzioni, tifosi ed ex calciatori per celebrare la figura di un uomo rimasto nel cuore della città non solo per i risultati sportivi, ma anche per le sue qualità umane.
All’esterno della basilica si sono radunate migliaia di persone, desiderose di rendere omaggio a un tecnico che, con discrezione e semplicità , è diventato un simbolo di Verona. L’affetto della comunità ha trasformato il funerale in un momento di grande partecipazione collettiva, confermando il legame profondo che Bagnoli aveva costruito con il territorio.
Tra i presenti non potevano mancare i protagonisti dell’indimenticabile impresa tricolore. Hanno partecipato alle esequie il capitano Roberto Tricella, Preben Elkjaer, Antonio Di Gennaro, Giuseppe Galderisi, Pierino Fanna, Domenico Volpati e numerosi altri componenti della squadra campione d’Italia. Presenti anche i rappresentanti dell’attuale Hellas Verona, guidati dall’allenatore Marco Baroni, a testimonianza della continuità di un’eredità sportiva che continua a ispirare il club gialloblù.
Anche le istituzioni hanno voluto essere vicine alla famiglia e alla città . Hanno preso parte alla cerimonia il sindaco di Verona Damiano Tommasi, il presidente della Provincia Flavio Pasini, mentre il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha fatto pervenire una corona di fiori in segno di cordoglio.
Particolarmente toccanti le parole dei nipoti di Osvaldo Bagnoli, che hanno ricordato il carattere riservato e genuino del nonno. Tra i ricordi condivisi è emersa una delle sue espressioni più amate, “Corri piano”, una frase che racchiudeva il suo modo di affrontare la vita con equilibrio e serenità . I familiari hanno raccontato di essere rimasti sorpresi dall’immenso affetto dimostrato dalla città nei confronti di un uomo tanto umile, ricordando anche come conservasse con semplicità perfino le chiavi della città ricevute in segno di riconoscenza.
Durante l’omelia, il vescovo ha richiamato il valore sociale e umano dello storico successo sportivo dell’Hellas Verona. Secondo il suo intervento, la conquista dello scudetto rappresentò molto più di una vittoria calcistica, diventando il simbolo di una comunità capace di ritrovarsi unita nonostante differenze sociali, culturali, economiche e politiche. Un esempio di come lo sport possa creare relazioni autentiche e rafforzare il senso di appartenenza.
Il vescovo ha inoltre ricordato l’ironia che contraddistingueva Bagnoli, citando uno degli episodi più celebri della sua carriera. In occasione di un’indagine della polizia per un vetro rotto, l’allenatore indicò scherzosamente lo spogliatoio della squadra avversaria pronunciando la frase: “Se cercate i ladri, sono di là ”. Un’uscita che sintetizzava perfettamente il suo spirito arguto e il forte senso di giustizia che lo accompagnava.
La cerimonia si è trasformata così in un momento di memoria condivisa, nel quale sport, istituzioni e cittadini hanno ricordato una figura destinata a rimanere nella storia della città . Osvaldo Bagnoli lascia un’eredità che va oltre il calcio, fatta di umiltà , rispetto e capacità di creare un gruppo unito, valori che hanno reso possibile una delle imprese sportive più sorprendenti del calcio italiano e che continuano ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per l’Hellas Verona e per tutti i suoi tifosi.
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