La villa dei coniugi Marco Steffenoni e Maria Teresa Nizzola, immersa tra le colline di Montericco e i vigneti della Valpolicella, sarà trasformata in un’oasi naturale affidata al WWF. La decisione nasce dalle ultime volontà della coppia, iscritta all’associazione ambientalista fin dagli anni Ottanta, che ha scelto di destinare il proprio patrimonio alla tutela dell’ambiente.
Il lascito comprende la villa, il parco circostante e i terreni collegati alla proprietà. Il valore complessivo dell’eredità è stimato in circa 1,5 milioni di euro e i proventi generati dagli immobili e dalle aree agricole saranno utilizzati per sostenere la gestione futura dell’area protetta.
Il progetto rappresenta il compimento di una scelta maturata dai due coniugi nel corso della loro vita, caratterizzata da un forte legame con la natura e da una particolare attenzione alle tematiche ambientali.
La scoperta della tragedia nella villa di Montericco
La storia della coppia aveva attirato l’attenzione pubblica dopo il ritrovamento dei loro corpi, avvenuto il 15 marzo 2025. A entrare nell’abitazione furono tre appassionati di esplorazione urbana, convinti che la villa fosse ormai abbandonata.
All’esterno avevano notato alcuni segnali che facevano pensare a un edificio non frequentato, tra cui una cassetta della posta piena di corrispondenza. Una volta entrati nella casa, però, fecero una scoperta drammatica.
Il corpo di Maria Teresa Nizzola fu trovato davanti al camino, mentre quello del marito Marco Steffenoni era nella camera da letto al piano superiore. Le autorità intervennero immediatamente e l’immobile venne posto sotto sequestro per consentire gli accertamenti.
La morte causata dal monossido di carbonio
Le indagini medico-legali stabilirono successivamente che i due coniugi erano morti nel dicembre 2024, circa tre mesi prima del ritrovamento.
Secondo gli accertamenti, la causa del decesso fu un’intossicazione da monossido di carbonio provocata da un malfunzionamento del camino presente nell’abitazione.
Gli esami autoptici indicarono inoltre che Maria Teresa Nizzola era deceduta alcune ore prima rispetto al marito.
Una vita riservata lontano dalla città
Per circa vent’anni Marco Steffenoni e Maria Teresa Nizzola avevano scelto uno stile di vita molto riservato, limitando progressivamente i rapporti con l’esterno.
L’isolamento della coppia era aumentato dopo la chiusura dello studio odontoiatrico di Steffenoni, situato nel centro storico di Verona. La riduzione dei contatti sociali fece sì che la loro scomparsa non venisse notata per diversi mesi.
Le salme rimasero per oltre un anno presso l’Istituto di Medicina Legale dell’ospedale di Borgo Roma, mentre venivano completate le procedure legate all’eredità e all’accettazione del lascito da parte del WWF.
Nel febbraio 2026 i due coniugi furono infine sepolti nella cappella di famiglia di Maria Teresa Nizzola, situata nel territorio mantovano.
La villa sorvegliata in attesa della trasformazione ambientale
Dopo la scoperta della tragedia, la proprietà è stata più volte oggetto dell’interesse di curiosi e tentativi di intrusione.
Durante il periodo pasquale del 2025 alcuni esploratori urbani si imbatterono in persone intente a smontare componenti di automobili di lusso custodite nella villa. In seguito, due persone provenienti dal Piemonte sono state arrestate con l’accusa di essersi recate nella zona con l’intenzione di compiere nuovi furti.
Per proteggere la proprietà in attesa della nascita dell’oasi naturalistica, l’area è oggi controllata attraverso un sistema di videosorveglianza.
Il futuro della villa sarà quindi legato alla conservazione della biodiversità e alla tutela del territorio della Valpolicella, trasformando un patrimonio privato in una risorsa ambientale aperta alla comunità.
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