Il mercato della droga a Verona cambia volto: alcune aree storicamente problematiche risultano oggi maggiormente controllate, mentre altre continuano a essere monitorate dalle forze dell’ordine per la presenza di attività di spaccio. È il quadro che emerge dall’analisi della Squadra Mobile scaligera dopo una recente operazione che ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari nei confronti di persone coinvolte, a vario titolo, in episodi legati a rapine aggravate e detenzione ai fini di spaccio di importanti quantitativi di sostanze stupefacenti.
Secondo gli investigatori, la criminalità legata agli stupefacenti in città presenta una distribuzione differenziata per zone e per tipologia di sostanza trattata. Le dinamiche del mercato vedono gruppi diversi concentrarsi su specifiche droghe e aree della città, con una presenza variabile nel tempo.
Tra le zone individuate, i bastioni rappresentano soprattutto un punto strategico per il deposito e lo stoccaggio della droga più che per la vendita diretta al dettaglio. Gli agenti sottolineano infatti come in quest’area siano più frequenti i ritrovamenti di sostanze rispetto agli arresti di spacciatori. I quantitativi recuperati, secondo quanto riferito dalla Squadra Mobile, si attestano generalmente nell’ordine di alcuni etti.
La vicinanza alla stazione ferroviaria rende i bastioni una zona particolarmente attenzionata, anche se la situazione risulta migliorata rispetto al passato. A incidere sono state importanti operazioni investigative che hanno smantellato reti attive negli edifici abbandonati e l’introduzione delle cosiddette “zone rosse”, che secondo i dati disponibili hanno contribuito alla diminuzione dei reati.
Il commissario capo della Squadra Mobile Edoardo Zagnoni ha spiegato che il monitoraggio delle aree cittadine è costante e riguarda diversi quartieri. Alcune zone che in passato erano considerate particolarmente critiche mostrano oggi segnali di miglioramento grazie agli interventi repressivi e ai servizi mirati predisposti dalle forze dell’ordine.
Tra queste rientrano l’area compresa tra via XX Settembre e via Cantarane, oltre alla zona di Porta Vescovo, via Fiumicello e via Barana. Anche il collegamento tra la stazione e via XX Settembre, conosciuto come “Buso del gato”, risulta oggi maggiormente sotto controllo.
Sul fronte delle sostanze, gli investigatori evidenziano una presenza significativa di cocaina ed eroina, mentre appare ridotto il mercato delle droghe sintetiche. A Verona non risultano sequestri o tracce di Fentanyl, mentre è diminuito anche il consumo di metadone rispetto al passato. Restano invece presenti alcuni farmaci utilizzati impropriamente, come il Rivotril, storicamente collegato al consumo da parte di alcune persone dipendenti da eroina.
La distribuzione dello spaccio varia anche in base ai quartieri. Borgo Trento viene descritto come una zona sostanzialmente tranquilla, con la sola area dell’Arsenale da tenere sotto osservazione soprattutto per fenomeni di consumo occasionale.
A Veronetta il mercato dell’hashish risulta maggiormente collegato a gruppi provenienti dal Maghreb, mentre lo scenario cambia spostandosi verso Golosine e Santa Lucia. In queste aree, dove è presente una consistente comunità nigeriana, gli investigatori segnalano una maggiore presenza di soggetti appartenenti alla stessa comunità coinvolti nello spaccio.
Secondo la Squadra Mobile, nelle zone di Porta Vescovo e Porto San Pancrazio la cocaina e l’eroina rappresentano le sostanze maggiormente diffuse, mentre nell’area tra Golosine e Santa Lucia prevalgono hashish e cannabis. Una differenziazione legata soprattutto alla domanda del mercato locale.
Anche il quartiere Stadio resta sotto osservazione, ma la situazione viene considerata più stabile dopo alcune operazioni che hanno interessato locali della zona successivamente chiusi. Gli episodi di spaccio contestati riguardano spesso persone già note alle forze dell’ordine e con precedenti specifici.
Sul fronte della criminalità organizzata, gli investigatori osservano inoltre un cambiamento del ruolo di alcuni gruppi: gli albanesi, secondo l’analisi della Squadra Mobile, sarebbero meno coinvolti nella vendita al dettaglio e maggiormente orientati ai canali di approvvigionamento, in particolare per alcune partite provenienti dall’area balcanica.
Il quadro complessivo restituisce quindi una realtà in continua trasformazione, nella quale le attività di prevenzione e contrasto puntano a intervenire sia sui luoghi dello spaccio sia sulle reti che gestiscono il rifornimento delle sostanze.
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