Nel cuore di Verona, il cortile del Museo di Castelvecchio torna a essere un laboratorio a cielo aperto dove archeologia, ricerca e divulgazione si intrecciano.
Il progetto rappresenta un esempio significativo di archeologia urbana integrata in uno spazio museale, dove le attività di ricerca non si limitano alla sola indagine scientifica, ma diventano anche occasione di dialogo con il pubblico. Nel cortile del museo, gli archeologi stanno lavorando per riportare alla luce le strutture della chiesa e ricostruire la complessa topografia storica dell’area, con particolare attenzione alla fase medievale della città.
Uno degli obiettivi principali delle nuove campagne è l’ampliamento dell’area di scavo verso sud e verso ovest, con l’intento di individuare con maggiore precisione la navata principale della chiesa di San Martino in Aquaro e la sua prosecuzione verso la facciata originaria. All’interno di questo contesto, l’analisi stratigrafica assume un ruolo centrale, poiché consente di leggere le diverse fasi di utilizzo e trasformazione dell’edificio nel corso dei secoli.
Particolare attenzione è rivolta anche alle sepolture rinvenute nell’area della navata, elementi fondamentali per comprendere non solo la funzione religiosa del sito, ma anche le dinamiche sociali e culturali della Verona medievale. Ogni strato di terreno scavato contribuisce a ricostruire un mosaico storico sempre più definito, capace di raccontare la vita e le trasformazioni di un’area oggi inglobata nel tessuto urbano moderno.
La collaborazione tra istituzioni accademiche e amministrazione comunale si conferma un elemento strategico del progetto. Come sottolineato dall’assessora alla Cultura Marta Ugolini, lo scavo nel cortile museale rappresenta una sintesi tra conservazione, studio scientifico e comunicazione pubblica, permettendo ai visitatori di avvicinarsi direttamente al processo di ricerca archeologica e di comprenderne il valore.
Accanto all’attività sul campo, il progetto prevede anche un’intensa componente di divulgazione. I risultati delle ricerche e gli sviluppi delle campagne verranno infatti presentati in un incontro pubblico in programma martedì 23 giugno alle ore 17 presso la sala Galtarossa del Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle”. L’evento chiuderà la stagione delle conferenze dei Musei Civici e offrirà un aggiornamento dettagliato sugli scavi in corso.
All’incontro parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, tra cui Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, Fabio Saggioro ed Elisa Lerco dell’Università di Verona e Filippo Bricolo del Politecnico di Milano, a testimonianza della natura interdisciplinare del progetto.
Oltre all’ampliamento dell’area di scavo, le prossime attività si concentreranno anche sulla definizione dello stato di conservazione delle strutture ancora presenti. Questo lavoro permetterà di comprendere meglio le diverse fasi costruttive della chiesa e di raccogliere dati fondamentali per una futura valorizzazione del sito archeologico.
L’intero intervento si inserisce in un più ampio programma didattico e scientifico che mira a trasformare il patrimonio archeologico in una risorsa condivisa. L’obiettivo è quello di rafforzare il legame tra università, istituzioni e comunità locale, favorendo la diffusione della conoscenza e promuovendo una fruizione più consapevole del patrimonio storico cittadino.
In questo contesto, Castelvecchio non è solo un museo, ma anche un punto di osservazione privilegiato sulla storia della città. Gli scavi nella chiesa di San Martino in Aquaro rappresentano dunque un tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione urbana di Verona e per restituire visibilità a un patrimonio rimasto a lungo sepolto sotto le trasformazioni del tempo.
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