Fondazione Cariverona investe 2,5 milioni per l’agricoltura sostenibile

Il bando “Nutrire il cambiamento” sostiene progetti di rigenerazione dei territori, recupero delle aree inutilizzate e nuove opportunità per giovani agricoltori

Bruno Giordano

L’agricoltura come strumento di sviluppo economico, inclusione sociale e rigenerazione dei territori. È questo l’obiettivo di “Nutrire il cambiamento – Agricoltura sostenibile e rigenerazione locale”, il nuovo bando promosso da Fondazione Cariverona, che mette a disposizione 2,5 milioni di euro per sostenere iniziative innovative nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona.

Il progetto nasce dalla volontà di rafforzare il rapporto tra terra, comunità e territorio, favorendo un modello agricolo capace di produrre valore non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale e sociale.

Il bando punta sul recupero degli spazi inutilizzati, sulla tutela della biodiversità agricola e sulla creazione di nuove opportunità professionali, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

L’iniziativa considera infatti l’agricoltura una leva strategica per affrontare alcune delle principali sfide contemporanee: abbandono delle aree rurali, perdita delle colture tradizionali, necessità di pratiche produttive più sostenibili e bisogno di nuove forme di occupazione.

La terra come risorsa per il futuro dei territori

Il presidente di Fondazione Cariverona, Bruno Giordano, sottolinea come il ruolo dell’agricoltura vada oltre la semplice produzione alimentare.

“L’agricoltura non riguarda soltanto chi lavora la terra, ma rappresenta una sfida che coinvolge l’intera società” spiega Giordano.

Secondo il presidente della Fondazione, recuperare un terreno abbandonato, sostenere un giovane imprenditore agricolo o valorizzare una coltura locale significa creare nuove condizioni per permettere alle persone di rimanere nei propri territori e costruire percorsi di crescita.

L’obiettivo è trasformare aree oggi inutilizzate in luoghi capaci di generare economia, relazioni e nuove possibilità di sviluppo.

Il bando si inserisce quindi in una visione più ampia, nella quale l’agricoltura diventa un elemento di connessione tra ambiente, comunità e innovazione.

Due linee di intervento per sostenere progetti diversi

Il programma “Nutrire il cambiamento” è articolato in due misure principali, pensate per rispondere alle esigenze di territori con caratteristiche differenti.

La prima linea riguarda l’agricoltura urbana e periurbana, con l’obiettivo di recuperare aree abbandonate o sottoutilizzate e trasformarle in spazi produttivi, educativi e sociali.

I progetti finanziati potranno prevedere:

  • coltivazioni sostenibili;
  • valorizzazione delle produzioni locali;
  • percorsi di formazione;
  • attività di sensibilizzazione ambientale;
  • coinvolgimento diretto dei cittadini.

Per questa tipologia di interventi sono previsti contributi compresi tra 80 mila e 150 mila euro, con un obbligo di cofinanziamento minimo del 20%.

La seconda linea è invece dedicata alle aree interne e marginali, territori spesso colpiti da spopolamento e riduzione delle attività economiche.

In questo caso l’agricoltura viene considerata uno strumento concreto per creare nuove occasioni lavorative e favorire il ritorno o la permanenza dei giovani.

Sostegno ai giovani imprenditori agricoli under 40

Uno degli elementi centrali del bando riguarda il supporto alle nuove generazioni che scelgono di investire nel settore agricolo.

Saranno finanziati progetti rivolti a giovani imprenditori agricoli con meno di 40 anni, attraverso percorsi di formazione, accompagnamento e tutoraggio.

Il contributo previsto potrà raggiungere 50 mila euro e, per questa linea di intervento, non sarà necessario garantire un cofinanziamento.

Fondazione Cariverona punta così a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e a sostenere nuove competenze capaci di innovare il settore.

L’obiettivo non è soltanto creare nuove imprese, ma costruire condizioni favorevoli affinché i giovani possano sviluppare attività sostenibili e radicate nei territori.

Reti locali per creare progetti duraturi

Il bando privilegia iniziative costruite attraverso collaborazioni tra soggetti diversi. Fondazione Cariverona intende infatti sostenere progetti capaci di coinvolgere:

  • amministrazioni pubbliche;
  • enti del Terzo settore;
  • imprese agricole;
  • organizzazioni educative;
  • comunità locali.

La logica è quella della collaborazione territoriale, considerata fondamentale per trasformare singole idee in percorsi strutturati e capaci di generare risultati nel tempo.

“Le buone idee hanno bisogno di una rete per trasformarsi in opportunità concrete” sottolinea ancora Bruno Giordano.

“Solo mettendo insieme competenze e soggetti diversi è possibile trasformare un terreno in un progetto, un progetto in una filiera e una filiera in uno strumento di crescita economica e sociale”.

Come partecipare al bando

I progetti potranno avere una durata massima di 24 mesi e potranno essere presentati da enti pubblici e organizzazioni non profit con sede legale o operativa nelle province coinvolte.

Le candidature dovranno essere accompagnate da partenariati coerenti con gli obiettivi dell’iniziativa e dovranno dimostrare capacità di produrre benefici concreti per il territorio.

La presentazione delle domande sarà possibile esclusivamente online attraverso l’Area Riservata del sito di Fondazione Cariverona, utilizzando l’apposito modulo dedicato.

Il termine ultimo per l’invio delle candidature è fissato alle ore 13 di venerdì 25 settembre 2026.

Un nuovo modello di sviluppo sostenibile

Con “Nutrire il cambiamento”, Fondazione Cariverona punta a promuovere un modello nel quale la terra diventa una risorsa capace di generare innovazione, occupazione e inclusione.

L’agricoltura viene così interpretata come un motore di trasformazione dei territori, in grado di unire sostenibilità ambientale, crescita economica e benessere delle comunità locali.

Il bando rappresenta un investimento sul futuro delle aree coinvolte, con l’ambizione di creare filiere più forti, recuperare patrimoni agricoli dimenticati e offrire nuove prospettive a chi sceglie di costruire il proprio percorso professionale nel rapporto con la terra.

Redazione

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