Verona, cresce la richiesta di aiuto: circa 400 donne l’anno contro la violenza

Telefono Rosa e Centro Petra registrano un aumento dei casi e dei percorsi di sostegno; in crescita anche gli uomini che accedono ai programmi di recupero

Violenza

A Verona aumenta il numero di donne che si rivolgono ai centri antiviolenza per chiedere aiuto. Tra Telefono Rosa e Centro Petra si stimano circa 400 casi l’anno, un dato in crescita rispetto ai periodi precedenti e che riflette una maggiore capacità di emersione del fenomeno e una rete di supporto più conosciuta e accessibile.

Al Telefono Rosa Verona, associazione di volontariato e centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione Veneto, dall’inizio del 2025 sono state 94 le donne prese in carico, contro le 65 dello stesso periodo del 2024. A fine 2025 le richieste di supporto tramite contatto telefonico sono state 134. Numeri che, secondo la presidente dell’associazione, l’avvocato Emilia Greco, indicano una tendenza in crescita e una maggiore consapevolezza nell’utilizzo dei servizi.

Greco sottolinea come il concetto di femminicidio non sia una distinzione giuridica “separata”, ma uno strumento per leggere una specifica dinamica di violenza. Il fenomeno viene descritto come l’esito di un percorso di sopraffazione e maltrattamenti che si sviluppa nel tempo, e non come un episodio isolato o improvviso. Una condizione che, secondo la presidente, riguarda donne che hanno subito vessazioni e angherie all’interno di relazioni affettive o familiari.

Accanto al lavoro del Telefono Rosa, anche il Centro antiviolenza Petra del Comune di Verona registra un incremento delle prese in carico. Nel 2025 le nuove utenti sono state 244, in leggero aumento rispetto all’anno precedente. I colloqui complessivi hanno raggiunto quota 2.193, rispetto ai 2.101 del 2024, segno di una domanda crescente di supporto psicologico, sociale e legale.

Il Centro Petra, acronimo di Pratiche Esperienze Teorie Relazioni Antiviolenza, offre servizi gratuiti e garantisce accesso riservato o anonimo, oltre a un’attività di formazione e sensibilizzazione sul territorio. Tra i servizi attivi figura anche uno Spazio Ascolto Uomini (Nav), dedicato agli autori di comportamenti violenti.

L’accesso a questo percorso avviene nella maggior parte dei casi su indicazione dell’autorità giudiziaria, in applicazione del cosiddetto Codice Rosso, mentre una quota minore di partecipanti aderisce volontariamente. Nel 2025 sono stati 45 gli uomini presi in carico fino a luglio, dopo i 68 dell’intero 2024. Il profilo medio è quello di uomini intorno ai 43 anni, spesso con occupazione, famiglia e istruzione secondaria.

Secondo gli operatori, l’aumento delle richieste di aiuto non è soltanto legato alla crescita dei casi, ma anche a una maggiore conoscenza dei servizi disponibili e a una progressiva riduzione delle barriere psicologiche che in passato ostacolavano la richiesta di supporto.

Il quadro che emerge evidenzia quindi un fenomeno complesso, in cui cresce sia la domanda di assistenza da parte delle donne vittime di violenza, sia il coinvolgimento in percorsi di recupero da parte degli uomini autori di comportamenti violenti, in un sistema che punta sempre più su prevenzione, ascolto e intervento multidisciplinare.

Redazione

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