La Valpolicella continua a rappresentare una delle principali eccellenze del panorama vitivinicolo italiano, consolidando la propria presenza sui mercati internazionali e mantenendo un ruolo di primo piano nel Veneto. È quanto emerge dalla sesta edizione del Valpolicella Annual Report, presentata a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, alla presenza del presidente della Regione Alberto Stefani, del consigliere regionale Alberto Bozza e dei rappresentanti del Consorzio tutela vini Valpolicella.
Nel 2025 la denominazione ha raggiunto una produzione di quasi 57,5 milioni di bottiglie, distribuite in 87 Paesi del mondo. Il dato segna una flessione del 3% rispetto all’anno precedente, interpretata dal Consorzio come una fase di riequilibrio dei volumi, senza compromettere il valore complessivo della denominazione.
Il territorio della Valpolicella comprende 8.614 ettari di vigneto, distribuiti tra 19 comuni e 11 vallate, con una filiera composta da oltre 2.200 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori. Verona si conferma il comune con la maggiore superficie vitata, pari al 15% del totale, seguita da Negrar e San Pietro in Cariano (13% ciascuno) e Illasi (11%). Insieme, questi quattro comuni concentrano oltre la metà dell’intera superficie vitata della denominazione.
Dal punto di vista varietale, la Corvina resta il vitigno simbolo della Valpolicella, rappresentando il 56% della superficie coltivata. Seguono Rondinella e Corvinone, entrambe con una quota del 19%, mentre la Molinara mantiene una presenza del 2%.
Sul fronte produttivo, nel 2025 sono stati raccolti 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all’appassimento, un quantitativo che riporta i livelli produttivi a quelli registrati nel 2016.
L’imbottigliamento ha interessato tutte le principali tipologie della denominazione. L’Amarone e il Recioto hanno raggiunto 13,58 milioni di bottiglie, con una diminuzione del 2,4%. Il Valpolicella Ripasso si è attestato a 27,37 milioni di bottiglie, registrando un calo del 3,7%, mentre il Valpolicella Doc ha totalizzato 16,5 milioni di bottiglie, in flessione del 2,7%.
Secondo il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini, l’attuale scenario internazionale impone una gestione orientata alla valorizzazione della denominazione più che all’incremento dei volumi. L’obiettivo resta quello di sostenere la competitività delle imprese attraverso investimenti nella promozione e una programmazione produttiva equilibrata, con una visione di lungo periodo.
Anche il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha ribadito come il successo della denominazione sia legato soprattutto alla qualità del prodotto, sottolineando che il nome Valpolicella rappresenta ormai un punto di riferimento internazionale per l’enologia italiana.
Il rapporto evidenzia inoltre una filiera caratterizzata dalla presenza di aziende di dimensioni differenti. Nelle realtà più piccole prevale la produzione del Valpolicella Doc, mentre nelle imprese medio-piccole, medio-grandi e grandi è il Ripasso a rappresentare la quota maggiore dell’imbottigliato. Rimane invece stabile il peso di Amarone e Recioto, che costituiscono tra il 19% e il 26% della produzione complessiva delle diverse categorie aziendali.
Sul fronte dell’internazionalizzazione, il Consorzio ha promosso nel corso del 2025 27 iniziative in 16 Paesi distribuiti tra Europa, America, Asia e Oceania, confermando la strategia di rafforzamento della presenza dei vini della Valpolicella sui mercati esteri e il valore crescente del marchio a livello globale.
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