Legnago, attivo il nuovo protocollo contro i colpi di calore nei pronto soccorso

Tre accessi registrati all’ospedale di Legnago: la ULSS 9 introduce procedure rapide per gestire le emergenze legate al caldo estremo

Ospedale di Legnago

L’ondata di caldo estremo che sta interessando il territorio veronese ha già avuto i primi effetti sui servizi sanitari locali. Nei giorni scorsi, infatti, sono stati tre i cittadini che si sono recati al Pronto Soccorso dell’ospedale di Legnago per sintomi riconducibili a colpi di calore e disidratazione.

Si tratta dei primi casi trattati secondo il nuovo protocollo operativo per le emergenze da ipertermia, messo a punto per garantire interventi più rapidi ed efficaci di fronte a una condizione clinica che può evolvere rapidamente in situazioni gravi o potenzialmente irreversibili.

Il nuovo protocollo per le emergenze da caldo

Il sistema è stato elaborato dall’équipe guidata dalla dottoressa Sabina Favaro, con il supporto del direttore dell’UOC Anestesia e Rianimazione, dottor Federico Girardini, e definisce in modo dettagliato le azioni da compiere nei primi minuti di presa in carico del paziente.

L’obiettivo è ridurre i tempi di intervento e migliorare la gestione clinica della sindrome da alterata termoregolazione corporea, una condizione che può compromettere rapidamente le funzioni vitali.

Tra le procedure previste rientrano:

  • misurazione precisa della temperatura corporea tramite termometro faringeo
  • utilizzo di una postazione dedicata con acqua fresca, soluzioni fisiologiche e reidratanti
  • raffreddamento immediato del paziente con spugnature fredde per riportare la temperatura sotto la soglia critica di 39°C

Questi passaggi sono stati studiati per essere eseguiti in sequenza rapida da medici, infermieri e operatori socio-sanitari, riducendo il rischio di complicanze.

Gestione clinica e ricovero dei pazienti

Nei casi più gravi, i pazienti colpiti da colpo di calore severo vengono trasferiti in Rianimazione, dove ricevono monitoraggio intensivo e supporto terapeutico avanzato.

Per le situazioni meno critiche, caratterizzate soprattutto da disidratazione importante, è previsto il ricovero in Osservazione Breve Intensiva (OBI), con controlli clinici ed ematochimici e terapia reidratante mirata.

Il protocollo rappresenta un modello organizzativo che, secondo la ULSS 9, sarà progressivamente esteso anche agli altri pronto soccorso della provincia, rafforzando la rete di risposta alle emergenze legate alle alte temperature.

L’impatto del caldo sugli ospedali della provincia

L’emergenza climatica sta già producendo effetti concreti anche in altre strutture sanitarie del territorio. Nelle ultime ore, i pronto soccorso di San Bonifacio e Villafranca hanno registrato ulteriori accessi legati al caldo.

A Villafranca si contano almeno sei lavoratori colpiti da sintomi da disidratazione e stress termico, mentre a San Bonifacio sono stati assistiti diversi pazienti anziani in condizioni di disidratazione.

Un segnale che conferma come le ondate di calore rappresentino un fattore di rischio crescente, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione e per chi svolge attività lavorative all’aperto.

Una risposta sanitaria più rapida ed efficiente

Secondo la direzione sanitaria dell’ULSS 9, il nuovo protocollo rappresenta un passo avanti importante nella gestione delle emergenze climatiche.

Il direttore generale Pietro Girardi ha sottolineato come la capacità di intervenire rapidamente non sia solo un’esigenza clinica, ma anche una scelta strategica per rendere il sistema sanitario più efficiente e vicino ai cittadini.

Anche il responsabile del pronto soccorso di Legnago ha evidenziato che le prime attivazioni del protocollo stanno già dimostrando la sua efficacia nel trattamento tempestivo dei pazienti colpiti dal caldo estremo.

Clima e sanità: una sfida sempre più attuale

L’introduzione di procedure dedicate ai colpi di calore si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’aumento delle temperature estive richiede nuove strategie di prevenzione e intervento sanitario.

L’obiettivo è ridurre i rischi per la popolazione, migliorare la capacità di risposta delle strutture ospedaliere e garantire una presa in carico più rapida nei momenti di emergenza.

Redazione

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