Con il Dpcm del 10 giugno 2026, il Governo interviene in modo strutturale sul settore della mobilità, rimodulando il Fondo Automotive e destinando 1,343 miliardi di euro a misure di sostegno valide fino al 31 marzo 2030. L’obiettivo è accompagnare la transizione verso una mobilità più sostenibile, riducendo gli incentivi generalizzati e concentrando le risorse su filiera industriale, infrastrutture e categorie ritenute strategiche.
Il nuovo impianto normativo segna un cambio di approccio rispetto al passato: non più bonus diffusi senza distinzione, ma un sistema di agevolazioni mirato a sostenere innovazione, produzione e diffusione di tecnologie a basse emissioni. Le risorse includono anche fondi residui del 2025 e sono distribuite su più linee di intervento che coprono l’intero ecosistema automotive.
Una parte consistente del piano è destinata al rafforzamento della filiera industriale, con circa il 70% delle risorse indirizzate a imprese costruttrici e componentistica. Tra le misure principali figurano 631 milioni di euro per gli Accordi per l’Innovazione e 300 milioni per i mini contratti di sviluppo, strumenti pensati per sostenere ricerca, sviluppo e riconversione produttiva. I progetti dovranno concentrarsi su veicoli a basse emissioni, sistemi di propulsione innovativi e tecnologie avanzate per la mobilità connessa e intelligente.
Sul fronte degli incentivi diretti ai cittadini, una delle misure più rilevanti riguarda il bonus per le colonnine di ricarica domestiche, confermato fino al 2030. Il contributo copre l’80% della spesa, con un tetto massimo di 1.500 euro per i privati e fino a 8.000 euro per i condomini. La misura, finanziata con 68 milioni di euro complessivi, sarà regolata da successivi decreti attuativi che definiranno modalità e finestre di accesso.
Il piano interviene anche sul rinnovo dei veicoli commerciali delle PMI dell’autotrasporto, con uno stanziamento di 180 milioni di euro. Il cosiddetto “bonus furgoni” prevede contributi fino a 20.000 euro per mezzi elettrici e a idrogeno, subordinati in alcuni casi alla rottamazione di veicoli più inquinanti. L’agevolazione sarà riconosciuta come sconto in fattura e potrà essere applicata anche nei contratti di noleggio a lungo termine.
Tra le novità figura anche un pacchetto di incentivi per moto e quadricicli elettrici o ibridi, con contributi pari al 20% del prezzo d’acquisto (fino a 2.000 euro), che possono salire al 30% e fino a 3.000 euro in caso di rottamazione di veicoli Euro 3 o inferiori. A questi si aggiungono contributi per la conversione a Gpl e metano, destinati sia a privati che imprese.
Un elemento innovativo del Dpcm è l’introduzione, in via sperimentale, del noleggio sociale a lungo termine, pensato per facilitare l’accesso alla mobilità elettrica alle fasce economicamente più fragili. Il programma prevede formule agevolate per l’utilizzo di veicoli a basse emissioni senza obbligo di acquisto, con modalità operative che saranno definite nei prossimi provvedimenti.
Il piano dedica inoltre attenzione alla trasformazione industriale della filiera, includendo investimenti per progetti di ricerca e sviluppo su tecnologie strategiche, anche in ambiti con possibili applicazioni duali, come la mobilità avanzata e la difesa, purché coerenti con gli obiettivi di sostenibilità.
Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, la strategia punta a superare la logica degli incentivi generalisti per costruire un modello di sostegno più selettivo e orientato alla competitività industriale.
Il Dpcm Automotive rappresenta quindi un intervento di lungo periodo che accompagnerà il settore fino al 2030, con l’obiettivo di favorire la transizione ecologica, rafforzare la produzione nazionale e sostenere l’innovazione tecnologica lungo tutta la filiera.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.