Tentato omicidio ai Bastioni: un indagato parla, tre scelgono il silenzio

Quattro ventenni sotto accusa per il pestaggio di un 23enne veronese. Versioni divergenti davanti al gip e difese al lavoro sul riesame delle misure cautelari

Bastioni Via Faccio2

Si apre con posizioni divergenti il quadro investigativo sul presunto tentato omicidio avvenuto ai Bastioni il 20 gennaio dello scorso anno, che vede coinvolti quattro ventenni indagati per il violento pestaggio di un 23enne veronese, rimasto gravemente ferito e con una invalidità stimata del 46%.

Durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi davanti al gip Enrico Zuccon, uno degli indagati ha scelto di rispondere alle domande, mentre gli altri tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scelta che segna una prima frattura nel gruppo degli accusati, che secondo quanto riportato nell’ordinanza del giudice avrebbero inizialmente condiviso l’idea di mantenere una linea difensiva unitaria.

Il giovane che ha parlato ha negato con decisione ogni coinvolgimento nel pestaggio, sostenendo di non aver colpito la vittima e di non aver preso parte all’aggressione. Ha inoltre affermato di conoscere il 23enne e di considerarlo un amico, sollevando dubbi sulla logica dell’accusa: “Perché avrei dovuto pestarlo?” avrebbe dichiarato nel corso dell’interrogatorio.

Le versioni degli indagati risultano ora potenzialmente divergenti rispetto a quanto ricostruito dalla persona offesa e dagli inquirenti. La vittima ha infatti raccontato un’aggressione violenta subita nella zona dei Bastioni, che avrebbe portato a gravi conseguenze fisiche. Gli investigatori stanno confrontando le diverse ricostruzioni, considerate al momento incompatibili su diversi punti chiave.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza, gli stessi indagati avrebbero inizialmente dato per scontata una possibile responsabilità collettiva, ipotizzando una strategia comune basata su una versione concordata dei fatti. Tuttavia, con l’avvio delle fasi processuali, tale impostazione sembra essersi incrinata, aprendo a differenti linee difensive.

Sul piano legale, la difesa dei quattro ventenni è affidata agli avvocati Valentina Lombardo, Silvia Sanna, Erica Fortuna, Massimo Leva e Alessandro Comunale Butturini, che stanno lavorando all’acquisizione della documentazione e alla ricostruzione puntuale dell’accaduto. Le strategie difensive potrebbero ora concentrarsi anche sulle istanze di riesame delle misure cautelari, che prevedono per gli indagati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I termini per la presentazione scadono nei prossimi giorni.

La vicenda resta aperta e in fase di approfondimento, con versioni ancora distanti tra loro e un quadro probatorio che dovrà essere valutato nelle prossime fasi dell’indagine.

Redazione

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