Montorio, polemiche sul carcere: detenuto morto di tumore e caso tubercolosi

L’associazione Liberi Liberi Art.27 denuncia criticità sanitarie nella casa circondariale di Verona e chiede chiarimenti sulle due vicende

Montorio

Torna al centro dell’attenzione la situazione della casa circondariale di Montorio, a Verona, dopo la denuncia pubblica avanzata dall’associazione Liberi Liberi Art.27, che ha portato all’attenzione due episodi riguardanti altrettanti detenuti. Le vicende, una legata al decesso di un uomo malato terminale e l’altra al ricovero di un detenuto affetto da tubercolosi, hanno riacceso il dibattito sulle condizioni sanitarie all’interno dell’istituto penitenziario.

Il primo caso riguarda un cittadino tunisino di 40 anni, detenuto nel carcere veronese e colpito da una grave forma tumorale in fase avanzata. Secondo quanto riferito dall’associazione, i medici avrebbero indicato una prognosi estremamente limitata e il detenuto, assistito dal proprio legale, avrebbe presentato istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere una misura alternativa alla detenzione, chiedendo la sospensione della pena o la detenzione domiciliare.

La richiesta, stando alla ricostruzione dell’associazione, non avrebbe ricevuto risposta prima del decesso dell’uomo, avvenuto nei giorni scorsi all’interno della Seconda Sezione della struttura penitenziaria. La vicenda ha sollevato interrogativi sulle tempistiche delle procedure e sull’assistenza garantita ai detenuti affetti da patologie particolarmente gravi.

Parallelamente è stato segnalato un secondo episodio che coinvolge un detenuto senegalese di 70 anni. L’uomo sarebbe stato trasferito in ospedale il 13 maggio scorso e sottoposto a isolamento sanitario dopo la diagnosi di tubercolosi. Tuttavia, secondo quanto denunciato, i familiari e il difensore sarebbero stati informati della situazione soltanto diverse settimane dopo il ricovero.

Il ritardo nella comunicazione avrebbe generato preoccupazione tra i parenti del detenuto, che avrebbero appreso delle sue condizioni soltanto alla fine del mese. Il legale ha sottolineato come, a suo giudizio, la gestione della vicenda avrebbe potuto seguire modalità differenti, evidenziando l’importanza di informare tempestivamente i familiari anche per ragioni legate alla tutela sanitaria.

Le due situazioni sono state portate all’attenzione pubblica dall’associazione Liberi Liberi Art.27, che da anni si occupa della tutela dei diritti delle persone detenute. L’organizzazione ha ribadito la necessità di garantire il rispetto dei diritti fondamentali anche all’interno degli istituti penitenziari, ricordando come la detenzione non debba tradursi nella limitazione dell’accesso alle cure o all’assistenza sanitaria.

Particolarmente critico il commento del presidente dell’associazione, Michele Nardi, che ha chiesto chiarimenti sulle modalità di gestione dei due casi e ha sollecitato una riflessione più ampia sul rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento per le persone ristrette in carcere.

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che ha definito la situazione emersa a Montorio come estremamente preoccupante. Secondo l’esponente politica, gli episodi segnalati evidenzierebbero problematiche sanitarie che richiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni competenti.

Bigon ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare i servizi sanitari negli istituti di pena, sottolineando come il diritto alla salute debba essere garantito indipendentemente dalla condizione detentiva. Tra le criticità indicate figurano la carenza di personale medico e psicologico e la necessità di maggiori risorse per l’assistenza sanitaria penitenziaria.

Le vicende emerse nelle ultime ore hanno riportato al centro del confronto pubblico il tema delle condizioni di salute nelle carceri italiane e dell’accesso alle cure per i detenuti più fragili. Mentre si attendono eventuali chiarimenti da parte delle autorità competenti, il caso di Montorio continua ad alimentare il dibattito sulla tutela dei diritti fondamentali all’interno del sistema penitenziario.

Redazione

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