Lavoro in Veneto, il 2026 parte con oltre 76mila nuovi posti

Nel primo semestre dell’anno il mercato occupazionale regionale registra un saldo positivo superiore a quello del 2025. Verona tra le province con la crescita più significativa

Il mercato del lavoro veneto chiude la prima metà del 2026 con un bilancio positivo, confermando una crescita dell’occupazione dipendente rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto “La Bussola” di Veneto Lavoro, tra gennaio e giugno sono stati registrati 76.500 posti di lavoro dipendente in più, un risultato leggermente superiore rispetto al saldo di +75.400 posizioni rilevato nei primi sei mesi del 2025.

La crescita occupazionale è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo determinato, che rappresentano la componente principale del saldo complessivo. I rapporti di lavoro a termine sono aumentati di 61.900 unità, mentre quelli a tempo indeterminato hanno fatto segnare un incremento di 13.000 posizioni. L’apprendistato, invece, mantiene un andamento stabile con circa 1.600 nuovi posti.

Il quadro regionale evidenzia quindi una dinamica ancora favorevole, anche se con caratteristiche diverse rispetto al passato. La crescita della componente stabile risulta infatti più contenuta rispetto al primo semestre del 2025, quando i contratti a tempo indeterminato erano aumentati di 16.900 unità.

Verona tra le province più dinamiche

Il saldo positivo riguarda tutte le province venete, anche se con differenze significative. In generale, il risultato del 2026 appare inferiore rispetto all’anno precedente in quasi tutti i territori, con due eccezioni rappresentate da Verona e Rovigo, dove la crescita risulta più favorevole.

A trainare l’aumento dei posti di lavoro sono soprattutto Venezia, con +37.868 posizioni lavorative, e Verona, con +25.592. Più contenuti invece i risultati delle altre province: Padova registra +4.332 posti, Rovigo +3.411, Vicenza +2.919, Treviso +2.219 e Belluno +170.

Per quanto riguarda la provincia scaligera, il dato risulta particolarmente positivo anche rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La domanda di lavoro a Verona è infatti cresciuta, contribuendo al risultato regionale complessivo.

Aumentano le richieste di personale

Nel primo semestre del 2026 anche la domanda di lavoro ha registrato un incremento, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. L’aumento ha coinvolto lavoratori di entrambi i generi e ha interessato in modo particolare le fasce di età più mature, per le quali la crescita è stata dell’8%.

Resta comunque elevata la presenza del lavoro part-time, che rappresenta il 31,8% delle nuove assunzioni. Il fenomeno riguarda soprattutto l’occupazione femminile, anche se per le donne si registra un lieve calo dell’incidenza, scesa al 46,4%.

Parallelamente sono aumentate anche le cessazioni dei rapporti di lavoro, con un incremento del 4%. La crescita riguarda soprattutto la conclusione dei contratti a termine, aumentata del 10%, mentre risultano più contenuti gli incrementi dei licenziamenti disciplinari (+4%) e dei licenziamenti economici individuali (+1%). Diminuiscono invece i licenziamenti collettivi (-10%) e le dimissioni (-2%).

Industria e servizi: andamento differenziato

Analizzando i settori economici, il 2026 mostra risultati positivi in tutti i comparti principali. Il settore primario registra un miglioramento con 9.200 posizioni lavorative aggiuntive e un aumento delle assunzioni dell’1,1%.

Anche industria e servizi mantengono un saldo positivo, rispettivamente con +9.000 e +58.200 posti di lavoro. Tuttavia, nel comparto industriale emerge un rallentamento legato soprattutto al settore delle costruzioni, che registra una crescita occupazionale di 2.800 posizioni, inferiore rispetto alle 4.400 dello stesso periodo del 2025. Le assunzioni nel comparto edilizio sono diminuite del 7%.

Situazione più favorevole invece per il settore metalmeccanico, che ha segnato 3.100 nuovi posti di lavoro e un aumento delle assunzioni del 3,4%. Risultati positivi anche per alcune aree del made in Italy, in particolare industria alimentare, occhialeria e tessile-abbigliamento, quest’ultimo con un saldo leggermente negativo.

Turismo e terziario sostengono la crescita

Nel settore dei servizi il turismo continua a rappresentare uno dei principali motori dell’occupazione regionale. Nonostante un rallentamento registrato nel mese di giugno, il comparto mantiene valori vicini a quelli dell’anno precedente.

La crescita riguarda anche commercio al dettaglio, logistica e servizi di pulizia, settori che hanno contribuito al saldo positivo complessivo del mercato del lavoro veneto.La sfida dei prossimi mesi sarà consolidare la crescita e favorire una maggiore diffusione dei contratti stabili, in un contesto economico caratterizzato da trasformazioni nei diversi settori produttivi.

Redazione

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