In Veneto il calendario scolastico 2026/2027 finisce al centro delle polemiche per un presunto “cortocircuito” tra la programmazione regionale e le scadenze fissate dal Ministero dell’Istruzione. La data di fine lezioni, stabilita al 12 giugno 2027, rischia infatti di scontrarsi con l’avvio degli esami di Stato, previsto appena quattro giorni dopo, il 16 giugno, creando una finestra temporale giudicata insufficiente per le operazioni preliminari.
La situazione ha spinto i dirigenti scolastici a intervenire formalmente. Attraverso Dirigentiscuola, è stata inviata una lettera alla Regione Veneto e all’Ufficio scolastico regionale per segnalare le criticità del calendario e chiedere una revisione urgente della delibera. Secondo il sindacato, non si tratterebbe di una semplice difficoltà organizzativa, ma di una vera e propria incompatibilità con le norme che regolano lo svolgimento degli esami.
Uno dei punti più delicati riguarda la gestione della scuola secondaria di primo grado. Le disposizioni ministeriali prevedono che tutte le operazioni dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo debbano terminare entro il 30 giugno. Con la fine delle lezioni fissata al 12 giugno, resterebbe poco più di due settimane per completare scrutini, prove e adempimenti burocratici. Una finestra già stretta che potrebbe ridursi ulteriormente in caso di elezioni amministrative, quando alcune scuole vengono utilizzate come seggi e perdono ulteriori giorni utili.
Ancora più complessa la situazione delle scuole superiori. L’ordinanza ministeriale ha stabilito che la prima prova scritta della maturità si terrà il 16 giugno 2027, mentre le commissioni d’esame si insedieranno il 14 giugno. Questo significa che, tra la fine delle lezioni e l’avvio delle procedure d’esame, resterebbero soltanto pochi giorni effettivi di lavoro.
Secondo i dirigenti scolastici, il problema principale riguarda proprio gli scrutini finali. In appena tre giorni, includendo un fine settimana, le scuole dovrebbero chiudere tutte le operazioni di valutazione di ogni classe. Una tempistica giudicata non sostenibile dal punto di vista organizzativo e amministrativo, soprattutto perché eventuali anticipi sugli scrutini richiederebbero deroghe formali e assumerebbero responsabilità dirette da parte dei dirigenti.
Nel documento inviato alla Regione si sottolinea come anticipare gli scrutini durante il periodo di lezione comporti un ulteriore problema: la necessità di un decreto motivato del dirigente scolastico, con conseguenze giuridiche non banali. Al contrario, il mancato anticipo rischierebbe di rendere impossibile la preparazione degli atti necessari all’insediamento delle commissioni d’esame nei tempi previsti.
La richiesta avanzata dai presidi è quindi chiara: rivedere con urgenza il calendario scolastico, anticipando la fine delle lezioni per evitare sovrapposizioni e garantire il corretto svolgimento degli esami di Stato. Una modifica che, secondo i dirigenti, non rappresenterebbe una scelta discrezionale ma una necessità dettata dal rispetto dei vincoli normativi.
La vicenda mette in evidenza un tema ricorrente nella gestione del sistema scolastico: il coordinamento tra livelli istituzionali diversi. Da un lato le Regioni, che definiscono il calendario delle attività didattiche, dall’altro il Ministero, che stabilisce le date degli esami. Quando le due pianificazioni non sono perfettamente allineate, l’impatto ricade direttamente sulle scuole, chiamate a gestire in tempi strettissimi procedure complesse e ad alta responsabilità.
In attesa di una risposta ufficiale, le scuole venete si trovano quindi a fare i conti con un calendario che, così com’è, rischia di trasformare la fine dell’anno scolastico in una corsa contro il tempo.
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