I vini veronesi mostrano una resilienza particolare in un mercato nazionale segnato dalla contrazione dei consumi e dall’erosione del potere d’acquisto dei consumatori. Secondo l’analisi dell’Osservatorio vino Uiv, basata su dati Iwsr e Nielsen-Iq, la capacità dei produttori di modulare il rapporto qualità-prezzo rappresenta un vantaggio strategico, soprattutto nei canali nazionali come la Gdo.
L’Amarone rimane il vino veronese più conosciuto in Italia, con il 60% dei consumatori che ne riconosce il nome. Seguono Valpolicella e Ripasso (42%), mentre il Lugana è la denominazione più popolare tra i giovani under 28. Bardolino, Soave e Amarone sono più noti tra gli over 60, mentre Valpolicella e Ripasso attirano principalmente la fascia dei Millennials (30-45 anni).
La ricerca evidenzia dinamiche interessanti sul fronte dei prezzi: per ogni punto di sconto sull’Amarone, le vendite crescono dell’8%. Anche Valpolicella, Soave e Custoza reagiscono positivamente alle riduzioni di prezzo. Al contrario, Ripasso e Lugana registrano volumi stabili, indipendentemente dagli scostamenti di prezzo.
I consumatori dei vini Dop veronesi hanno generalmente un reddito medio-alto, oltre i 50mila euro annui, con picchi per il Lugana tra chi supera i 75mila euro. Geograficamente, il Nordest resta il mercato principale, con significativi sconfinamenti nel Nordovest per Lugana e Garda.
Il tema del posizionamento e della moderazione produttiva è centrale. Come sottolinea Paolo Castelletti, segretario generale Uiv, in una fase di tensione dei consumi globali è fondamentale mantenere il giusto equilibrio tra qualità, prezzo e filiera produttiva, evitando la svalutazione dei brand più noti. Il fenomeno è visibile soprattutto per l’Amarone, che negli ultimi tre anni ha aumentato la propria quota di mercato nel canale discount dal 14% al 21%, una crescita superiore rispetto ad altri vini pregiati come Brunello di Montalcino, Barbaresco e Barolo.
Il convegno promosso dall’Unione italiana vini, intitolato “Soave e Valpolicella tra identità e nuove sfide”, sarà l’occasione per approfondire queste dinamiche, con interventi di Igor Gladich e Matteo Tedeschi, direttori dei rispettivi consorzi di tutela, e le relazioni di Carlo Flamini dell’Osservatorio Uiv. La manifestazione evidenzia come l’equilibrio tra tradizione, riconoscibilità e adattamento ai mercati sia la strategia chiave per garantire la crescita futura dei vini veronesi.
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