Ospedale della Donna e del Bambino, il rilancio punta a un hub nazionale

Verona avvia un piano con 32 interventi entro il 2026: nuovi spazi, tecnologie avanzate e un modello di cura centrato su bambini e famiglie

Ospedale della donna e del bambino di Verona

L’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona si prepara a una trasformazione strategica con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento nazionale per la salute materno-infantile. Il direttore generale Paolo Petralia ha approvato il “Piano operativo di potenziamento e rilancio”, indicato come “Progetto bandiera” dell’azienda sanitaria, che prevede 32 azioni concrete da realizzare entro dicembre 2026.

Il programma si sviluppa lungo quattro direttrici principali: interventi strutturali, innovazione tecnologica, nuovi modelli organizzativi e umanizzazione dell’assistenza. La prospettiva indicata dalla direzione è quella di superare il concetto di struttura isolata, trasformando l’ospedale in un centro integrato capace di coordinare la rete provinciale e diffondere competenze specialistiche anche a livello nazionale.

Per volumi di attività e complessità dei casi trattati, l’Ospedale della Donna e del Bambino rientra già tra i primi dieci centri pediatrici italiani. All’interno della struttura sono presenti 11 sale parto, dove ogni anno vengono alla luce circa 2.500 bambini, un numero equivalente a quello complessivo degli altri punti nascita presenti nella provincia di Verona.

Uno degli aspetti più evidenti del progetto riguarderà il rinnovamento degli spazi. La Terapia Intensiva Neonatale verrà trasferita dal Polo Confortini all’interno dell’edificio dell’ODB, creando una maggiore continuità tra i diversi percorsi dedicati ai neonati. L’intervento permetterà di avvicinare i reparti e rendere più efficiente la gestione dei piccoli pazienti che necessitano di cure specialistiche.

Il piano prevede anche la realizzazione di un unico punto di accoglienza per ciascuno dei due padiglioni, il 29 e il 30, con l’obiettivo di rendere più semplice l’orientamento di famiglie e utenti. Saranno inoltre sviluppati percorsi specifici per le gravidanze a basso rischio ostetrico e verranno rivisti gli spazi destinati all’accoglienza, compresa la segnaletica interna.

Grande attenzione sarà dedicata all’innovazione. Telemedicina, robotica e intelligenza artificiale entreranno sempre più nei percorsi clinici dell’ospedale. La piattaforma regionale di telemedicina verrà utilizzata per seguire a distanza i pazienti pediatrici cronici e per favorire il teleconsulto tra reparti ad alta intensità assistenziale, come Terapia intensiva neonatale, Terapia intensiva pediatrica e Pronto soccorso pediatrico.

Tra gli interventi previsti figurano anche il potenziamento della chirurgia robotica pediatrica e della chirurgia mininvasiva ginecologica. Sarà inoltre consolidato il sistema di monitoraggio video-EEG a distanza attivo 24 ore su 24 tra Neuropsichiatria infantile e reparti di emergenza. Nel settore del diabete pediatrico verranno introdotti strumenti basati su algoritmi di intelligenza artificiale per supportare diagnosi e gestione clinica.

Sul fronte organizzativo, il nuovo assetto punta a rafforzare il ruolo dell’ODB nella rete sanitaria regionale. L’ospedale ambisce a diventare un riferimento per il Triveneto nella diagnostica e nella chirurgia fetale, oltre che nella gestione delle gravidanze ad alto rischio.

Il progetto prevede anche una collaborazione più strutturata con i pediatri di libera scelta e con l’Ulss 9 Scaligera, attraverso percorsi condivisi tra ospedale e territorio. Un elemento innovativo sarà rappresentato dal modello di “transitional care”, dedicato ad accompagnare i pazienti con patologie croniche o complesse nel passaggio dall’età pediatrica a quella adulta.

Un capitolo importante riguarda il rapporto con le famiglie. Il piano introduce il modello della Family-Centered Care, una filosofia assistenziale che considera la famiglia parte integrante del percorso di cura. I caregiver saranno coinvolti nella formazione necessaria per gestire situazioni complesse anche a domicilio, mentre le cure palliative pediatriche verranno integrate precocemente nei percorsi dedicati ai casi più delicati.

Saranno inoltre sviluppati i cosiddetti Percorsi Rosa per facilitare l’accesso ai servizi da parte delle persone fragili, anche attraverso soluzioni dedicate come navette e accordi per agevolare la mobilità e il parcheggio.

Il piano nasce da un percorso partecipativo avviato il 14 aprile, che ha coinvolto i responsabili delle unità operative dell’ospedale. Attraverso un’analisi SWOT e una raccolta di dati interna sono state individuate le priorità, organizzando le 32 azioni previste con responsabili dedicati e tempi di realizzazione definiti.

Alla presentazione del progetto hanno partecipato rappresentanti della sanità regionale, dell’Università di Verona e dell’Ulss 9 Scaligera. La rettrice dell’Università di Verona Chiara Leardini ha sottolineato il valore dell’integrazione tra ricerca, assistenza e formazione, evidenziando come il nuovo modello punti a una presa in carico più personalizzata e attenta non solo al bambino, ma all’intero nucleo familiare.

Redazione

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