Vino veronese, export in calo: rischio perdite fino a 1,3 miliardi

Uno studio dell’Università di Verona analizza gli effetti della frenata delle vendite estere sul territorio. La filiera chiede strategie comuni per affrontare il cambiamento

casse di vino

Il settore vitivinicolo veronese si trova davanti a una fase complessa legata alla contrazione dei mercati internazionali. Secondo uno studio realizzato dall’Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona, un calo del 5% dell’export di vino potrebbe generare un impatto economico negativo pari a 261 milioni di euro per Verona e provincia.

La stima rappresenta lo scenario meno critico tra quelli analizzati nella ricerca, che ha valutato diverse ipotesi di riduzione delle vendite estere. Nei casi più pesanti, il contraccolpo sull’economia provinciale potrebbe arrivare fino a 1,3 miliardi di euro all’anno, considerando gli effetti diretti e indiretti sull’intero sistema produttivo.

Lo studio è stato presentato durante il convegno “L’Economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”, organizzato nella sede della Camera di Commercio. La ricerca, curata da Francesco Pecci, ha evidenziato il forte legame tra il comparto vinicolo e l’economia locale, mostrando come le variazioni dell’export possano incidere sul prodotto interno lordo, sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali.

Il vino rappresenta infatti uno dei settori con maggiore valore aggiunto per il territorio veronese, rendendo l’economia locale particolarmente sensibile alle trasformazioni del mercato globale.

Durante l’incontro è emersa la necessità di affrontare le difficoltà del comparto attraverso una strategia condivisa tra imprese, istituzioni e organizzazioni di categoria. Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena, ha sottolineato come le criticità strutturali che interessano il settore a livello internazionale, nazionale e locale richiedano analisi approfondite e soluzioni capaci di proteggere uno dei comparti fondamentali dell’economia provinciale.

A delineare lo scenario internazionale è intervenuto Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino dell’Unione Italiana Vini, che ha ricordato come negli ultimi sei anni il consumo mondiale di vino abbia registrato una diminuzione del 16%.

La contrazione è legata a diversi fattori economici, sociali e demografici che stanno interessando soprattutto i mercati tradizionali. Secondo Flamini, il vino resta infatti un prodotto concentrato principalmente nei Paesi occidentali: l’86% dei consumi globali è distribuito tra Europa e Nord America, aree che stanno affrontando cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.

Nonostante le difficoltà, il settore guarda anche alle opportunità future. Le previsioni indicano una possibile crescita per le fasce più alte del mercato: mentre il segmento popular potrebbe registrare una riduzione media del 2% annuo, i prodotti super premium e ultra premium potrebbero aumentare di circa l’1% ogni anno nel prossimo triennio.

Un altro tema centrale riguarda il rapporto tra vino e nuove generazioni. Secondo Flamini, non sarebbe corretto affermare che i giovani non siano interessati al prodotto, ma sarebbe necessario individuare modalità di comunicazione più efficaci e vicine ai loro linguaggi.

Nel corso della tavola rotonda dedicata alle strategie per il futuro della filiera, diversi rappresentanti del settore hanno ribadito l’importanza di fare squadra. Pierluigi Guarise, amministratore delegato di Collis Veneto Wine, ha evidenziato la necessità di conoscere meglio i mercati emergenti e valorizzare il prodotto all’estero.

Roberta Corrà, direttrice generale del Gruppo Italiano Vini, ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di puntare maggiormente sulla qualità rispetto ai volumi. Sulla stessa linea Michele Tessari di Ca’ Rugate, che ha sottolineato il valore della collaborazione tra aziende.

Per gli operatori del settore, la capacità di creare una rete tra produttori, consorzi e istituzioni sarà determinante per affrontare le nuove sfide del mercato.

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, ha evidenziato il ruolo dei consorzi nel coordinamento della filiera, mentre Alessandro Rossi, national category manager wine di Partesa, ha posto l’accento sulla necessità di adottare un nuovo linguaggio per coinvolgere i consumatori più giovani.

Anche Paolo Artelio, vicepresidente amministratore Fipe e presidente Fipe Verona, ha rimarcato l’importanza di accompagnare il prodotto con una maggiore cultura del vino e consapevolezza nel consumo.

A chiudere il confronto è stato Alex Vantini, componente della Giunta della Camera di Commercio di Verona, secondo cui la collaborazione tra gli attori della filiera deve tradursi in un metodo concreto fatto di confronto e programmazione.

Redazione

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