Case di comunità in Veneto, accordo con i medici di famiglia: il via dal 1° luglio

Regione e sindacati trovano l’intesa sul nuovo modello organizzativo: prevista la partecipazione volontaria dei medici e una copertura assistenziale estesa

Le Case di Comunità del Veneto si preparano a entrare nella fase operativa grazie all’accordo raggiunto tra Regione e medici di medicina generale. Dopo mesi di confronto, è stata definita l’organizzazione del personale sanitario che dovrà garantire il funzionamento delle nuove strutture territoriali finanziate dal Pnrr, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza vicino ai cittadini.

Le strutture previste dal piano regionale sono pronte ad accogliere i nuovi servizi: anche i quattro presidi in fase di completamento nell’area di Verona, su un totale di 20 strutture previste nel territorio provinciale, dovrebbero essere disponibili entro la fine del mese. Il termine indicato per la piena operatività delle Case di Comunità è fissato al 1° luglio.

Il punto decisivo della trattativa riguardava il coinvolgimento dei medici di famiglia, considerati una componente essenziale del nuovo sistema insieme a infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e personale amministrativo. La mancanza di un’intesa aveva infatti rappresentato uno degli ostacoli principali all’avvio del progetto di riorganizzazione della sanità territoriale.

L’accordo raggiunto tra la Regione Veneto e le organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale, tra cui Fimmg, definisce modalità di presenza, orari, ruolo professionale e trattamento economico. L’elemento centrale dell’intesa è il principio della volontarietà: ogni medico potrà scegliere la modalità con cui contribuire alle attività delle Case di Comunità.

Per i medici convenzionati con il sistema sanitario regionale e inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), la presenza nelle nuove strutture sarà garantita su base volontaria attraverso turnazioni. Questi professionisti assicureranno almeno quattro ore settimanali nelle Case di Comunità, dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, mantenendo anche l’attività di continuità assistenziale.

Un secondo modello riguarda i medici che opereranno esclusivamente nelle nuove strutture territoriali: per loro è previsto un impegno fino a 38 ore settimanali, con copertura soprattutto delle fasce notturne e dei fine settimana. Questa organizzazione permetterà di garantire una presenza più ampia e continuativa dei servizi sanitari.

È prevista anche una terza possibilità per i medici che non raggiungono il numero massimo di assistiti previsto dalla convenzione. Questi professionisti potranno integrare la propria attività lavorando nelle Case di Comunità con un impegno orario, senza superare il limite massimo delle 38 ore settimanali.

Tutti i profili potranno inoltre svolgere ulteriori attività aggiuntive, comprese tra 6 e 10 ore settimanali, coordinate attraverso il numero 116.117 dedicato all’assistenza sanitaria non urgente. Il servizio potrà essere utilizzato, ad esempio, per supportare cittadini fuori sede, persone senza medico assegnato o per esigenze legate alla gestione delle prescrizioni.

Il compenso previsto per l’attività svolta nelle Case di Comunità sarà di 60 euro lordi all’ora, senza differenze tra i diversi modelli organizzativi. L’intesa punta quindi a creare una rete assistenziale più flessibile, capace di rispondere alle necessità quotidiane della popolazione.

L’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa ha definito l’accordo un passaggio fondamentale per rendere concreto il progetto delle Case di Comunità. Secondo la Regione, le nuove strutture dovranno diventare punti di riferimento per intercettare i bisogni sanitari prima che si trasformino in situazioni di emergenza, contribuendo anche a ridurre gli accessi non necessari ai pronto soccorso.

Il nuovo modello Veneto punta a rafforzare la medicina territoriale, con particolare attenzione ai cittadini fragili e ai pazienti con patologie croniche. La collaborazione tra medici di famiglia e strutture territoriali rappresenta il fulcro della riforma, con l’obiettivo di rendere l’assistenza sanitaria più vicina e accessibile.

Redazione

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